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Uomo di Altamura, la «lite»
sul premio si chiude dopo 20 anni?

Uomo di Altamura, la «lite»
sul premio si chiude dopo 20 anni?

Uomo di Altamura, la «lite»
sul premio si chiude dopo 20 anni?

 
Nicola PEPE

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Nicola PEPE

lo scheletro dell'uomo di Altamura

I 450mila euro saranno divisi tra i due gruppi speleologici del Cars di Altamura e del Cai di Bari

Giovedì 01 Giugno 2017, 17:30

20:45

Il Consiglio di Stato ha riconosciuto che il ritrovamento dell’Uomo di Altamura, lo scheletro fossile ominide vissuto circa 150.000 anni fa, è avvenuto grazie al lavoro congiunto dei due gruppi speleologici del CARS (Centro Altamurano Ricerche Speleologiche) e del GSV (Gruppo Speleologico Vespertilio) del Club Alpino Italiano di Bari. È ai due gruppi, quindi, che spetta il premio di rinvenimento del valore di 450mila euro. I giudici amministrativi d’appello hanno così accolto il ricorso del CAI riformando la sentenza del Tar Puglia che un anno fa aveva dato ragione ai singoli soci, i quali dichiaravano di aver partecipato a quella esplorazione a titolo personale e non per conto del gruppo al quale appartenevano e di avere, per questo, diritto personalmente al premio in denaro.

La vicenda inizia nel settembre 1993, quando il CARS di Altamura invita il Gruppo Speleologico CAI-Vespertilio a partecipare alle esplorazioni di Lamalunga, una grotta scoperta dallo stesso gruppo altamurano già 3 anni prima. L’invito viene accettato da alcuni membri del GSV il 3 ottobre 1993, che insieme ai soci del CARS scendono nella cavità. I due gruppi si dividono e imboccano due cunicoli differenti, e in quello esplorato dai membri del CAI Bari vengono rinvenuti i resti dell’Uomo di Altamura. Dal momento della scoperta il premio per il ritrovamento che il Ministero per i Beni Culturali doveva corrispondere agli scopritori della grotta è stato al centro di un lungo contenzioso.

Il Consiglio di Stato ha ora messo un punto alla vicenda, stabilendo che l’appello proposto dal CAI, assistito dagli avvocati Valentina Vasta e Nino Matassa, «è fondato e va accolto», poiché le persone che hanno materialmente rinvenuto i resti lo avrebbero fatto «non a titolo personale ma quali componenti del CAI di Bari invitati dal CARS alle esplorazioni, con la conseguente 'co-ascrivibilità' del ritrovamento al CAI di Bari».

"Siamo molto soddisfatti di questa sentenza che mette il punto a una vicenda dolorosa che è andata avanti troppo a lungo» ha commentato Maurizio Armenise, presidente del CAI sezione di Bari, riconoscendo «che la speleologia è un’attività che si svolge in gruppo, e che all’interno del gruppo vengono condivisi attrezzature e materiali, così come obiettivi, successi e sconfitte. E’ stato anche per proteggere i valori di questo sodalizio, per noi scontati, che abbiamo deciso di combattere».

Di diverso avviso è l'avv. Fabrizio Lofoco, difensore di controparte secondo cui «La vicenda non è affatto chiusa: la questione sarà oggetto di ulteriori azioni, a tutti i livelli, per contrastare una sentenza ingiusta ed in contrasto con altre sentenze, rese nel corso degli anni, e passate in giudicato in favore di Milillo e Di Liso, e nella totale inerzia del CAI. I sigg. Milillo e Di Liso continueranno a lottare per ottenere innanzitutto il riconoscimento del titolo della loro scoperta, che andrà attribuita a loro, e non al CAI, come pure il relativo premio, condiviso con il CARS».

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