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Inchiesta case popolari
Il Pd torna in Procura

nuova iniziativa Col procuratore generale si affronta il nodo della questione morale

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LECCE - Emergenza alloggi popolari, il Pd incontra, oggi, il procuratore generale Antonio Maruccia. I vertici del Partito democratico, in testa il segretario provinciale Salvatore Piconese, chiedono chiarimenti riguardo l’esposto presentato nel 2012 sul tema delle case popolari e dell’ipotesi del voto di scambio. Sarà presente anche il senatore Salvatore Tomaselli, membro della Commissione parlamentare Antimafia.

Le indagini sono in corso. Gli indagati sono tanti. Quasi cento. E c’è pure qualche personaggio eccellente. Pesanti sono pure i reati ipotizzati. Le carte della Procura sono ancora coperte. Da quelle finora «sdoganate» si è appreso che gli inquirenti stanno indagando su «gravi e plurimi favoritismi», legati alle procedure amministrative relative alle case-parcheggio e alle sanatorie delle abitazioni occupate abusivamente.

I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria stanno ultimando gli accertamenti, mettendo ordine agli elementi raccolti, alle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche. Un lavoro condotto in gran segreto, in una stanza al secondo piano del palazzo di giustizia, nel corridoio che ospita l'ufficio del procuratore Cataldo Motta, dell’aggiunto Antonio De Donno e dell’Antimafia.

Fra i quasi cento nomi iscritti nel registro degli indagati, si diceva, ci sono anche quelli di politici e di amministratori comunali. Alcuni sono già usciti allo scoperto. Altri no, sono top secret, blindati nel fascicolo.

Si parla di alloggi assegnati agli amici degli amici. Qualcuno sarebbe stato favorito ottenendo un’indebita attribuzione di alloggi pubblici ai quali non avrebbe avuto diritto poiché privo dei requisiti necessari o perché non collocato in posizioni utili nelle graduatorie di merito.

Ma scavando nelle procedure per l’assegnazione degli alloggi, i finanzieri hanno incrociato assegnazioni ancora più sospette. Sarebbero emersi intrecci con personaggi della criminalità organizzata, che gravitano negli ambienti vicini alla Sacra corona unita. Una zona grigia, opaca, in cui sarebbero annidati affari e malaffare. Tanto almeno sospettano gli inquirenti che nell'elenco dei reati ipotizzati hanno inserito: associazione a delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, falso ideologico e materiale in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Fra i quasi cento indagati compaiono anche i soggetti che avrebbero beneficiato dell’alloggio senza averne titoli.

Tutta la questione sarebbe argomento di un rapporto che il prefetto Claudio Palomba ha inviato al presidente della commissione antimafia Rosy Bindi.

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