Martedì 11 Agosto 2020 | 14:45

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trasporti

I treni della Basilicata
sono i più vecchi d'Italia

Un focus sulle ferrovie lucane. I dati di «Pendolaria», report annuale di Legambiente

stazione a Potenza treni

di PIERO MIOLLA

La Basilicata vanta il primato dei treni con l’età media più alta d’Italia: in regione, infatti, il cosiddetto materiale rotabile ha mediamente 21,4 anni e, nonostante un calo sensibile (nel 2016 era superiore a 23) continuano a circolare convogli con carrozze vetuste, porte guaste e senza aria condizionata, mentre il 63,9% della flotta ha oltre 15 anni di età. I dati sono quelli di «Pendolaria 2017», il consueto report di Legambiente che, tutti gli anni, in coincidenza con l’entrata in vigore dell’orario invernale, monitora lo stato del trasporto ferroviario italiano. Che in Basilicata viaggiare in treno sia tutt’altro che semplice, del resto, lo confermano altri dati. In primis quelli dei ritardi quotidiani, soprattutto degli Intercity che transitano sulla linea Taranto-Potenza-Roma e viceversa, ma anche l’inserimento tra le 10 linee peggiori del Paese della Taranto-Reggio Calabria, che, come è noto, attraversa il Metapontino. Anche in questo caso, infatti, «Pendolaria 2017» attesta una situazione particolarmente grave. La Basilicata brilla (si fa per dire) anche per i tagli ai servizi, che secondo «Pendolaria 2017» nel periodo 2010-2017 hanno subito un calo del 18,9%: un dato, questo, che ci colloca al secondo posto: solo la Calabria ha fatto «meglio», tagliando, nel periodo citato, addirittura il 26,4% dei servizi. Fortunatamente, il rapporto di Legambiente dà atto che in Basilicata tra il 2010 e il 2017 non ci sono stati aumenti delle tariffe. Tornando alla situazione generale del trasporto che riguarda i pendolari, va ricordato che nel nuovo contratto di servizio firmato dalla Regione Basilicata con Trenitalia sono previsti altri 2 treni Swing per il 2018 ed uno per il 2019: l’età media, dunque, dovrebbe abbassarsi a breve.

Il problema, però, è generale e riguarda tutto il trasporto ferroviario italiano, che conta treni troppo vecchi, lenti e lontani dagli standard europei di frequenza delle corse. In Italia, infatti, sono 3.001 i treni in servizio nelle regioni: l’età media dei convogli in circolazione, pur scendendo, è di 16,8 anni: solo due anni fa la media era 18,6, ma il miglioramento è avvenuto solo in alcune regioni (Lazio, Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Abruzzo e Puglia). «Pendolaria 2017», inoltre, segnala come le dismissioni stiano portando a risultati positivi, con «solo» il 41,7% di treni con più di 15 anni di vita (lo scorso anno erano il 69%). Altro fattore sempre più evidente ed immancabile, è quello della differenza marcata tra la qualità tra i treni che circolano nel centro-nord e quelli del sud. Non a caso, sono le regioni meridionali (Basilicata in testa, come detto) che si posizionano quasi tutte ai vertici di questa speciale classifica.
Il motivo? Secondo «Pendolaria 2017» la ragione «sta nel fatto che l’acquisto di nuovi treni è stato garantito in questi anni da acquisti diretti da parte delle Regioni o dai contratti con Trenitalia, e ha visto meno investimenti proprio nelle regioni del Sud». Un esempio su tutti è quello della linea Jonica, che vede transitare ogni giorno pochissimi convogli e sempre più obsoleti. L’Italia a due velocità, dunque, non è solo un modo di dire, ma, purtroppo, anche di essere.

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