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Scambio di culle a Canosa
i «finti» genitori fanno causa
a 28enne: «Non è nostra figlia»

La giovane ha ripetuto la richiesta di risarcimento di 5 milioni alla Regione. E intanto a Foggia i suoi genitori sbagliati la vogliono disconoscere e quelli biologici non si trovano

Scambio di culle a Canosai «finti» genitori fanno causaa 28enne: «Non è nostra figlia»

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Uno scambio di culle, avvenuto nel 1989 all’ospedale di Canosa, l’ha fatta finire in una famiglia che non sentiva sua, dalla quale è scappata a 18 anni senza trovare la sua strada. Lorena nella vita non ha avuto fortuna: oggi vive in un paese del Foggiano in condizioni difficili, non ha mai potuto conoscere i veri genitori, segnata per sempre da un dramma che ha commosso l’Italia. E anche l’«altra» famiglia, quella che la aveva accolta sin dal primo giorno, vuole disconoscerla con sentenza del tribunale. Un enorme dramma che 28 anni dopo non è ancora finito: dopo un primo tentativo concluso nel nulla per aver bussato - diciamo così - alla porta sbagliata, Lorena adesso ha chiesto 5 milioni di euro di danni alla Regione.

La storia delle due neonate scambiate in culla ha commosso l’Italia. E sul fatto che ci sia stato un errore in ospedale ci sono pochi dubbi. Nel 2013 il test del Dna ha infatti chiarito che Michele C. e Caterina P. erano in realtà i genitori di Antonella. Antonella che quel giorno del 1989 era tornata a casa con Loreta M. e Vito O. da cui poi sarebbe stata abbandonata, trovando molti anni dopo un nuovo cognome e una nuova famiglia a Foggia.

A Lorena non è rimasto nemmeno quello. Loreta e Vito sono spariti da più di un decennio, su dove siano circolano congetture e brutte ipotesi, e solo una lieve traccia conferma che lei non è figlia loro: il gruppo sanguigno segnato sulla cartella clinica di Lorena, infatti, non corrisponde al suo.

Michele C., Caterina P., Antonella che oggi si chiama Z., e Francesco, il fratello che non sapeva di avere, nel febbraio 2015 avevano già fatto causa alla Regione chiedendo in totale 9 milioni di euro. Lorena li aveva preceduti di qualche mese, a fine 2014, ma il suo avvocato aveva chiamato la Asl Bari, nel cui territorio all’epoca si trovava l’ospedale di Canosa. Tuttavia il giudice Valeria Spagnoletti ha stabilito che la richiesta andava rivolta alla gestione liquidatoria della ex Usl cui Canosa faceva riferimento, e dunque in ultima istanza alla Regione. Ecco, dunque, che la causa deve ripartire da zero: l’atto di citazione è stato notificato a luglio, e la prima udienza si terrà nel mese di dicembre.

La beffa del fato aveva dato a Lorena la migliore tra le due famiglie. Ma la bambina, per qualche motivo, sentiva di non appartenere a quella casa: «Non voleva andare a scuola», secondo la ricostruzione di quelli che fino al 2013 pensavano di essere i suoi genitori, «il giorno che doveva sostenere gli esami per la patente di guida non si è presentata», poi «ha sempre tenuto nascosto il fidanzamento con un ragazzo che è poi diventato suo marito, ha sposato un uomo con un grado di istruzione molto modesto, appena compiuto il diciottesimo anno di età è andata via di casa». Lorena oggi vive sempre lì, nello stesso paese dove era stata portata quando è nata, ed ha ottenuto il patrocinio dello Stato che spetta agli indigenti. Tuttavia, dicono gli atti giudiziari, da sette mesi è davvero sola. I coniugi Michele e Caterina nel 2014 si sono rivolti al Tribunale di Foggia per il disconoscimento di paternità di Lorena. La causa non è ancora conclusa, però nello scorso marzo il perito nominato dal giudice, il medico barlettano Alberto Del Corral, ha scritto che «esperiti gli accertamenti possibili Michele e Caterina non sono i genitori biologici di Lorena». Non resta che prenderne atto.

Dove sono, allora, il padre e la madre? Nessuno lo sa. A fine anni ‘90, Vito Luigi O. è andato via di casa: nessuno lo ha più visto. Loreta a sua volta si è poi trasferita a Torino, lasciando in Puglia i suoi figli, cioè Antonella e i suoi fratelli, che finiscono prima dai nonni e poi in un istituto. Antonella, che nel frattempo denuncia di essere stata picchiata dal padre, nel 2008 viene affidata a una coppia di Foggia che poi la adotterà e che lei oggi ritiene la sua vera famiglia.

Ora l’ultima parola spetta ai Tribunali, e una storia di lunghe sofferenze diventa solo una questione di soldi. In totale tra i due procedimenti sono in ballo 14 milioni di euro. La Regione sta tentando di opporsi, sollevando il dubbio che quella fotografia trovata su Facebook, finora mai mostrata a nessuno, sia soltanto un espediente. E che dunque, in realtà, tutti sapessero quello che è accaduto ben prima del 2012: fosse davvero così, la richiesta di danni sarebbe prescritta. Ma secondo alcuni la vicenda è ancora più complessa. Il sospetto, fortissimo, è che qualcuno all’epoca impiegato nell’ostetricia di Canosa si fosse accorto dal primo momento di quanto era accaduto in ospedale in quella primavera del 1989. E che abbia raccontato la storia soltanto molti anni dopo.

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