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Il Leone di Trani
tra ruggiti e risate

manifesto funebre leone di lernia

di MICHELE PIZZILLO

MILANO - Visto il personaggio, ti chiedi qual era il suo vero nome di battesimo. Leone, è la risposta della sorella Camilla, che insieme al marito Vincenzo Lerri lo sta vegliando nella camera ardente allestita nella Casa funeraria di Milano, dove, all’entrata, ti accoglie un bell’albero di ulivo secolare. «Leone era il nome di mio nonno materno ed essendo il secondo dei maschi – rammenta la signora Camilla -, come tradizione gli fu dato il suo nome».

Un nome profetico, che unitamente alla verve, all’inventiva, alla grande capacità di provocare, avrebbe fatto la fortuna di Leone Di Lernia. Che, però, aveva esordito nel mondo dello spettacolo con lo pseudonimo Cucciolo, probabilmente impaurito anche lui del suo nome. Successo dopo successo, aveva intuito che su Leone avrebbe potuto giocare molto con il trash.

A Milano, Di Lernia, arrivò nel ’61, quasi come una scommessa con l’amico fraterno Vincenzo Lerri, che poi avrebbe sposato Camilla, in cerca di fortuna e finiti per fare lo stesso lavoro che facevano a Trani, i marmisti.
Però Leone era un «animale di spettacolo e, così, giravamo per balere dove poteva cantare, fare battute che producevano sempre della grandi risate», dice Vincenzo, arrivato da Pescara, dove vive, per stare vicino alla salma del cognato, a quella dell’amico di una vita. E, aggiunge: «dopo due anni io ritornai a Trani, lui invece si era ben ambientato a Milano, anche perché era convinto che qui avrebbe potuto dare sfogo alla sua vena artistica». E, così è stato. Tant’è vero che il cantante-cabarettista-conduttore radiofonico di Trani, sotto la Madonnina è diventato una istituzione.

«Era la Puglia, pur non frequentando associazioni o gruppi che richiamano i pugliesi; mio padre era amico di tutti e di nessuno. Tant’è vero che al di fuori del lavoro, non frequentava nessun artista», dice il figlio Davide, l’unico dei quattro Di Lernia impegnato in lavori legati al mondo dello spettacolo. E’, infatti, regista televisivo. Gli altri e due maschi hanno prima gestito una salumeria e poi uno è diventato tassista e l’altro si è trasferito a Cuba, dopo aver sposato una donna originaria dell’isola caraibica.

Insomma, il Leone era un mondo a se stante. Non aveva particolari esigenze, gli bastava la popolarità che si era conquistato con i suoi spettacoli, le sue battute, la sua presenza che riempiva non solo le sale ma anche ogni angolo di Milano: dove sostava, si formavano subito crocicchi di gente, spesso di giovani. Gli stessi che avevano trasformato in tormentone la sua canzone-parodia sull’Expo mentre ballava a cantava sul Decumano e tra i padiglioni. D’altronde Leone piaceva ai giovani, che si accalcavano per seguire i suoi spettacoli. Lui, che non beveva e non fumava, li esortava a fare altrettanto e a stare lontani dalla droga.

Così lo ricorda Davide. E, una conferma si è avuta domenica scorsa quando Barbara D’Urso con un video si è collegato con casa Di Lernia per parlare con Leone ormai molto malato. Ma il Leone ha avuto ancora la forza di ruggire, di dire che si stava celebrando il suo funerale in diretta televisiva e lui era uno degli spettatori. Sarebbe venuto a mancare due giorni dopo. I funerali si celebreranno oggi, alle 11, presso la parrocchia del quartiere dove abita la famiglia Di Lernia, quella di Sant’Antonio Maria Zaccaria. Sarà un funerale normale, anticipa Davide, perché papà era una persona semplice. La salma sarà tumulata nel cimitero di Ponte Sesto di Rozzano.

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