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invisibili

La storia di Marisa
finita tra i binari

L’altra sera quella di Maria Domenica Colabella, 50 anni, di Trani, è sembrata proprio la cronaca di una morte annunciata: travolta da un treno merci in transito sul terzo binario della stazione

incidente mortale alla stazione di Trani

di NICO AURORA

TRANI - Da Peppino a Marisa. Storie simili di disagio sociale e scelte di vita che, però, nel caso di lei, sono diventate di morte. L’anno scorso, di questi tempi, ci si affannava nel ricercare una soluzione al caso del clochard che perdeva sangue vivendo nelle sale d’attesa della stazione ferroviaria. Pareva non volersi muovere da lì, rifiutando ogni alternativa che gli venisse offerta dai servizi sociali, ma poi avrebbe accettato di entrare in una comunità: oggi le sue condizioni di salute sono meno critiche di un anno fa e, soprattutto, Peppino vive in un luogo sicuro.
L’altra sera, invece, quella di Maria Domenica Colabella, 50 anni, di Trani, è sembrata proprio la cronaca di una morte annunciata: travolta da un treno merci in transito sul terzo binario della stazione ferroviaria. A quanto si è appreso, anche il suo caso era stato segnalato da tempo ai servizi sociali sia dal «118», che spesso e volentieri le prestava soccorso per malori legati soprattutto alla sua dipendenza da alcool, sia dalle forze dell’ordine.
Purtroppo, però, la sua situazione in tutto questo tempo non era cambiata e la donna, in assenza di strutture di accoglienza che le aprissero le porte, ma anche per sua pressoché irremovibile scelta personale, aveva ormai trovato la sua dimora fissa nel vecchio capannone merci dello scalo ferroviario.

TRAGEDIA EVITABILE? - L’altra sera, forse proprio per raggiungerlo, potrebbe essere inciampata finendo tra i binari al sopraggiungere del convoglio. Se, poi, si sia trattato di un gesto estremo, saranno stati i rilievi degli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza di Trani, intervenuti sul posto per procedere, ad accertarlo. Di certo, a prescindere delle cause della morte di questa donna, se una qualsiasi struttura dei servizi sociali l’avesse presa in carico, il rischio della tragedia si sarebbe almeno attenuato, come la storia di Peppino sembra dimostrare.
Peraltro, si è conoscenza di altri soggetti senza fissa dimora che hanno eletto la stazione ferroviaria quale domicilio. Alcuni hanno piccoli precedenti di polizia, altri di dipendenze, ma parrebbero tutti nella condizione di controllare meglio i propri istinti, anche se non sono mancati pure nel loro caso momenti di tensione.

A margine della morte di Marisa Colabella, va anche detto che si sono registrati disagi con riferimento alla circolazione ferroviaria, giacché la formazione merci che ha travolto la donna è rimasta a lungo ferma in stazione. I convogli diretti verso entrambe le direzioni sono stati deviati sul primo binario per favorire salita e discesa dei passeggeri: infatti, è stato totalmente inibito l’accesso al terzo binario, sottopassaggio compreso.
E questo ha determinato rallentamenti, fino a 30 minuti, per quattro treni “Frecce”, tre intercity e quattro regionali.

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