Giovedì 15 Novembre 2018 | 16:34

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lo comunica il ministero

Ilva, niente rilanci su prezzo
Lunedì decreto di aggiudicazione

ROMA - Nessun rilancio possibile per l’Ilva. Dopo la richiesta del ministero dello Sviluppo economico, l'Avvocatura dello Stato ha chiarito che la riapertura della gara basata solo sulle offerte economiche sarebbe illegittima, senza annessi anche nuovi piani industriali ed ambientali. Una prospettiva che allungherebbe però troppo i tempi e per questo "incompatibile» con l’attuale normativa sull'attuazione dello stesso piano ambientale e sulla continuità produttiva di Taranto.

Il decreto Ilva del 2015 prevede infatti una articolata procedura di approvazione del nuovo decreto della Presidenza del Consiglio che richiede oltre 100 giorni e che deve concludersi necessariamente entro il 30 settembre 2017. All’approvazione del nuovo DPCM è correlata la possibilità di un differimento del termine di completamento degli interventi ambientali attualmente fissato al 30 giugno 2017, consentendo così la prosecuzione dell’attività produttiva di Ilva anche dopo tale data nelle more del completamento degli interventi stessi.

Lunedì il ministero dovrebbe quindi emanare l’atteso decreto di aggiudicazione, assegnando ufficialmente gli asset in gara alla joint-venture Am Investco. La preferenza dei tre commissari è andata infatti alla cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia (alla quale va ad aggiungersi Intesa che vorrebbe una quota del 5-10%), che ha presentato un’offerta da 1,8 miliardi di euro. Visto il parere dell’Avvocatura sull'impossibilità di rilancio, sembrerebbe infatti ormai definitivamente fuori gioco il piano concorrente presentato da Acciaitalia (consorzio guidato da Jjindal, di cui fanno parte Arvedi, Cdp e Del Vecchio), che metteva invece sul piatto 1,2 miliardi.

Sul tavolo resta però il nodo fondamentale legato agli esuberi, tra i 5.000 e i 6.000 in entrambi i piani. Il piano Am Investco prevede 4.800 esuberi da subito per poi salire a 5.800 nel 2023, mentre la cordata Acciaitalia ne conta 6.400. Numeri inaccettabili secondo i sindacati che vorrebbero invece riassorbire nella nuova Ilva tutti gli attuali 14.200 dipendenti, senza lasciare nessuno in capo alla società in amministrazione straordinaria. Il governo ha già assicurato che nessuno rimarrà senza protezione, ma, dopo due incontri al ministero giudicati dai sindacati poco fruttuosi, i rapporti continuano ad essere tesi.

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