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Aeroporti

«Fusione tra Adp e Gesac:
per la cessione di quote
pubbliche serve la gara»

L'ex direttore Enac Di Palma: l'operaazione inoltre non potrebbe avvenire tra una società pubblica e una privata

aeroporti di puglia

di FRANCO GIULIANO

La notizia secondo la quale Aeroporti di Puglia, la società aeroportuale controllata quasi interamente (per il 99%) dall’Ente regionale starebbe per perfezionare una operazione di fusione (più esattamente di concambio di azioni con la Gesac (la società aeroportuale di Napoli) trova sempre più conferme. Anche se al momento - nonostante le reazioni politiche contrarie - non c'è alcun commento ufficiale da parte della Regione Puglia su un argomento così importante.

La trattativa fra la società di Capodichino attualmente controllata al 70 per cento da F2i (a sua volta partecipata per il 51% da italiani con F2i Sgr e per il 49 per cento da due banche francesi), Città metropolitana (12,50 per cento) e Comune di Napoli (12,50 per cento) e Aliport Srl (5 per cento, gruppo Interporto di Nola), F2i (Fondi italiani per le infrastrutture) e Aeroporti di Puglia, sarebbe in una fase avanzata. 


Adp, su mandato della proprietà (la Regione) avrebbe affidato, attraverso una gara ad una società advisor, Deloitte, il compito di valutare il peso economico di Adp «al fine - dicono i manager della società - di future decisioni». Ufficialmente - aveva detto nei giorni scorsi l'amministratore unico Giuseppe Acierno - si tratterebbe solo di una indagine per capire «quanto la società pugliese vale sul mercato, in vista di scenari che potrebbero riguardare anche la privatizzazione». Una ipotesi questa già valutata anni fa dalla precedente giunta Vendola durante la gestione dell’ex amministratore di Adp, Domenico Di Paola (e inspiegabilmente abbandonata).


Di certo (stando anche a quanto riportato dalla stampa e dalla «Gazzetta») risulterebbe che oltre all’incarico affidato all’advisor «Deloitte», Adp avrebbe avuto contatti «riservati» con l’altro advisor, Unicredit, a cui si sarebbe rivolta la Gesac, la società dell’aeroporto di Napoli-Capodichino, controllata da F2i che nel 2010 ne ha rilevato il 70%. Il fondo infrastrutturale guidato da Renato Ravanelli avrebbe puntato su questo settore con l’obiettivo di creare (attraverso F2i Aeroporti) insieme a Napoli, alla Sea di Milano, alla Sagat di Torino e agli Aeroporti di Bologna un unico sistema.

A questo punto sono in molti a chiedersi: ma conviene alla Regione Puglia vendere una società aeroportuale che registra bilanci in attivo ed è considerato un fiore all'occhiello del sistema aeroportuale non solo tra le regioni del Sud? 

Ma soprattutto: la procedura finora avviata (seppure non ufficiale) sarebbe corretta da un punto di vista giuridico? 

Secondo l'ex direttore dell'Enac, Pierluigi Di Palma, come già aveva spiegato alla Gazzetta «La vendita di Aeroporti di Puglia che la Regione Puglia vorrebbe, sostanzialmente, cedere, quanto meno nella gestione, attraverso un'operazione di fusione con la Gesac di Napoli, oltre a non avere un valore reale di un progetto industriale - perché penalizza lo sviluppo economico del territorio ed, in particolare, il turismo pugliese - presenta delle delicate questioni di carattere giuridico che evidentemente non permettono tale operazione societaria».

Il primo problema riguarderebbe la concessione delle gestioni totali, per cui la Puglia ha ottenuto nel 2003 la concessione per 40 anni. Tale provvedimento prevede, all'articolo 2 e poi all'articolo 5, clausole particolarmente stringenti per l'ingresso nelle compagini aeroportuali di soci privati di maggioranza, ovvero di quelli, come in questo caso, che avrebbero la responsabilità gestionale degli scali.

