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la proposta

Ecomafie, il prefetto
«Un pool interforze»

La mappa dei siti inquinati. L'ipotesi in un convegno organizzato dal Sap

Ecomafie, il prefetto «Un pool interforze»

BRINDISI - «Brindisi potrebbe diventare il nuovo laboratorio nella lotta alle ecomafie» attraverso la costituzione di un tavolo al quale parteciperebbero insieme «Polizia di Stato», «Carabinieri del Noe», «Corpo forestale dello Stato» e «Guardia di Finanza».

Una sorta di organismo unico provinciale così da consentire lo scambio di dati e di informazioni sul fenomeno al fine «di realizzare una mappa - ha detto lo stesso prefetto Annunziato Vardè - dei siti tombati esistenti sul territorio della provincia nei quali giacciono - secondo le rivelazioni non solo dei pentiti ma anche dagli organi investigativi centrali - veleni che la malavita di altre regioni hanno nascosto in questi anni in Puglia e in particolare nel Salento».

L’ipotesi, che, se realizzata rappresenterebbe una novità a livello nazionale, è stata lanciata ieri nel corso di un convegno su «Ambiente, risorsa o insidia», organizzato dal Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), dalla Associazione nazionale «Liberi e Sicuri» al quale hanno partecipato lo stesso prefetto di Brindisi, Annunziato Vardè, il Questore di Brindisi, Roberto Gentile e due esperti del settore, i docenti dell’Università del Salento, prof. Ferdinando Spina (docente di sociologia giuridica) e l’avv. Saverio Sticchi Damiani.

A spiegare che esisterebbe la necessità di realizzare uno scambio di informazioni e una stretta sinergia tra tutte le forze di polizia che attualmente operano separatamente in questo ambito, «considerato una delle più ricche risorse economiche per la criminalità», è stato nel suo intervento proprio il questore di Brindisi. «Serve - ha detto - mettere a disposizione della magistratura che indaga il fenomeno e che ha una ricaduta finanziaria fortissima (non solo per la criminalità), ma anche dei risvolti sulla salute dei cittadini».

A «raccogliere» questa dichiarazione e a «rilanciarla», provocatoriamente è stato il moderatore dell’incontro, il collega della Gazzetta del Mezzogiorno Franco Giuliano che ha trasferito la proposta espressa in apertura dei lavori allo stesso prefetto di Brindisi (assente nel momento in cui il questore spiegava questa necessità di collaborazione). «Eccellenza - ha chiesto il moderatore - poco fa è stato auspicato dal questore che per combattere questo fenomeno criminale serve un coordinamento che al momento non esiste. Lei, signor prefetto, quale contributo può dare in questo senso. «Per cominciare - ha risposto il rappresentante del Governo - possiamo convocare nei prossimi giorni un “Comitato per l’ordine e la sicurezza” (che già esiste in ogni realtà territoriale) e lanciare questo progetto “di mappatura dei siti inquinati da rifiuti che al momento rimangono solo patrimonio degli uffici delle diverse forze di polizia».

Un contributo interessante è stato dato poi dai due studiosi di danni ambientali e dei reati che vengono commessi.

«I crimini ambientali - ha spiegato il prof. Spina - possono essere messi in relazione con il sistema produttivo industriale delle nostre società, per combattere i quali serve un grande lavoro investigativo che molto spesso non porta al successo per la difficoltà di condurre le indagini e accertare le responsabilità dei soggetti non solo criminali».

«La prevenzione, dunque - ha aggiunto - serve esercitarla dal basso, giorno dopo giorno e realizzata da una pubblica amministrazione efficiente e competente, attraverso il controllo da parte di una società civile attenta e rigorosa».

Quella «stessa società civile - ha detto il prof. Sticchi Damiani - alla quale compete il controllo delle autorizzazioni che la pubblica amministrazione rilascia in questo ambito, spesso con grande facilità, sbagliando.

«Il grande errore commesso in questa materia ambientale, da parte della pubblica amministrazione in Puglia - ha aggiunto - è stato proprio quello di non avere saputo esercitare una rigida funzione di controllo. Nel settore delle energie alternative abbiamo consentito che venissero realizzati impianti con una semplice “Dia” (Dichiarazione di inizio attività) che sommandole hanno consentito la mercificazione e l’inquinamento di vaste aree del nostro territorio eludendo l’obbligo di ottenere una “Autorizzazione Unica”. Commettendo nella maggior parte dei casi abusi edilizi e truffe (con le concessioni di finanziamento)».

In questo ambito la Procura di Brindisi è intervenuta con successo, interrompendo una pratica delle concessioni sbagliata e pericolosa».

In campo ambientale insomma «le autorizzazioni semplificate non vanno bene».

Il prof. Sticchi Damiani non ha escluso di trasferire a Lecce la proposta annunciata dal prefetto, mettendo insieme questa volta intorno ad un tavolo le esperienze e le informazioni di Polizia, Carabinieri, Guardai di Finanza e Corpo Forestale dello Stato, ma anche delle tre Procure delle tre provincie di Taranto, Brindisi e Lecce.

Una proposta nata in un’aula stracolma di addetti delle forze dell’ordine per celebrare un eroe che per primo in Campania denunciò la Terra dei Fuochi, vittima poi egli stesso di quei veleni che «uccidono le nostre popolazioni», proprio per una mancanza di cultura del rispetto dell’ambiente. Questo poliziotto si chiamava Roberto Mancini al cui coraggio è stato dedicato anche un film televisivo con Beppe Fiorello.

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