Giovedì 15 Novembre 2018 | 06:48

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Lo scandalo

Taranto, tangenti alla Marina
c'è un nuovo filone di indagine

E il Riesame conferma il carcere agli indagati

Taranto, mazzetta alla Marinac'è un nuovo filone di indagine

FRANCESCO CASULA

Seguire il denaro per ricostruire la ragnatela di interessi illeciti intorno agli appalti della Marina Militare e risalire alle figure che hanno avuto un ruolo nello scandalo sulle tangenti della forza armata. È il nuovo passo dell’inchiesta condotta dei finanzieri della Sezione tutela dell’economia e coordinata dal pubblico ministero Maurizio Carbone che nei mesi scorsi ha portato all’arresto dell’ex direttore di Maricommi, Giovanni Di Guardo, e del «cerchio magico» di imprenditori che, secondo l’accusa, si spartiva il denaro pubblico a suon di mazzette. La ricerca dei soldi, che richiama alla mente lo stile di Giovanni Falcone, emerge dalle motivazioni del Tribunale del Riesame che il 26 ottobre ha confermato la custodia in carcere per gli indagati. Oltre a Di Guardo, dietro le sbarre sono finiti anche la sua compagna Elena Corina Boicea, i cinque imprenditori Valeriano Agliata, Pietro Mirimao, Paolo Bisceglia, Giovanni Perrone e Vitantonio Bruno, e il dipendente civile della Difesa e «faccendiere» dell’ex direttore di Maricommi, Marcello Martire. Nelle 19 pagine del provvedimento, i giudici del Riesame hanno scritto che la conferma della custodia in cella è necessaria per non intralciare «il lavoro degli inquirenti nell’accertare le probabili complicità di cui gli odierni interessati si sono necessariamente avvalsi». Accertamenti che gli inquirenti stanno compiendo anche attraverso l’analisi «dei rilevanti flussi di denaro di cui i protagonisti della vicenda discorrono quasi quotidianamente».

Insomma, l’inchiesta che ha svelato come il sistema illegale del «10 per cento» sia sopravvissuto alla prima ondata di arresti, potrebbe presto rivelare nuovi clamorosi sviluppi. Del resto era stato lo stesso pm Carbone, durante l’udienza del Riesame, a chiedere la conferma del carcere per gli indagati, dato che le attività degli inquirenti «stanno facendo luce su altri ufficiali e altri imprenditori coinvolti nello scandalo». All’identificazione dei nomi che spuntano nelle intercettazioni, oggi, quindi, potrebbero affiancarsi anche gli accertamenti finanziari e tributari che gli investigatori stanno svolgendo per ricostruire il flusso di denaro che ha alimentato l’organizzazione smantellata dall’inchiesta ribattezzata «backhanders». Infine i giudici del Riesame hanno chiarito che un’ulteriore spinta alle indagini che bisogna preservare con la custodia in carcere degli indagati, va individuata anche nella «mole di dati (anche informatici) ancora da decifrare» trovati dagli investigatori. Dati e nomi collegati «all’ingente numero di appalti e affidamenti interessati dall’attività criminale in esame» e che presto ancora far tremare le basi militari di Taranto e non solo.

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