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non solo mare d'estate

Gallipoli, è qui lo sballo
che attira i narco-clan

La vera industria è quella del divertimento. Un divertimento di eccessi perché dove ci sono giovani c'è la longa manus di criminali senza scrupoli che vogliono conquistare il popolo dei baby-consumatori a colpi di alcol e droga

movida in spiaggia a Gallipoli

di NICOLA PEPE

«I ristoranti di Gallipoli? Sono più degli abitanti». La battuta, nel palazzo che governa la Città bella del Salento, la dice lunga su come una lingua di costa nel periodo estivo diventi un'occasione imperdibile di grande afflusso turistico. Per tre mesi, una località da poco più di 20mila persone, si trasforma in una metropoli perché vede la sua popolazione più che decuplicata (oltre 200mila). Ristoranti che aprono solo a luglio e agosto (nella città vecchia), bancarelle, ambulanti, noleggiatori di bici a ogni angolo; si leccano le dita - o le ferite - anche i commercianti che sperano in questo periodo per ripianare le perdite della costante crisi.

Ma la vera industria è quella del divertimento. Un divertimento fatto, purtroppo, di eccessi perchè dove ci sono giovani c'è la longa manus di criminali senza scrupoli che vogliono conquistare il popolo dei baby-consumatori a colpi di alcol e droga. Quattro discoteche, 34 spiagge dove va di moda il beach party e mezzo milione di presenze «ufficiali», Gallipoli sta ormai strappando lo scettro a Riccione capitale del divertimento da sballo.

La città è divisa in due: da un lato la costa di Rivabella, meta per famiglie o per chi vuole vivere una vacanza tranquilla; dall'altro Baia verde, il cuore della movida con le discoteche e gran parte delle spiagge, dove 8 persone su 10 sono giovani. Una differenza che balza all’occhio dalle tariffe delle case in affitto: si va da una media di 5-600 euro per un appartamento a Rivabella, ai mille e passa euro a settimana per Baia verde.

Di giorno, Gallipoli è una normale località balneare, ma a partire del pomeriggio, quando i beach party iniziano a riscaldare il popolo dei giovani, la costa della Città bella diventa un pullulare di giovani che in sella a centinaia di bici sfrecciano da una parte all'altra del lungomare per raggiungere una delle spiagge (accorsate e no) per divertirsi e ascoltare la musica sparata dalle consolle governate da dj ospiti o resident: qui l'accesso è libero ma il drink (costo medio 8 euro) diventa praticamente obbligatorio.

Il pomeriggio tipo per un giovane si ferma intorno alle 19 o 20: ritorno a casa, doccia, cena, riposino (per i meno "allenati" ai ritmi continui), oppure panino o pizza con amici, quindi preparazione per la serata. Caccia al «pierre» di turno (in gran parte si tratta di ragazzi a cui viene offerto il vitto e una provvigione sulle prevendite in cambio della promozione di questa o quella serata), dunque scelta del locale in cui passare la nottata. Generalmente le quattro discoteche di Gallipoli (oltre a Le Cave, Parco Gondar, La Praja si aggiunge anche Rio Bo pur se fa parte del comune confinante di Sannicola) alternano le serate per coprire quasi tutti i giorni della settimana.

L'ingresso in discoteca è agevolato per le donne, il prezzo parte da 15 euro e arriva anche a 40-50 euro: a fare la differenza è l’eventuale artista-ospite il cui cachet incide sul prezzo del biglietto.

Inutile dire che le bevande rappresentano la voce più importante delle entrate: non parliamo di acqua o coca cola, ma di barili di alcolici e superalcolici che nessuno riesce (o vuole) fermare. Chi gestisce i luoghi di movida sostiene che i ragazzi arrivino già brilli perchè magari, mentre al bar è vietata la vendita di bottiglie, al supermarket nessuno dice nulla in caso d acquisto di vodka e altro. Sta di fatto che la notte, dentro e fuori i locali, soprattutto dopo una certa ora, capita sovente di vedere ragazzi (anche minorenni) barcollanti o con gli occhi spiritati, accasciati all'esterno del locale (dove forse qualcuno li accompagna per non avere problemi in caso di intervento delle forze dell'ordine). Eppure se i giovani vomitano l’inverosimile dentro o i locali o sulle spiagge di fronte, un motivo ci dovrà pur essere.

Ovviamente chi va in discoteca non può essere identificato con questo stereotipo: ci sono giovani che vogliono solo divertirsi ma anche per loro diventa un rischio: facile che qualche mano si allunghi su una ragazza o che, peggio, qualcuno “esplori” una borsetta alleggerendola di portafogli o cellulari. E in tal senso le denunce di furto non mancano.

La security dei singoli locali fa quel che può: governare 5, 7 o 10mila persone non è uno scherzo da ragazzi, per questo, gli spacciatori hanno gioco facile confondendosi in pista tra i ragazzi a cui propongono mix micidiali di alcol e droga (anche pasticche).

Dando un'occhiata alle statistiche del 118, balza subito all'occhio l'impennata dei dati degli interventi durante i week-end: «Soccorriamo ragazzi in coma etilico e sotto l'effetto di droghe» commenta il responsabile della sala operativa del 118. Dati che vanno a braccetto con quelli delle forze dell'ordine relativi agli arresti per spaccio di droga o ai fermi di auto condotte da giovani in stato di ubriachezza o sotto l'effetto di stupefacenti.

Già, la droga. Chi pensa che gli eccessi possano apparire “normali” nei luoghi del divertimento, dovrebbe dare una spiegazione ai dati dei sequestri di stupefacenti da parte delle forze dell’ordine: sfogliando i dati della Compagnia dei Carabinieri di Gallipoli, nell’estate dello scorso anno sono state sequestrati 3,6 chili di droga tra marijuana, hashish e cocaina. A ieri il ranking aveva superato gli otto chili di stupefacenti: più del doppio e il boom di stagione deve ancora arrivare. Un business in mano alla malavita organizzata che recluta anche extracomunitari per adescare i clienti all’esterno dei locali o ricettare oggetti rubati. Ha ragione il sindaco Minerva quando dice che «le persone che si divertono non hanno mai ucciso nessuno». Ma il vero problema sta in chi vuole uccidere chi si diverte. E la differenza non è un gioco di parole.

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