Specificamente, l'articolo 2 dice chiaramente che «l'individuazione del socio privato di maggioranza (che non significa avere per forza il 51 per cento della società) deve avvenire con una procedura di evidenza pubblica, elemento cardine della trasparenza e principio fondamentale dell'azione amministrativa» a cui, evidentemente, la Regione Puglia non può e non deve sottrarsi. 

Al contrario, il rispetto di tale principio sarebbe particolarmente carente nella questione della ipotetica fusione. Non solo: In una intervista l'amministratore di Gesac ha dichiarato che l'operazione di fusione tra le due società aeroportuali si stava svolgendo nella massima segretezza, sino a che articoli di stampa non hanno fatto esplodere il caso.

Eppoi ci sarebbe l'articolo 5 dello stesso regolamento 521/97 che prevede la specifica approvazione, da parte del ministro dei trasporti, degli accordi che devono essere fatti tra il socio privato che acquisisce la gestione degli scali e il socio pubblico. Nessun accordo del genere sembra far parte del progetto di fusione, tanto è vero che, allo stato, né l'Enac né il Ministero hanno avuto conoscenza di tale operazione. 

Che potrebbe confligere con le dichiarazioni rilasciate dal ministro Graziano Delrio, in occasione di una sua visita a Grottaglie nel corso della quale aveva celebrato lo scalo tarantino quale hub europeo per lo sviluppo dei droni per una attività istituzionale di studio e di ricerca che sta richiamando l'attenzione di imprese nazionali ed estere tese a creare un importate distretto aerospaziale in quell'aeroporto. 
Scelta che, evidentemente, contrasta con l'ipotesi di fusione che viene delineata dalla Regione e dalla Gesac la cui conclusione farebbe venire meno una prospettiva industriale di grande interesse strategico per il nostro Paese.

Gli esperti di diritto farebbero notare che: per consolidata giurisprudenza amministrativa la cessione di quote pubbliche in società, deve essere fatta, in ogni caso,  con una procedura ad evidenza pubblica. Inoltre, è la stessa giurisprudenza a non aver ritenuto ammissibili alcuni progetti di fusione, quando tale operazione viene fatta tra società miste, quindi partecipate anche da privati, e società esclusivamente pubbliche come, appunto, Aeroporti di Puglia.

«In conclusione, è evidente - dice Pierluigi Di Palma, oggi a capo di un importante centro studi in questo settore - che il progetto di fusione in questione elude una normativa che lega l'azione amministrativa a percorsi di assoluta trasparenza. Potendosi in questo caso rilevare non solo una illegittimità, ma addirittura una ipotesi di illiceità dell'azione dei soggetti coinvolti in tale operazione».

Da ultimo va sottolineato il fatto che nel concambio azionario tra le due società aeroportuali, non essendoci una effettiva verifica da parte del libero mercato, il prezzo di aeroporti di Puglia potrebbe risultare penalizzante per l'azionista pubblica e, comunque, sicuramente definito in modo poco trasparente. 

Al riguardo, basti pensare che, per esempio, la patrimonializzazione di borsa della Save, società aeroportuale di Venezia che raggiunge i 12 milioni di passeggeri, è pari a circa 1 miliardo di euro. Quindi, tenendo conto che il parametro del volume dei passeggeri è l'elemento base per la valutazione della società, Adp che conta su 6 milioni di passeggeri potrebbe  raggiungere sul libero mercato quasi il 50% del valore di borsa della Save, cifra che nell'ambito di una trattativa privata con un unico soggetto sicuramente non raggiungerà, con buona pace dei cittadini pugliesi che all'eventuale esito positivo della scongiurata fusione non solo non avranno modo di essere cittadini europei grazie ad un network di voli internazionali che, sicuramente, verrà meno ma subiranno anche una penalizzazione economica nella valorizzazione di un asset economico di importanza strategica.

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