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La città degli ipogei
«snobba» la rete
delle città sotterranee

città sotterranea a Matera

L’ipogeo «Matera Sum»

di DONATO MASTRANGELO

MATERA - La città degli ipogei che snobba la rete delle città sotterranee. Strano a dirsi ma, stando ai fatti è proprio così. Matera, straordinario modello di canalizzazione idrica con palombari, acquedotti ipogei, piscine, pozzi dispone di un patrimonio nelle sue viscere di grande valore storico ed artistico. Una città nella città, non ancora del tutto svelata.
È soltanto di pochi giorni fa la presentazione dell’ipogeo denominato “Ergo Sum”, venuto alla luce dopo anni di scavi in pieno centro a pochi passi da piazza Vittorio Veneto, di fianco a Corso XX Settembre. Un percorso che si snoda lungo 1500 metri quadrati ad una profondità di 25 metri. Case, strade, cisterne, siti produttivi, e forse resti di uno o due luoghi di culto, scavati nella roccia e risalenti con tutta probabilità al Medioevo.
Una scoperta di grande portata come rimarcato da Francesca Sogliani, direttrice della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Unibas per la quale «una delle aree del Mediterraneo in cui l’insediamento rupestre appare fortemente connotante e particolarmente articolato per estensione cronologica, aspetti funzionali e significato culturale è rappresentata senz’altro da Matera e dal suo territorio».

Già nell’ottobre 2015 Roberto Nini, che nel 1979 scoprì a Narni in provincia di Terni il sito archeologico che ingloba anche i sotterranei dell’ex convento domenicano di Santa Maria Maggiore, si era detto ben lieto di poter annoverare nel circuito consortile di Italia Sotterranea anche Matera. Della stesse rete fanno già parte città come Napoli, Orvieto, Brescia, Assisi e, restando in tema di territorio murgiano, Gravina in Puglia. L’intesa con la Capitale europea della cultura 2019 avrebbe un reciproco vantaggio in quanto implementerebbe l’offerta turistica, con la possibilità di poter prevedere la vendita di biglietti integrati per i visitatori che si recano nella città dei Sassi ed in altri luoghi della rete di Italia Sotterranea. La proposta, poi, è stata formalizzata ufficialmente al Comune di Matera fin quando, lo scorso aprile Roberto Nini è stato ricevuto dal sindaco Raffaello de Ruggieri, presente anche Natale Parisi, referente di Gravina Sotterranea. Un incontro cordiale nel quale De Ruggieri confrontandosi con le associazioni di Narni e Gravina evidenziò il percorso tenace che ha portato Matera, nei decenni, ad uscire dalla condizione di degrado fino a recuperare e valorizzare il grande patrimonio dei Sassi, sito Unesco dal 1993 per poi giungere al riconoscimento continentale del 2014. In quella occasione, peraltro, il sindaco dichiarò che «Matera è una testimonianza tangibile dello storico intreccio tra l’uomo e la natura con i suoi palombari, gli acquedotti ipogei e le grotte rupestri».

Da allora, tuttavia, l’iter per includere Matera in Italia Sotterranea si è praticamente arenato. Un vero peccato sei si considera che l’adesione alla rete consortile è sostanzialmente gratuita fatta eccezione per qualche centinaio di euro l’anno che occorrono soltanto per le spese di stampa del materiale promozionale sulle città sotterranee. Basterebbe una semplice delibera di giunta per apporre un altro tassello all’offerta turistica. 

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