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Il patron del Bari

Giancaspro su inchiesta Procura
«Accuse estorsione farneticanti»

La replica del vertice del club biancorosso sulle presunta estorsione contrattuale sulla scalata al Bari dopo la denuncia di Paparesta

Giancaspro su inchiesta Procura«Accuse estorsione farneticanti»

Le accuse di usura sono "farneticazioni» e quella di estorsione contrattuale è "assurda": così il presidente del Fc Bari 1908 spa, Cosmo Giancaspro, commenta in una nota l’apertura dell’inchiesta da parte della Procura di Bari sulle modalità di acquisizione della società dopo la denuncia sporta dal suo predecessore, Gianluca Paparesta.

Riferendosi a quest’ultimo, Giancaspro esprime «sconcerto per come l’autore di tali incredibili accuse possa ancora godere di minima credibilità, nonostante le azioni di cui si è reso protagonista in qualità di azionista ed amministratore della società. Lascia in particolare allibiti - prosegue il presidente - l’impudenza con cui lo stesso autore della denuncia abbia formulato accuse di gravi reati pur avendo, fin dai primi atti negoziali sottoscritti a dicembre 2015, ingannevolmente fornito dati ed elementi inesatti in ordine alla situazione della società, restando poi inadempiente a tutti gli obblighi assunti».

Entrando nel dettaglio delle accuse, per Giancaspro quelle di usura sarebbero «farneticazioni» perché si tratterebbe di «finanziamenti erogati da un azionista di minoranza a favore della società, senza la pattuizione di interessi ed addirittura senza l’indicazione del termine di restituzione, a prescindere dalla loro intrinseca postergazione». E l’accusa di estorsione contrattuale è "assurda» perché relativa ad «una operazione di aumento di capitale ideata, voluta e deliberata dallo stesso azionista/amministratore che formula tali accuse, con il voto contrario dell’azionista accusato».

Nella nota Giancaspro ricorda inoltre che Paparesta, presidente del tempo, «ha preteso la liberazione da ingenti debiti personali (pari ad oltre un milione e mezzo di euro) quale condizione per consentire la verbalizzazione assembleare della regolare esecuzione dell’operazione da lui stesso voluta», e contesta la presenza di accordi concernenti «il pagamento di debiti pregressi» della società, «trattandosi soltanto di pretese avanzate per meri interessi personali in una situazione di totale invalidità negoziale».

Al di là dell’inchiesta giudiziaria, Giancaspro conferma comunque il «fermo intendimento di perseguire, da oggi con ancora maggiore forza e dedizione, tutti gli obiettivi di rafforzamento tecnico e societario».

Tuttavia, nei confronti di Giancaspro vi è un'altra inchiesta parallela, avviata dalla procura di Trani, e culminata nei giorni scorsi con alcune perquisizioni - fatte anche nella sede di Fc Bari - che vedrebbero il patron biancorosso indagato in quaunto accusato di riciclaggio per aver utilizzato 600mila euro dei proventi del crac dell'impresa Ciccolella per acquisire le quote della società biancorossa consentendogli così la scalata.

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