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alla proiezione romana

Il regista Gianni Amelio
padrino per «Varichina»

Il regista Gianni Amelio  padrino per «Varichina»

L’avventura del film Varichina – La vera storia della finta vita di Lorenzo De Santis, dedicato alla vita del pittoresco sottoproletario gay di Bari degli Anni ’70 e ‘80, continua. Dopo i premi nei festival, anche all’estero, l’attestato della madrina Vladimir Luxuria nel Gay Village di Roma, la docufiction di Mariangela Barbanente e Antonio Palumbo, liberamente ispirata a un’inchiesta «sui generis» del giornalista Alberto Selvaggi, è stata proiettata per la prima volta, con un «padrino» d’eccezione: il grande regista Gianni Amelio.

Nella sala gremita dell’Apollo Undici di Roma, luogo «cult» per il cinema, Amelio ha voluto presentare la docufiction ambientata a Bari, moderando poi un dibattito con i registi, dopo la proiezione. «Dal punto di vista cinematografico c’è qualcosa di nuovo in Varichina – ha detto Amelio -. Non è ciò che in modo retorico chiamiamo, docufiction. È a tutti gli effetti un film in cui non si avverte lo scarto tra un linguaggio e l’altro. Sono io spettatore che entro nella storia, e ci sto dentro. E stare dentro il film Varichina è per me una emozione, una gran bella scoperta. È un film che tutti dovrebbero vedere e voglio che lo veda più gente possibile». Manifestando entusiasmo, lui autore di capolavori, anche per «gli straordinari attori che recitano in Varichina»; e uno su tutti è sicuramente il protagonista, Totò Onnis, che veste i panni del tragicomico Lorenzo De Santis detto «Varichina». Cioè «dell’abominevole, allucinatorio figuro che al sommo della sguaiataggine inscenò per primo il Gay Pride da solo», per usare la sintesi di Alberto Selvaggi.

«La cosa che più mi piace del fare documentari è dare voce a chi non ce l’ha, portare il pubblico dove non andrebbe mai. Questa volta lo abbiamo condotto nella terribile soffitta-abitazione di Varichina – commenta Mariangela Barbanente -. E l’altra sera per 52 minuti il cinema Apollo di Roma si è trasformato proprio in quel soppalco. Forse così l’inconsapevole sfida di Lorenzo alla vita non sarà stata inutile». Felice anche l’altro regista, Antonio Palumbo: «Le parole di un maestro come Gianni Amelio mi hanno riempito di gioia e di commozione. E mi hanno reso orgoglioso di aver creduto in un progetto, fiero di quanti lo hanno sostenuto dal principio. Il pubblico in sala ha pianto e riso, voleva sapere tutto su Varichina. Perché è una vicenda universale, non soltanto barese».

Varichina , dopo il «battesimo» in sala con Gianni Amelio, sarà presto anche nei cinema di Bari, prima tappa della distribuzione nazionale.

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