Il provvedimento cautelare è stato emesso dalla magistratura salentina, che ha competenza ad indagare su magistrati in servizio nel distretto della Corte d'Appello di Bari.
Ancona era stato recentemente rinviato a giudizio dal Gip del tribunale di Lecce per un presunto episodio di tentativo di concussione ai danni del Consorzio che studia l'Uomo di Altamura.
Al giudice Ancona sono contestati vari episodi di concussione sui quali per il momento non si sono appresi particolari. La vicenda per la quale Ancona è stato invece già rinviato a giudizio nel gennaio scorso (il processo è stato fissato per il 18 giugno 2008) è la stessa per la quale un altro magistrato barese, Michele Salvatore, venne condannato nell'ottobre 2007 a quattro anni di reclusione.
Salvatore fu condannato con l'accusa di aver chiesto nel 2003, tramite un complice, una mazzetta da 75.000 euro per emettere una sentenza favorevole al Consorzio Digamma che studia l'Uomo di Altamura (lo scheletro calcificato risalente ad un'età collocabile intorno ai 250.000 anni fa). Con Salvatore fu condannato un consulente tecnico d'ufficio del tribunale di Bari, Domenico Lorusso, accusato di aver chiesto la mazzetta a un rappresentante del consorzio Digamma, il prof. Vittorio Pesce Delfino, che denunciò i fatti alla polizia. Secondo l'accusa, per accreditarsi presso Pesce Delfino, e per dimostrare di non essere un millantatore, Lorusso esibì al docente universitario due ordinanze manoscritte del tribunale che avrebbero potute essere emesse se veniva versata o meno la tangente: nella prima Lorusso veniva nominato consulente nella causa avviata dal consorzio Digamma e dava ragione allo stesso consorzio; nell'altra, invece, le ragioni del consorzio venivano rigettate.
Secondo le indagini compiute a Lecce, la grafia delle due ordinanze era del giudice Ancona, ritenuto complice del suo collega Salvatore e di Lorusso.
Dopo la condanna, per quanto riguarda Salvatore, e il rinvio a giudizio, per quanto riguarda Ancona, entrambi i magistrati hanno continuato a prestare servizio nel tribunale di Bari.
















