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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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La pianista Beatrice Rana
brilla anche negli Usa

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Livio Costarella

«Negli Stati Uniti Beatrice Rana non ha ancora acquisito la reputazione di altri giovani pianisti. Dovrebbe, e lo farà, perché ciò che dimostra qui è di suonare con una sensibilità, sofisticazione e controllo soprannaturali, insieme a un tocco che ha qualcosa di magico, quando il tema di Bach ritorna alla fine». Il giudizio che David Allen, sul New York Times, ha dato qualche settimana fa della straordinaria incisione delle Variazioni Goldberg di Bach per Warner Classics non lascia spazio ad ulteriori interpretazioni. Il cd della pianista salentina Beatrice Rana, pubblicato nel 2017, è rientrato tra i migliori 25 dischi di classica dell’anno scorso, decretati dal New York Times: Beatrice è la sola italiana, insieme a Riccardo Muti, nonché unica pianista, con Daniil Trifonov e Leif Ove Andsnes.

Non solo: il disco è entrato come primo in classifica in Italia e all’estero e ha ricevuto numerosi altri elogi dalla stampa internazionale: il Sunday Times l’ha definito «una lettura sommamente intelligente», e Beatrice ha vinto anche il prestigioso «Gramophone Award» come Young Artist of the Year. E le Goldberg, punto d’arrivo di ogni pianista che si rispetti (la sua interpretazione entra nel ristretto gruppo delle migliori in assoluto, insieme a quelle di Gould, Schiff e Sokolov), sono state già suonate in sale come la Wigmore Hall di Londra, il Théâtre des Champs-Elysées di Parigi, la Konzerthaus di Berlino, il Festival di Aix-en-Provence, la Toppan Hall di Tokyo, San Francisco Performances, i Flagey di Bruxelles, Ferrara Musica e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Proprio per la stagione di Santa Cecilia Beatrice ha suonato due giorni fa, nell’ennesimo e acclamato concerto, con la direzione di Pappano e la Sinfonia n. 2 di Bernstein, The Age of Anxiety.

Nessuna ansietà, però, sembra attraversare la sua carriera internazionale: a 25 anni ha un’agenda ormai strapiena, con i più grandi teatri sempre pronti a contendersela. Tra febbraio e marzo è attesa a Bilbao, Parma, Helsinki, Abu Dhabi e Colonia, per poi tornare nella sua amata Puglia per il recital al Petruzzelli di Bari, il 21 marzo, con un programma da brividi: Blumenstück Op. 19 e Studi Sinfonici di Schumann, Miroirs di Ravel e L’uccello di fuoco di Stravinsky nella trascrizione di Guido Agosti.

Beatrice, che adesso risiede a Roma, è uno dei migliori vanti artistici della Puglia nel mondo: nata a Copertino (Lecce) da una famiglia di musicisti (genitori entrambi pianisti, la sorella Ludovica è violoncellista, anche lei di talento), ha iniziato a studiare pianoforte a quattro anni ed ha debuttato in orchestra a nove. Ha studiato con Benedetto Lupo (altro pugliese in carriera), il suo mentore di sempre, al Conservatorio di Monopoli, per poi perfezionarsi alla Hochschule für Musik di Hannover con Arie Vardi. Bambina prodigio, vincitrice di innumerevoli concorsi pianistici, a 18 anni ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale di Montreal; ma è nel 2013 che la sua carriera è definitivamente decollata, con la Medaglia d’Argento e il Premio del Pubblico al Concorso Pianistico Internazionale Van Cliburn, in Texas.

«Con la sua musica sono sempre stata a mio agio, sin da piccola: sublime e complicata, una straordinaria sintesi di particolare e universale», spiega Beatrice. Non è un caso: il suo è un pianismo di grande virtuosismo, ma capace di entrare in profondità nel senso più intimo della costruzione musicale, di dosare ogni sonorità e di trasmettere la sua infinita anima artistica.

Appena può, torna nella sua terra, alla quale non smette di essere grata. L’anno scorso ha fondato anche un festival internazionale di musica da camera da direttrice artistica - «Classiche Forme» - nel piccolo comune di Spongano, in provincia di Lecce. Molto presente sui social, nei quali documenta gran parte dei suoi concerti con foto esclusive, si definisce, con felice espressione, «pianista di notte, giramondo di giorno, sognatrice tutto il tempo».

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