Venerdì 10 Aprile 2026 | 09:00

«Giustizia truccata» a Trani, la Corte d'appello di Potenza rimanda gli atti in Cassazione

«Giustizia truccata» a Trani, la Corte d'appello di Potenza rimanda gli atti in Cassazione

«Giustizia truccata» a Trani, la Corte d'appello di Potenza rimanda gli atti in Cassazione

 
Nardi espulso dalla magistratura, la Cassazione conferma la sentenza disciplinare: «Le sue calunnie hanno danneggiato la giustizia»

L'appello dell'ex magistrato Nardi condannato a 16 anni. Inizia la requisitoria della Procura generale: prossima udienza il 2 luglio

Venerdì 10 Aprile 2026, 06:30

Il sostituto procuratore generale di Potenza, Maria Cristina Gargiulo, ha chiesto di respingere tutte le eccezioni preliminari avanzate dalla difesa dell’ex magistrato Michele Nardi, imputato nel processo di appello insieme ad altre quattro persone per le presunte sentenze truccate nel Tribunale di Trani dal 2014 al 2020.

La Procura generale di Potenza concluderà la requisitoria alla prossima udienza fissata per il 2 luglio. La Sezione penale della Corte d’appello del capoluogo lucano (che ha nuovamente inviato gli atti in Cassazione sulla competenza territoriale) ha fissato le udienze del 17 settembre e del 19 novembre per le conclusioni delle parti civili, poi (febbraio 2027) toccherà alle difese.

Il processo a Michele Nardi dopo la sentenza di primo grado a Lecce era stato annullato per incompetenza funzionale dalla Corte d’appello, decisione a sua volta annullata dalla Cassazione che aveva disposto lo spostamento dell’appello a Potenza. Nardi, condannato in primo grado a 16 anni e 9 mesi, è imputato insieme all’ex poliziotto Vincenzo Di Chiaro, all’avvocato Simona Cuomo, a Gianluigi Patruno e Savino Zagaria. In un differente processo di appello (udienza 7 maggio) sono invece imputati gli ex pm Antonio Savasta e Antonio Scimè ed altre tre persone che avevano optato per il rito abbreviato. I due ex pm erano stati condannati rispettivamente a 10 e 4 anni per sentenze pilotate in cambio di denaro e favori da parte dell’imprenditore Flavio D’Introno, l’unico condannato in via definitiva a seguito di patteggiamento. Savasta si era dimesso dalla magistratura mentre Scimé è transitato nei ruoli della magistratura tributaria.

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