Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 19:31

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prete a cinque cerchi

Un sacerdote di Tricase
alle Olimpiadi in Corea

È don Gionatan De Marco, cappellano della spedizione italiana

don Gionatan De Marco

don Gionatan De Marco

di ANTONIO ANDREA CIARDO

TRICASE - Un tricasino doc ai Giochi olimpici di Pyeongchang in Corea del Sud. È don Gionatan De Marco, 36 anni, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Cei-Conferenza Episcfopale Italiana, e, soprattutto, direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi di Ugento-S.Maria di Leuca e ideatore e organizzatore dell’evento internazionale #cartadileuca, esperienza che vede giovani dei Paesi del Mediterraneo dialogare e sperimentare la fraternità e la convivialità.

Don Gionatan De Marco è il nuovo cappellano della spedizione italiana alle Olimpiadi: è succeduto a don Mario Lusek.

«Stuzzico negli atleti la nostalgia di Dio. Certo speriamo nelle medaglie, ma vincano gli abbracci», la prima entusiastica dichiarazione di don Gionatan in diretta dal villaggio olimpico. E a proposito del suo primo impatto con i Giochi, don Gionatan ha sottolineato che «il contatto d’esordio è stato molto positivo, caratterizzato dal desiderio di instaurare rapporti di amicizia autentica. In fondo, l’amicizia qui è l’unico luogo dove far cadere il seme del Vangelo».

La giornata del sacerdote tricasino comincia con l’invio a tutto il Team Italia e a tutti coloro che lavorano a Casa Italia del messaggio su Whatsapp con “#laParoladelgiorno”: «Prendo una frase della Parola di Dio del giorno e la faccio diventare messaggio per la vita e per la speranza dei miei amici in questa avventura coreana. Durante la giornata mi divido tra un villaggio e l’altro per incontrare gli atleti e consegnare quello che io chiamo “il mio pizzino”, un foglio su cui racconto il mio desiderio di incontrare gli atleti in qualche modo, così come loro preferiscono: il messaggio quotidiano, un incontro personale, la Messa la domenica».

Parlando del rapporto tra fede e sport, don Gionatan sottolinea che “la fede e lo sport hanno molte cose in comune: il coraggio, l’allenamento, l’allegria, l’altruismo e la fantasia di trovare il proprio modo di esprimere la bellezza che ognuno porta con sé”.

E riguardo alla esperienza dei giochi che vorrebbe vivere, il cappellano della spedizione azzurra dichiara di aspettarsi «una rassegna dove prima del medagliere si riempia l’"abbracciere”. Devo dire che la cosa più bella di chi vive l’esperienza olimpica è proprio questa: vedere concretamente l’abbraccio tra i popoli. È bellissimo, ma non so per quanti sia la cosa più importante». Poi ritorna ad essere italiano ed afferma: «Mi auguro di vedere tante medaglie colorate di azzurro».

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