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a Torre a Mare

Il custode del fortilizio ricorda ancora il terrore che dipinse il volto di un pittore allorquando udì un trascinar di catene e l’indistinto invocare «no, no!» («sì, sì..!», secondo altri)

fantasma a Torre a mare

di ALBERTO SELVAGGI

I pelosini, abitanti della costa inspiegabilmente ridotta a «quartiere» di quella schifezza di Bari, non ne parlano con chi risiede in città. Ma, come sapete, la «Gazzetta» annovera i migliori giornalisti del mondo. Perciò anche voi, grazie a noi, ora saprete ciò che non senza timori riveliamo.
La Torre Pelosa, simbolo del territorio, anzi, del paese marittimo meravigliosamente non globalizzato, riportata in auge dal Comitato spontaneo di quartiere Torre a Mare, è infestata. Abitata da un «fantàsima» (tipica dizione da librettista operistico romantico).
Deh! E già ci vien di guardare verso l’inquilino che posa il deretano poco tonico sulla scranna del Municipio che è condannato a guidare… Ma andiamo avanti.
Artisti che si sono avvicendati nella costruzione che domina dal 1578 il porto con i suoi marinai raccontano di avere visto un velo rosa, o bianco, fluttuare tra il ponte levatoio e le scale. Ma soprattutto udito scricchiolii, tonfi di tenebra, e intraducibili mugghi di piacere ectoplasmico non appena chiusi i battenti a mostra terminata. Mah. Altri favellano di sparizioni di oggetti senza passaggio umano. Il custode del fortilizio ricorda ancora il terrore che dipinse il volto di un pittore allorquando udì un trascinar di catene e l’indistinto invocare «no, no!» («sì, sì..!», secondo altri). Tanto che l’artista che aveva esposto in quei vani fuggì in preda all’istinto di immolarsi su un pennone di barca con sciabole di pescespada avariato (questa veramente la abbiamo aggiunta noi, ma il resto è vero).
Più di un frequentatore della piazza ha segnalato un’apertura nella parete lato mare della Torre Pelosa, che si allargherebbe di notte, di forma quadrata… Nell’edificio quadrato… (e qui vi abbiamo dato un altro sottile indizio, o Lettori, rifacendoci allo stile dei gialli di Gianrico Carofiglio).

Un attivista fanatico del recupero della Torre, peraltro animato da campanilismo ossessivo (è iscritto al Fronte Razzista Pelosino, legato a Le Pen padre), tale Francesco Ventrella, a tempo perso consulente legale, parla di «preoccupazione diffusa in paese». E di «dispute perfino sui natali» della presenza oltremondana. Secondo alcuni avrebbe origini spagnole come il luogo che abita (speriamo almeno non sia leccese e non balli la pizzica, dato che il salentino Cesare Schiero si aggiudicò l’appalto). Per la maggioranza sarebbe noiano, cioè di Noicattaro. Tanto che lo stesso Ventrella avrebbe ascoltato versi che sotto maestrale riecheggiano vagamente il tipico «’a plòus, ‘a plòus!» (la pelosa, la pelosa!) di quei paraggi.
Ma noi della «Gazzetta» siamo in grado di svelare il mistero del Fantasma della Torre di Torre a Mare. Sappiano i gentili Lettori, e soprattutto gli abitanti del borgo, che la costruzione di avvistamento fu teatro delle peripezie sessuali del sindaco dal cranio cubicizzato. Ancor fanciulletto Antonio Decaro, pelosino doc, con la nuca da calata (ma forte) che si ritrova e i pantaloni appennuti, quivi si coperse delle pustole del peccato, quando ancora non c’eravamo noi a seguire le sue gesta e a punirlo con furore sacro (pentiti, Decaro, pentiti, Decaro!).
Mentre l’ignaro padre Ninuccio poco più in là veniva placcato da assistiti Asl e municipalizzate marchiati Psi (come ancora oggi nel bar M.Ago.Giò, dove è solito consumare la colazione) e la mammetta Isa insegnava, egli peccava con ragazzette strappando loro velo di virtù.
Da cui (e anche qui ci rifacciamo alla lezione di Gianrico Carofiglio) ne consegue che: il lenzuolo che taluni affermano di aver visto levitare è rosa in segno di appartenenza al genere femminile, e non bianco. Che lo spirto d’abisso è di una pulzelletta bruttata dal sindaco che meriterebbe la pena della «disarticolazione dei ginocchi sulle bilie», o delle «docce fredde con fregagioni d’ortica» contro le fiamme divoratrici della voluttà, come consigliavano nelle università medievali. Che la poverella disonorata clama giustizia senza pace. Che l’apertura quadrata nella parete della fortezza è un ulteriore riferimento al Decaro, detto «Capa Quadrata». E che pertanto (ah, qual conclusione magistrale!) non bisogna più parlare di un semplice «fantasma di Torre Pelosa», bensì del Fantasma Sessuale della Torre di Torre a Mare.

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