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di Gianfranco Lattante

LECCE - Gli indagati sono tanti. Quasi cento. Di alcuni il peso specifico è notevole: indagati eccellenti. E pesanti sono pure i reati ipotizzati. È l’inchiesta sull’assegnazione degli alloggi popolari.

Le carte della Procura sono ancora coperte. Da quelle finora «sdoganate» si è appreso che gli inquirenti stanno indagando su «gravi e plurimi favoritismi», legati alle procedure amministrative relative alle case-parcheggio e alle sanatorie delle abitazioni occupate abusivamente.

I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria stanno ultimando gli accertamenti, mettendo ordine agli elementi raccolti, alle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche. Un lavoro condotto in gran segreto, in una stanza al secondo piano del palazzo di giustizia, nel corridoio che ospita l'ufficio del procuratore Cataldo Motta, dell'aggiunto Antonio De Donno e dell’Antimafia. Uffici che assicurano una riservatezza massima, assoluta. Perché nelle carte dell'inchiesta c’è roba che scotta.

Fra i quasi cento nomi iscritti nel registro degli indagati, ci sono anche quelli di politici e di amministratori comunali. Alcuni sono già usciti allo scoperto. Altri no. Sono ancora top secret, blindati nel fascicolo. Per ora, si conoscono solo i nomi di quattro indagati eccellenti: si tratta dell’assessore al Bilancio Attilio Monosi, di quello al Traffico ed alla mobilità Luca Pasqualini, del vicepresidente del consiglio comunale Antonio Torricelli e del funzionario Pasquale Gorgoni.

Roba che scotta, si diceva. Per i nomi, per gli intrecci e per i retroscena che sono emersi. Alloggi assegnati agli amici degli amici? Forse. Qualcuno sarebbe stato favorito ottenendo un’indebita attribuzione di alloggi pubblici ai quali non avrebbe avuto diritto poiché privo dei requisiti necessari o perché non collocato in posizioni utili nelle graduatorie di merito.

Ma scavando nelle procedure per l’assegnazione degli alloggi, i finanzieri hanno incrociato assegnazioni ancora più sospette. Sarebbero emersi intrecci con personaggi della criminalità organizzata, che gravitano negli ambienti vicini alla Sacra corona unita. Una zona grigia, opaca, in cui sarebbero annidati affari e malaffare. Tanto almeno sospettano gli inquirenti che nell'elenco dei reati ipotizzati hanno inserito: associazione a delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, falso ideologico e materiale in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Fra i quasi cento indagati compaiono anche i soggetti che avrebbero beneficiato dell’alloggio senza averne titoli. Un malcostume che sarebbe stato affrontato anche in occasione della visita della commissione antimafia. Nel rapporto inviato dal prefetto Claudio Palomba al presidente della commissione antimafia Rosy Bindi si fa riferimento alla questione degli alloggi. Scrive il prefetto: «Un segnale preoccupante è stato dato dal diffuso consenso elettorale verso alcuni amministratori emerso in occasione delle amministrative 2012 nelle aree di edilizia popolare». Una verifica amministrativa avrebbe fatto emergere «una prassi consolidata di assegnazione a carattere temporaneo cui non avrebbe mai fatto seguito modalità di assegnazione definitiva». Il prefetto si sofferma anche sugli alloggi assegnati ai mafiosi: «Cinque immobili comunali sono stati assegnati in via definitiva ad altrettanti personaggi indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso».

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