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la commissione d'inchiesta

«Parabita, i soldi del Comune
ai clan con i voucher lavoro»

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«Favori» fatti alle famiglie vicine ad un clan per assegnare loro voucher-buoni lavoro, contributi in denaro, alloggi popolari, locali commerciali e riservare assunzioni tra i netturbini con costi aggiuntivi per l'amministrazione comunale in appalti e servizi. Il Comune, cioè, avrebbe favorito i boss della Sacra Corona Unita anche con i voucher. E’ quanto emerge dalla relazione della commissione d'inchiesta che ha indagato sui rapporti tra clan della organizzazione di tipo mafioso Sacra Corona Unita e l’amministrazione comunale di Parabita. Indagini (accertamenti eseguiti anche dai militari del Ros) che costituiscono le fondamenta su cui si basa il decreto di scioglimento del consiglio comunale.

I dettagli. Centomila euro in più sul costo del servizio in concomitanza con la stabilizzazione dei presunti esponenti del clan malavitoso nell’azienda che gestiva la raccolta dei rifiuti in paese. È il dato numerico che emerge dalla sezione della relazione del prefetto in cui si analizza la gestione del servizio di nettezza urbana e le presunte influenze della criminalità organizzata.
La commissione di indagine ha messo in luce «discutibili modalità di affidamento del servizio» e le assunzioni degli esponenti del clan, tra i quali lo stesso capoclan, già condannato in primo grado, e altre persone, anche queste condannate in primo grado. La relazione evidenzia le proroghe del servizio, disposte dal Comune con ordinanze sindacali e delibere di giunta in attesa delle procedure di gara dell’Ambito. Si sottolinea poi che tra gli operai, dal primo gennaio 2010 («a tre mesi dalle elezioni»), erano presenti il capoclan e un altro affiliato. I due, continua la relazione «vengono stabilizzati il 3 aprile 2013, esattamente un mese dopo la data di decorrenza del contratto sottoscritto il 20 febbraio 2013 per la durata di 24 mesi». Tra gli assunti, si legge ancora nel documento, c’era anche un’altra persona, stabilizzata nella stessa data e indicata nell’ordinanza del gip tra le «persone integrate o contigue al clan».

Il prefetto rimarca come «alla stabilizzazione degli esponenti del clan corrisponda l’aumento del costo annuale del servizio di raccolta dei rifiuti, che diventa pari a un milione e 45mila euro, con notevole aggravio per le finanze dell’ente». Nel 2012 il costo era di 945mila euro e i dipendenti a tempo indeterminato erano 27. Nel 2013 il costo è aumentato di circa 100mila euro e i dipendenti sono saliti a 33 (sei dei quali stabilizzati).

Palomba afferma ancora che «le assunzioni ottenute per il tramite di agenzia interinale e poi consolidate attraverso l’azienda appaltatrice del servizio Rsu (di cui si parla in più occasioni nell’ordinanza del gip e nella sentenza dell’ottobre 2016) sono elementi di indubbia gravità che, dall’esame del contesto ambientale e delle modalità di affidamento del servizio, sollevano da ogni dubbio circa l’assoluta permeabilità dell’amministrazione comunale al condizionamento del clan».
Il rapporto tra pubblica amministrazione e criminalità nell’ambito del settore dei rifiuti si sarebbe protratto fino alle elezioni del 2015. La sentenza di condanna dello scorso ottobre, continua Palomba, «evidenzia la costante messa a disposizione del politico della funzione pubblica anche con promesse di nuove assunzioni e di miglioramento dei contratti di lavoro in vista delle elezioni amministrative 2015». Nella relazione viene anche richiamato il contenuto di un’intercettazione dell’aprile 2015: un indagato avrebbe avuto dall’ex vicesindaco Giuseppe Provenzano, all’epoca assessore, la garanzia che in caso di vittoria delle elezioni il contratto lavorativo sarebbe stato più vantaggioso. Ma assicurazioni sulle assunzioni sarebbero arrivate anche durante la campagna elettorale del 2010, da altri esponenti della futura amministrazione. [p.t.] 

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