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agroalimentare

Manduria, non solo Primitivo
si punta sul pomodorino
per farne presidio Slow Food

E' il prodotto più pregiato dell'agricoltura locale. Nel progetto coinvolte anche le Riserve Naturali del Litorale Orientale

pomodoro di manduria

di NANDO PERRONE

MANDURIA - Dopo il Primitivo, è il prodotto più pregiato dell’agricoltura del posto: il pomodorino di Manduria. Un’antica coltura, a lungo trascurata, che ha rischiato l’estinzione, ma che ora conosce una nuova fase di riscoperta grazie ai tanti operatori del comparto e grazie anche ad un progetto denominato «Cap Salento», acronimo che sta per «Comunità degli agricoltori e dei pescatori del Salento».

All’interno di questo progetto sono previsti dei forum tematici, uno dei quali è stato dedicato, nei giorni scorsi, proprio al pomodorino di Manduria. Un incontro volto alla conoscenza di questo prodotto con la finalità di ripristinare l’antica coltura al fine di rendere il pomodorino di Manduria un presidio Slow Food, custodendone il suo sapore deciso, esso stesso garanzia della qualità autentica e non artefatta d’altri tempi.

Questo pomodoro, definito in loco «Pummitoru paisano», è coltivato in una ristretta area della zona orientale estrema della provincia di Taranto, compresa fra i Comuni di Manduria, Maruggio, Sava e Avetrana, ma anche, in minore misura, a Oria, Erchie e Torre Santa Susanna in provincia di Brindisi. Il pomodorino di Manduria è una pianta a frutto piccolo, ovaleggiante, rosso vivo, destinato all’autoconsumo, dal profumo tipico di terra e di sole. A fine maggio inizia la raccolta dei primi frutti immaturi, che vengono consumati freschi per condire le «friselle», oppure in insalata con il «carosello di Manduria». La raccolta procede fino alla fine di luglio con i frutti maturi per la produzione della «salsa», conserva di pomodoro che i pugliesi tradizionalmente fanno per i mesi invernali. Sovente, specie nel mese di agosto, è usato per la produzione dei pomodori secchi al sole.

Il progetto, che ha tra i partner la Fondazione Slow Food per la Biodiversità e quattro aree protette regionali tra cui le Riserve Naturali del Litorale Tarantino Orientale, ha potuto contare, per l’organizzazione dei forum, sulla collaborazione dell’associazione Slow Food Manduria-Terre del Primitivo.

«Le farine sulle nostre tavole: esperienze di consumo consapevole»: è stato questo l’altro tema trattato nella serata promossa da Riserve Naturali e Slow Food Manduria-Terra del Primitivo, nel corso della quale si è evidenziata l’importanza del recupero degli antichi grani per esaltare le proprietà organolettiche non solo dei prodotti che ne derivano, ma anche di quelli a cui si accompagnano, quale appunto il pomodorino di Manduria, proposto al numeroso pubblico secondo le tipiche pietanze che rendono grande il Salento: dalla frisa alle orecchiette, dalla puccia alla focaccia, tutto rigorosamente prodotto con grano Senatore Cappelli.

Un forum di rieducazione alimentare, che ha saputo trasformarsi, con grande soddisfazione da parte degli organizzatori e produttori, in un percorso sensoriale.

Nel corso del forum sono intervenuti Adelmo Renna, fiduciario della condotta Slow Food Manduria-Terre del Primitivo, il direttore delle Riserve, Alessandro Mariggiò, che ha illustrato tutte le azioni del Cap Salento previste nel territorio di Manduria, Marcello Longo, consigliere nazionale di Slow Food e della Fondazione Slow Food per la Biodiversità onlus, nonchè coordinatore dei presìdi e delle comunità di Terra Madre in Puglia e project manager del Progetto Cap Salento, Adriana Dilauro, responsabile del futuro presidio Slow Food e Alessia Andrisano, biologa nutrizionista Slow Food.

All’evento hanno partecipato anche produttori di presìdi Slow Food e comunità del cibo Slow Food pugliesi, i quali hanno presentato la loro azienda e la loro esperienza «slow», ovvero: fattoria «Il Noce», gestita da cooperativa «Il Volo»; Old Times pub pizzeria; «Di farina e fantasia» di Walter Caniglia; «Dolci e antiche tradizioni dolciarie» di Gianni Tardio; nonché le aziende agricole Garaguso, Natura Salento e La pigna d’oro. E’ stato possibile degustare anche le birre artigianali dei birrificio «Aleph» di San Pancrazio Salentino e «Daniel’s» di Manduria, vicini, nelle loro preparazioni, alla filosofia Slow Food.

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