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il caso

Foggia, quei 20 assunti
nel call center «abusivo»
a tre mesi dalle elezioni

asl foggia

Venti assunzioni a tre mesi dal voto per le Regionali. Beneficiari soprattutto figli di sindacalisti della Asl di Foggia, dove l’ex direttore generale Attilio Manfrini ha inventato un contact center sanitario. Sì, inventato: quello che a febbraio era stato definito «un servizio a km zero» è stato affidato senza un documento. Niente gara pubblica, niente delibera, niente di niente.
Il problema, a parte le valutazioni di ordine penale e quelle di opportunità nel momento in cui alla sanità vengono richiesti nuovi sacrifici, è che adesso quei 20 operatori spingono per ottenere il rinnovo del contratto. E per trovare i soldi, ma ci arriveremo, l’appaltatore stava tentando di mettere una toppa peggiore del buco.
Inizialmente gli assunti avrebbero dovuto essere 10, ma - a tre mesi dal voto per il rinnovo del Consiglio regionale -, ne hanno presi 20: i previsti contratti full time sono diventati part-time. Per questo servizio, attivato «in via sperimentale» per 12 mesi», la Asl spenderà circa 480mila euro l’anno destinati al raggruppamento guidato dalla Gti di Trento, vincitore della gara da 16 milioni per l’informatizzazione. L’idea era di attivare il nuovo servizio attraverso l’estensione del contratto originario. Ma nei giorni in cui se ne parlava, si faceva anche campagna elettorale. E c’era un funzionario della Asl di Foggia, molto interessato alla procedura e conterraneo di Manfrini, candidato in una delle liste civiche di Emiliano: ha preso 6mila voti, ma non è stato eletto. Fatto sta che l’azienda sanitaria ha «dimenticato» di formalizzare il contratto per il contact center in una delibera. Non solo, quindi, non non si capisce a quale titolo si stia svolgendo il servizio, ma soprattutto ne consegue che la Asl non può pagare la Gpi.
La domanda principale è: serve davvero questo contact center unico tra Asl e Ospedali Riuniti di Foggia? La risposta è: non lo sa nessuno. Anche perché la Asl era già dotata (e già pagava) la Gpi per il Cup telefonico. Fatto sta che l’annunciato servizio unico, in realtà, unico non è: gli Ospedali Riuniti di Foggia hanno un call-center diverso, con un numero verde diverso, e l’integrazione è di là da venire.
Ora, dunque, c’è il problema dei sindacalisti che spingono per regolarizzare il parentame, facendolo rientrare nell’appalto originale e blindandolo per i temi a venire. E qui la storia si fa incredibile. A inizio dicembre i 57 addetti al Cup e al Ced della Asl di Foggia hanno protestato perché Gti ha manifestato l’intenzione di cambiare il loro contratto collettivo di lavoro, da quello dei metalmeccanici al meno oneroso (e meno conveniente per i dipendenti) contratto Multiservizi. Lo stesso contratto, guarda caso, già applicato per il contact center: cambiandolo ai 57 del Cup, l’appaltatore rientrerebbe dei costi per il contact center che finora ha sostenuto senza ristoro.
La vicenda è finita sul tavolo del nuovo direttore generale della Asl, Vito, Piazzolla, che ha aperto un’inchiesta interna. «Non ho idea - dice - di come sia stato effettuato il reclutamento degli addetti. Ma il progetto è stato finanziato con il quinto d’obbligo dell’appalto principale ed è stato presentato in maniera trasparente, ne hanno parlato anche i giornali. Si tratta di un esperimento, che dopo i 12 mesi sarebbe stato affidato a evidenza pubblica. Sto cercando di capire come mai non sia stato formalizzato alcun atto amministrativo». Piazzolla garantisce però che, se parentopoli c’è stata, durerà poco. «Non abbiamo intenzione - dice - di rinnovare i contratti. Se il servizio è utile, faremo una gara d’appalto insieme anche alle altre aziende ospedaliere, agli enti ecclesiastici e magari anche ai privati accreditati che vorranno partecipare al call center unico». Le elezioni, per fortuna. sono ancora lontane.

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