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Ilva, Comune e Regione:
«Nessuno ci convoca»

Ilva, Comune e Regione:«Nessuno ci convoca»

di Giacomo Rizzo

TARANTO - Nessuna telefonata, nessun tweet, nessun nuovo carteggio. Regione Puglia e Comune di Taranto attendono ancora la convocazione del tavolo istituzionale sull’Ilva da parte del Mise. In quella sede consegneranno la proposta di accordo di programma o protocollo aggiuntivo al Dpcm sul piano ambientale. Per ritirare il ricorso al Tar, gli enti locali chiedono «un atto giuridicamente rilevante che vincoli il Governo, la Regione e il Comune, l’acquirente e i sindacati all’accoglimento in tutto o in parte delle osservazioni» al decreto del 29 settembre scorso. Per il momento è stata solo ritirata la richiesta di sospensione cautelare.

Questo scongiura l’ipotesi, paventata dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda all’apice dello scontro istituzionale, di avvio di spegnimento degli impianti a partire dal 9 gennaio prossimo, giorno della prima udienza dinnanzi al Tribunale amministrativo regionale di Lecce e della prima seduta del 2018 del Consiglio regionale pugliese. All’esame dell’assemblea ci sarà anche l’ordine del giorno sull’Ilva proposto dal consigliere Mino Borraccino (Sinistra Italiana) che chiede, tra l’altro, il ritiro del ricorso al Tar promosso dalla Regione.

«La richiesta cautelare - ha spiegato il presidente della Regione Michele Emiliano - così come è stata revocata può essere reiterata. Se la trattativa si blocca, si può chiedere un’altra cautelare in corso di giudizio. Riteniamo ci siano vizi di legittimità in quel Dpcm e, come è noto, un atto viziato da illegittimità se non viene impugnato da nessuno rimane valido ed efficace».

Sull’argomento prende posizione la Fiom Cgil di Taranto. «La battaglia politica - osserva Francesco Brigati, operaio Ilva e rappresentante della segreteria provinciale - non può e non deve trasferirsi nelle aule di tribunale». Il sindacalista ammette comunque che «il ricorso al Tar è servito indubbiamente a riaprire una partita che sembrava ormai chiusa con l’approvazione del Dpcm». Ancora «ad oggi - rammenta l’esponente della Fiom - il ministro Calenda e la vice ministro Bellanova continuano a ribadire che non sarà possibile modificare il piano ambientale presentato da Mittal. Una posizione miope, quella assunta dal governo, che non favorisce il dialogo con il territorio e non lascia spazio a possibili miglioramenti rispetto all’attuale quadro normativo previsto nella nuova autorizzazione integrata ambientale. Come Fiom stiamo provando ad incidere nella trattativa chiedendo l’addendum delle Linee Guida Viaas (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull'Ambiente e sulla Salute) al Dpcm oltre ad aver richiesto e ottenuto la Valutazione del Danno Sanitario».

La Fim Cisl denuncia invece la difficile situazione degli operai dell’area tubifici. «Grazie a una commessa eseguita all’interno del tubificio Erw - spiegano il segretario generale della Fim Cisl di Taranto, Valerio D’Alò, e il rappresentante dell’Esecutivo Area Laminazione Ilva, Paolo Panarelli - sono state rinnovate le certificazioni di Ilva per produrre i tubi, ma il nuovo anno porta ancora il segno di impianti fermi per tutta la filiera dei tubifici, dal Pla2 ai rivestimenti, Tul1 e Tul2 compresi». Sono «oramai lunghi anni - aggiungono - che i lavoratori dell’intera area subiscono in prima persona la crisi dello stabilimento, subendo un doppio danno: sia come cittadini, per i continui ritardi accumulati; sia come lavoratori, con fortissime perdite salariali».

Il grido di allarme «resta ancora più forte, se - concludono i due rappresentanti della Fim - si considera che dall’interno dei reparti, anche in questi giorni di festa, alcuni responsabili, fanno trapelare voci di commesse volutamente lasciate in sospeso e gare a cui Ilva non partecipa».

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