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SAN SEVERO - «Uccidono l’onestà e la voglia di lavorare. Così non si può più andare avanti. Non siamo tutelati, nessuno ci sostiene...». Sono le parole di Emilio Spallone, il gestore della tabaccheria di via Guareschi, rapinata mercoledì sera da una gang di quattro persone e già vittima in passato di altre vicende e che ora preannuncia la chiusura del punto vendita situato nella zona “167”, in una perpendicolare di via Apricena. Lo ha fatto affiggendo un manifesto all’ingresso e issando la bandiera bianca di chi è stanco di lottare senza aiuto e sostegno una battaglia - sostiene - già persa in partenza.
Il 18 gennaio, era stato già rapinato una prima volta, poi un tentativo di furto, poi un furto messo a segno (bottino ingente tiene a spiegare il proprietario della rivendita di tabacchi) e ora il colpo di grazia della rapina consumata nella serata di mercoledì, una delle tre messe a segno quel giorno e per la quale i carabinieri hanno arresto due presunti componenti della gang entrata in azione: il palo e il portiere.

Nella tarda serata di venerdì, in via Guareschi è stato affisso il manifesto che ora sta facendo discutere l’intera città sempre più alle prese con la emergenza sicurezza. «Due rapine a mano armata - si legge nel testo - e dopo essere stati completamente “svaligiati” per due volte nell’arco di brevissimo tempo non siamo più nelle condizioni di continuare. Un ringraziamento va alle forze dell’ordine per gli sforzi profusi seppur insufficienti, sforzi resi vani da questo sistema che garantisce chi delinque e punisce chi lavora...». Una sconfitta per Sassano e l’intera città, che, da molto tempo, sta subendo un attacco sferrato dalla criminalità che la sta sfiancando in molto lento e inesorabile. Comunità che s’interroga mentre il sindaco Francesco Miglio e la sua giuntga hanno sospeso dopo tre giorni lo sciopero della fame dopo la convocazione ricevuta dal capo di gabinetto del Ministro dell'Interno, Marco Minniti a cui chiedere più uomini per le forze dell’ordine.

«Sono situazioni irripetibili che non si possono raccontare - aggiunge Spallone al cronista che lo intervista -. È brutto subire violenza e non poter far niente. sapendo che nessuna punizione subirà chi ti sta di fronte e ti minaccia. I rapinatori di mercoledì sera parlavano in dialetto e le loro parole erano piene di violenze, cercavano con la forza di avere il sopravvento. Il problema sta nel fatto che non ci sono punizioni esemplari. Servono pene più severe per fermare questa delinquenza. Perché poi ti scoraggi come sta accadendo a me. Perché dopo due giorni, chi è arrestato viene tranquillamente scarcerato e continua a piegare e a fare violenza sulle persone che lavorano onestamente. Non se ne può più. Ecco perché non siamo più nelle condizioni di continuare. Così uccidono l’onestà della stragrande maggioranza dei sanseveresi e la nostra voglia di lavorare. Non se ne può più e per questo abbiamo deciso di chiudere».
Delusione che si taglia a fette negli occhi di Spallone, ma che sono anche la reazione di tanti sanseveresi che da tempo aspettano risposte concrete. Insofferenza iniziata un paio di anni fa, quando addirittura si parlava di situazione sotto controllo e percentuali di reato in calo. Poi l’escalation di bombe, omicidi e rapine.
Non è la prima “bandiera bianca” issata in città a causa della criminalità. Mentre le forze dell’ordine continuano le indagini per dare un nome e un volto agli autori di tutte le rapine della “banda in maschera” che, da alcune settimane, sta tenendo sotto scacco quattro centri con rapine messe a segno a San Severo ma anche a Torremaggiore, Poggio Imperiale e Lesina.

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