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merendine al... veleno

Atella sedotta e abbandonata
la Vicenzi apre altrove la fabbrica

Il gruppo veneto investe. ma non qui. Oltre cento lucani a luglio senza ammortizzatori sociali

azienda merendine Atella

di FRANCESCO RUSSO

ATELLA - Gli ex lavoratori dello stabilimento di prodotti da forno della Valle di Vitalba di Atella alla fine di luglio rimarranno senza alcun reddito e senza nemmeno la possibilità di usufruire di ammortizzatori sociali. Buona parte di loro, in realtà, è in questa condizione già dalla metà dello scorso anno. Oltre cento persone si apprestano a diventare un problema sociale, anche perché si parla di lavoratori che si avvicinano o che hanno superato i cinquant’anni. Si apprende, nel frattempo, che la Vicenzi - storico gruppo dolciario del Nord Est italiano - ha completato il piano di rilancio, si è vista crescere il fatturato e si appresta ad aprire uno stabilimento nuovo di zecca. Notizia, quest’ultima, che ha lasciato tanto amaro in bocca fra i disoccupati della fabbrica dell’area Nord lucana, illusi non molti anni fa proprio dal gruppo dolciario, che era arrivato in Basilicata,rilevando lo stabilimento della ex Parmalat di Atella ed annunciando piani di rilancio ed investimenti. Dell’esperienza lucana, in realtà, gli imprenditori veneti hanno conservato soltanto le quattro linee produttive, prelevate dall’impianto della Valle di Vitalba di Atella e trasferite in altre fabbriche del gruppo.

«La prima sensazione, ovviamente - dice Michele Cutolo, uno degli ex dipendenti della fabbrica di prodotti da forno di Atella - è che la Vicenzi avrebbe potuto benissimo rimanere nella nostra terra e continuare le proprie produzioni nel nostro stabilimento, perché era tecnologicamente era avanzato. Avevamo ben quattro linee che funzionavano benissimo: si poteva continuare ad investire in Basilicata. Adesso, purtroppo, la situazione è cambiata: le quattro linee se le sono portate via, lo stabilimento è in condizioni pietose. Quell’impianto è destinato a scomparire. La politica ora dovrebbe fare la sua parte».

«Da luglio dello scorso anno - racconta un altro ex lavoratore di Atella - molto di noi sono senza alcun sussidio. Altri, una cinquantina ancora, percepiranno l’assegno di mobilità fino al 27 luglio. Dal giorno successivo, tutti gli ex lavoratori della fabbrica di Atella saranno senza alcuna retribuzione e senza alcuna prospettiva di trovare una nuova occupazione. Il problema - aggiunge - è che ormai siamo tutti intorno ai cinquant’anni di età: dove lo troviamo, ora, un nuovo lavoro? Speriamo, nel frattempo, che la Regione riesca a farci rientrare nel reddito minimo di inserimento. Si tratterebbe soltanto di un intervento tampone, una soluzione non definitiva per tanti poveri cristi, che non sanno più come fare: ma meglio di niente».
L’ipotesi di far rientrare gli ex dipendenti dello stabilimento di Atella fra i beneficiari del reddito minimo di inserimento, in realtà, non sembra essere praticabile. Lo spiegano le stesse organizzazioni di categoria, sottolineando il fatto «che i lavoratori, usufruendo della mobilità hanno finora percepito un reddito e quindi non hanno i requisiti per rientrare tra i beneficiari della misura. Sono voci, che si alimentano purtroppo fra persone che non hanno quasi nulla a cui appigliarsi». Agli ex lavoratori della fabbrica della Valle di Vitalba, quindi, non resta che sperare in un miracolo, dopo anni di illusioni.

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