Venerdì 22 Marzo 2019 | 09:15

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Caporalato, violenze a minacce
a braccianti: 4 arresti nel Brindisino

L’indagine è stata condotta anche tramite videoriprese fatte lungo gli itinerari e presso un’azienda agricola del barese dove venivano impiegati i braccianti

Migranti per le ciliegie «Rischio caporalato»

Lavoratrici, tutte donne, sfruttate nei campi di ciliegie e nelle vigne a Turi: è quanto è emerso da un’inchiesta della procura di Brindisi, condotta dai carabinieri, che ha portato all’arresto su ordinanza di custodia cautelare di quattro persone italiane accusate a vario titolo di intermediazione illecita, il cosiddetto caporalato. Gli arrestati sono Michelangelo Veccari, la compagna Valentina Filomeno, Grazia Ricci e Maria Rosa Putzu.

Secondo quanto accertato le donne, almeno 15 (tutte italiane tranne due straniere) in stato di bisogno, venivano prelevate da Villa Castelli (Brindisi) e da altri comuni del Brindisino e del Tarantino per essere condotte nel Barese. Avrebbero lavorato per più di 8 ore al giorno, a fronte delle 6 ore e mezzo previste dal contratto, e sarebbero stati scalati dalla paga anche 8 euro per il trasporto. Invece della paga prevista di 55 euro giornaliere, percepivano 38 euro.

L’inchiesta è partita dalla denuncia di una di loro che ha raccontato agli investigatori, che hanno poi proceduto coordinati dal pm Raffaele Casto, di essere stata picchiata per aver chiesto la regolarizzazione del contratto. Il giro sarebbe stato gestito dalla coppia Veccari-Filomeno. Le altre due arrestate, sono una donna di Palagiano che si sarebbe occupata di procacciare la manodopera e una residente a Turi, dipendente dell’azienda ritenuta «committente». Indagini sono in corso per verificare se vi siano responsabilità da parte di personale dell’azienda committente: la normativa applicata è quella introdotta nel 2011, trattandosi di fatti avvenuti nel 2015.

Determinanti si sono rivelate, nell’inchiesta, le intercettazioni ambientali. In un caso una donna sarebbe stata invitata a interrompere i rapporti con l’agenzia interinale a cui si era rivolta per trattare unicamente con i presunti caporali. «Con l’agenzia lavori un mese, con noi lavori sei mesi, otto mesi - le dice un caporale - Quindi dipende da cosa vuoi fare. Se vuoi lavorare un mese, altrimenti ti conviene venire con noi». «Ok - risponde la bracciante - quindi vado all’agenzia e tolgo il contratto». Con minacce e intimidazioni, secondo quanto emerso, gli «intermediatori» avrebbero approfittato dello stato di bisogno delle braccianti.

«Alle femmine pizza e mazzate ci vogliono, altrimenti non imparano», si ascolta in un’altra conversazione intercettata. "Femmine, mule e capre tutte con la stessa testa», dice un altro caporale. Il gip Maurizio Saso ha ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni rese dalle vittime.

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