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fumata bianca

Via libera della Procura
alla bretella in Valle d'Itria

Primo passo per la messa in sicurezza della statale 172

Via libera della Procura  alla bretella in Valle d'Itria

di FRANCESCO CASULA

TARANTO - La Procura ionica ha autorizzato l’Anas a costruire una bretella provvisoria che permetta la ripresa del traffico in Valle d’Itria in attesa dei lavori di messa in sicurezza della strada statale 172 dei Trulli bloccata il 12 febbraio scorso dal pm Lanfranco Marazia per il rischio di crollo dovuto all’accumulo di liquami nel sottosuolo. È stato il sostituto procuratore Lanfranco Marazia, nel pomeriggio di ieri, a firmare il via libera all’istanza depositata dall’avvocato Egidio Albanese che difende la società.

Nel provvedimento il pm Marazia ha evidenziato che l’ok ai lavori permetterà la costruzione di una bretella provvisoria che collegherà i comuni di Martina Franca e Locorotondo, ma con una serie di attenzioni. Il nuovo percorso stradale, infatti, sarà parallelo al tratto sequestrato dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, e soprattutto i lavori saranno effettuati su «aree non interessate dal citato fenomeno di impaludamento». Insomma il progetto dell’Anas ha seguito tutti i vincoli imposti dalla Procura nel summit che si è svolto nei primi giorni di luglio e al quale ha preso parte anche l’assessore regionale ai Trasporti Giovanni Gianni. «La strada sottoposta a sequestro – ha chiarito in modo inequivocabile l’Anas nella sua richiesta al magistrato - non sarà interessata da tali lavori in alcun modo». La «bretella» quindi è il primo passo per un ritorno alla normalità in Valle d’Itria in attesa che partano i lavori di messa in sicurezza per ripristinare il traffico sull’importante arteria che rischiava «il crollo della massicciata stradale» con evidenti conseguenze per i veicoli in transito.

Il 2 marzo scorso l’avvocato Egidio Albanese, aveva prodotto due perizie per dimostrare che la relazione tecnica sulla quale si è basata la decisione del pm Marazia era «insufficiente» per avallare un provvedimento di sequestro che sta causando notevoli disagi alla viabilità danneggiando, secondo quanto sostenuto in aula sia il turismo che il commercio. Il tribunale del riesame, però, confermò il sequestro dando ragione al pm Marazia. Tutto iniziò l’8 febbraio scorso con il sequestro con facoltà d’uso del depuratore di Martina Franca: l’impianto fu virtualmente bloccato perché a causa del suo malfunzionamento aveva provocato, oltre all’allagamento di alcune abitazioni che si trovano sul tracciato delle tubazioni sotterranee, l’avvelenamento di alcuni pozzi della Valle d’Itria e contribuito al cedimento del terreno su cui poggia la statale dei Trulli.

Per valutare fino in fondo il rischio di cedimento del tratto stradale la Procura ionica, che ha indagato 5 persone tra cui l’ex amministratore delegato di Aqp Nicola Costantini, il suo successore Lorenzo De Santis, il responsabile dell’impianto Fabrizio D’Andria e Liborio Marcello Rainò dirigente della macroarea dell’Aqp che comprende Taranto e Brindisi, ha affidato la consulenza a un esperto che ha chiaramente spiegato nella sua relazione che «per la sicurezza della strada e degli utenti, sarebbe necessario inibire il transito veicolare a tutte le categorie di veicoli, in quanto con le progressive sollecitazioni, si avrebbe il crollo della massicciata stradale, con ovvie conseguenze sugli utenti in transito». La causa, secondo le indagini dai carabinieri guidati dal tenente colonnello Nicola Candido, è da imputare «in via esclusiva» al «mancato o gravemente deficitario funzionamento» dell’impianto di depurazione e quindi alle «condotte di totale inadempienza» messe in atto negli anni dall’Acquedotto Pugliese spa, gestore dell’impianto.

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