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l'iniziativa

Canosa è nella via Francigena
nuova tappa per i «cammini»

Posto finalmente rimedio alla clamorosa esclusione patìta dalla città

canosa mausoleo di Boemondo

di ANTONIO BUFANO

Canosa è stata inserita tra le tappe della “via Francigena”. E’ il caso di dire: finalmente. A distanza di molti anni dalla istituzione dei cosiddetti “cammini”, ossia dei viaggi di tipo religioso micaelico, viene riconosciuto anche a Canosa il diritto, inizialmente negato anche se documentato dalla storia e dalle mille incontestabili testimonianze culturali e religiose presenti sul territorio, di essere inserita nel circuito turistico religioso, di cui fanno parte già Monte Sant’Angelo, la Basilica di San Nicola a Bari e San Giovanni Rotondo. La inclusione è il risultato delle annotazioni e delle contestazioni, partite da Canosa e riportate dalla “Gazzetta”, avverso il mancato riconoscimento a farla rientrare nell’istituendo polo. Considerato che la genesi della Diocesi di Canosa precorre di moltissimo quella di Bari e di Monte Sant’Angelo e che, oltre agli importanti siti archeologici che la testimoniano, il Vescovo preposto esercitava la sua giurisdizione su gran parte del territorio pugliese, risultava inammissibile tenere Canosa fuori dalle tappe della “via Francigena”.

Era più che naturale che anch’essa fosse compresa nell’auspicato polo e, di conseguenza, inserita nell’istituendo circuito del turismo religioso, essendo incontrovertibili ed ampiamente documentate le originarie radici del Cristianesimo in Puglia, germinate prima di ogni altra località proprio nell’antica Diocesi di Canosa. “Che la cattedrale di san Sabino e la stessa città –evidenzia mons. Felice Bacco- siano state nel tempo meta di pellegrinaggi, per la sua storia e la sua particolare collocazione geografica, è documentata anche dai molteplici petroglifi o graffiti trovati sugli stipiti dell’antico portale e sul mausoleo di Boemondo d’Altavilla, oltre alla rarissima spilletta da viaggio trovata in villa, che i pellegrini portavano come prova del loro pellegrinaggio. Sulla spilletta in piombo, oggi custodita nel Museo dei Vescovi, sono raffigurati in alto san Pietro e san Paolo, sotto due chiavi e al centro una croce.” Ormai dal 2014 erano stati forniti ampi spazi di valutazioni storiche, al fine di giustificare un inserimento (potremmo definirlo “fisiologico”) di Canosa nell’ambito di quello che fu un tragitto di viaggio che ricalcava le tappe maggiori lungo l’antica arteria viaria dell’Appia e dell’Appia-Traiana. I primi documenti d’archivio che citano l’esistenza della Via Francigena/Francesca risalgono al IX secolo e si riferiscono a un tratto di strada nell’agro di Chiusi, in provincia di Siena, mentre nel X secolo il Vescovo Sigerico descrisse il percorso di un pellegrinaggio che fece da Roma, nella quale era giunto per ricevere dal Pontefice il “pallium”, per ritornare a Canterbury, percorrendo quella via che, già dal XII secolo, sarà largamente chiamata Via Francigena.

“La Canusio bizantina e seguitamente longobarda, ereditava – illustra Sandro Sardella, archeologo-_dal più fulgido periodo romano una certa centralità nei tragitti commerciali e, di riflesso, religiosi. Centro di notevole importanza della Longobardia minor, sede di Gastaldato al pari di Siponto, Bari, Lucera ed Acerenza, Canusio era divenuta notevolmente nota alle tappe religiose, legate al rinvenimento di reliquie sante. Nella tradizione, storicamente accertata dalla partecipazione di Vescovi Santi di Canosa ai maggiori Concili cristiani (Stercorio, Probo, Rufino e Memore), la stessa città aveva vissuto nel VI secolo d.C. l’ultimo e più fulgido periodo storico, sotto il lunghissimo episcopato di Sabino”.

A seguito della sua morte, avvenuta nel 566, la venerazione per Sabino crebbe ancora di più, anche in terre lontane. Questo si doveva certamente all’operato di divulgazione, promosso dai greci/romei e dal fatto che la tomba del Santo era stata resa visitabile in una cappella nel plesso episcopale della Basilica di S. Pietro a Canosa, come gli scavi archeologici del prof. Giulio Volpe hanno ampiamente attestato.

A questo si aggiunge che nel VII secolo, Teoderata, duchessa di Benevento, aveva miracolosamente rinvenuto i resti mortali del Vescovo Sabino di Canosa, sepolto con una grande quantità di oro che le permise di restaurare alcune basiliche sabiniane, tra cui certamente l’antica Cattedrale di San Pietro con la tomba del Santo, che fu riaperta alla venerazione. Il rinvenimento delle reliquie, nei pressi dell’antica basilica di San Pietro, aveva generato, attorno al complesso monasteriale lì presente, un circuito di passaggio di pellegrini diretti sia in Terra Santa che verso Roma.

Questi pellegrinaggi si svolsero certamente anche nel X secolo. Luoghi, in Canosa, del passaggio dei pellegrini furono certamente il Ponte Romano sull’Ofanto, la Cattedrale di San Sabino, il Battistero di San Giovanni e gli ostelli. Di queste tappe, certamente, la più centrale fu la Basilica di San Sabino, in cui si era sviluppato un pellegrinaggio “ad corpus” dai tempi della traslazione, nell’anno 800, delle reliquie del Santo dai ruderi della Basilica di San Pietro nella Basilica di San Sabino, ad opera del Vescovo Pietro Longobardo.

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