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9 settembre, in Puglia l'ora della furia nazista

Oltre 150 in tutta la regione le vittime civili dell'esercito tedesco

9 settembre, in Puglia l'ora della furia nazista

di Vito Antonio Leuzzi

La violenza contro i civili, nel contesto della Seconda guerra mondiale, è uno degli aspetti più drammatici di una dimensione totale del conflitto messo in luce dall’odierna indagine storiografica.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, il Comando supremo tedesco - di fronte all’inazione del governo Badoglio, della Monarchia e dei vertici militari - assunse la decisione di rafforzare la presenza nel Centro–Sud della Penisola, intensificando la sottrazione di armi e beni di prima necessità ad un paese già al limite della sopravvivenza e compiendo azioni terroristiche e crimini di guerra contro civili inermi.

I risultati di una recentissima ricerca «Atlante delle stragi nazifasciste in Italia» promossa dall’Istituto Nazionale per la storia del Movimento di Liberazione in Italia e dall’Anpi e sostenuta dalla’Ambasciata della Repubblica democratica germanica, consentono di tracciare un quadro organico della situazione determinatasi anche in Puglia nel corso della ritirata dei reparti della Wehrmacht.

L’operazione nazista di distruzione sistematica delle infrastrutture civili e militari, in particolare porti, linee ferroviarie, strade di collegamento con la Campania ed il Molise, e la gigantesca operazione contro l’Acquedotto Pugliese (Gallerie, impianti e strutture di elevamento del Canale Principale tra Atella e Ruvo di Puglia), si caratterizzò anche per la violenta intimidazione delle popolazioni. Tra il 9 settembre e la prima decade di ottobre del 1943, provocando molte vittime tra i civili inermi.

L’alto numero di morti (più di 150) in circa 30 località tra le provincie di Taranto, Bari e Foggia conferma l’effetto di un «sistema di ordini repressivi adottati contro la popolazione ed un blocco di misure per prevenirne l’indisciplina e l’ostilità». Le stragi contro vigili urbani a Barletta, contro militari sbandati - Valle Cannella (Cerignola) e Murgetta Rossi Spinazzola - e l’uccisione di diversi civili costellarono le operazioni di distruzione delle vie di comunicazioni e di minamento delle strade del Tarantino al confino con la Basilicata (Laterza) dell’Alta Murgia (Altamura, Gravina, Spinazzola, Santeramo) ed in particolare di vaste zone del territorio della Capitanata confinante con l’Irpinia, il Molise, l’Abruzzo.

In diverse altre operazioni sulla costa Adriatica, tra Manfredonia e Vieste si colpirono le imbarcazioni di profughi in fuga dall’Abruzzo verso quella parte del territorio pugliese già liberato.

La provincia di Foggia rappresentò il territorio più colpito dalle operazioni di devastazione dei reparti della Wehrmacht a partire dal capoluogo dove fu fatta saltare la fabbrica di aggressivi chimici e da Lucera, dove nell’entroterra, al tentativo di reazione degli abitanti di Ascoli Satriano, i soldati germanici non esitarono a puntare artiglierie e mortai sul paese provocando decine di vittime, tra cui diversi bambini. Solo l’intervento del vescovo, Mons. Vittorio Consigleri, evitò conseguenze ancora più gravi. La stessa situazione di terrore si verificò a Candela, con diverse azioni distruttive e di disseminazioni di mine che produssero nel tempo molte vittime (il 15 novembre ‘43 saltò in aria una corriera del servizio pubblico, provocando quindici morti e numerosi feriti gravi). In altre zone dell’Appenino Dauno, diversi civili, nel tentativo di eliminare i pericoli per la popolazione, furono dilaniati dalle mine (Serracapriola). Ancora oggi si evidenziano le vicende drammatiche di Monteleone (il 23 agosto scorso la città ha ricordato il nobile gesto di un giovane, Addorisio Rocco, caduto mentre tentava di eliminare il pericolo di una mina sulla strada di accesso alla città). In questo stesso contesto si collocano altre vittime civili per l’esplosione di mine a Sant’Agata di Puglia. Violenze contro la popolazione costellano la ritirata nazista in altre località tra cui Montecorvino, Celenza val Fortore, Volturara).

I crimini di guerra dall’esercito tedesco contro i civili italiani in Puglia, assumono dunque una estrema rilevanza per l’alto numero di vittime, per le numerose comunità e località coinvolte ed in particolare, perché tutti quegli episodi si configurano non come generiche azioni di guerra, ma come crimini in violazione alle leggi vigenti ed alle convenzioni internazionali.

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