Martedì 16 Ottobre 2018 | 04:02

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Con lui Tano Grasso

Bari, processo al racket
Decaro in aula come parte civile

Decaro confessa«Quando mi indagaronopensai al suicidio»

Il sindaco di Bari Antonio Decaro

Il Comune di Bari e la Federazione antiracket italiana si sono costituiti parte civile nel processo in corso a Bari su presunte estorsioni subite dai commercianti del quartiere Carrassi da parte di 6 esponenti del clan Diomede, fra i quali il boss Franco Diomede. Nel processo, che si sta celebrando con il rito abbreviato dinanzi al gup del Tribunale di Bari Francesco Pellecchia, si sono costituiti parte civile anche sette commercianti vittime delle estorsioni. Per i sei imputati, che rispondono di 17 episodi, tra estorsioni tentate e consumate con l’aggravante del metodo mafioso, tutti commessi fra il 2013 e il 2015, il pm Carmelo Rizzo ha chiesto oggi condanne a pene comprese fra i 14 anni di reclusione (per il capo clan Franco Diomede) e i 3 anni per gli affiliati a cui si contesta un solo episodio estorsivo.

In aula c'erano il sindaco di Bari Antonio Decaro, il presidente della Fai Tano Grasso, e il Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Domenico Cuttaia. «Io oggi rappresento una città che tiene la schiena dritta - ha detto Decaro - fatta di tante persone che quotidianamente lavorano rispettando le regole in contrapposizione a chi invece pratica il malaffare. Ci siamo costituiti parte civile per il danno economico e di immagine che è stato fatto a questa città e sono voluto venire oggi personalmente per dimostrare agli imprenditori, ai commercianti, ai cittadini che hanno collaborato, che le istituzioni non si girano dall’altro lato, perché è facile lanciare appelli e andarsi a nascondere. Siamo qui a testimoniare che quelle persone non si devono sentire sole».

Nella requisitoria il magistrato ha sottolineato come i «piccoli singoli episodi rientrino in un sistema ben consolidato di assoggettamento del quartiere e controllo delle attività economiche da parte del clan Diomede».

I pregiudicati imputati, stando alle indagini della Dda di Bari, avrebbero imposto ai commercianti forniture e avrebbero fatto la spesa senza pagare per anni in pescheria, dall’ottico e da una decina di diversi negozi. Il pm ha quindi sottolineato il "ruolo formidabile delle parti offese che hanno deciso di denunciare, squarciando il velo di omertà che ha sempre caratterizzato quel quartiere».

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