Martedì 22 Gennaio 2019 | 17:19

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La «Via del blues» è sempre quella pure dopo 40 anni

di NICOLA MORISCO 
BARI - Hanno superato i quarant’anni di attività, ma la strada è sempre quella: il blues e i suoi dintorni. «Via del blues», la band più longeva barese, ha da poco pubblicato il nuovo album, il quarto per la precisione, intitolato World out there (i precedenti sono Trouble trouble - 2003, Let the band play! -2005, Another way-2009)
La «Via del blues» è sempre quella pure dopo 40 anni
di NICOLA MORISCO 

Hanno superato i quarant’anni di attività, ma la strada è sempre quella: il blues e i suoi dintorni. «Via del blues», la band più longeva barese, ha da poco pubblicato il nuovo album, il quarto per la precisione, intitolato World out there (i precedenti sono Trouble trouble - 2003, Let the band play! -2005, Another way-2009). 

I componenti storici della band, Gino Giangregorio (chitarra) e Dino Panza (armonica) e i più recenti Gaetano Quarta (voce), Luigi Catella (basso) e Marco Barile (batteria), hanno sempre avuto una forte simpatia verso la «musica del diavolo» (come alcuni definiscono il blues, ndr). Ma è stato anche un modo per guardare, così come recita la traduzione in italiano del titolo dell’album, il «mondo lì fuori» sin dal lontano 1969, anno della costituzione, tra le prime blues band del Sud Italia. Negli anni si sono avvicendati diversi musicisti, anche se il punto di riferimento è sempre rimasto il blues di Chicago. 

Con impegno e passione hanno saputo attingere anche da altri generi derivanti, come country blues, blues urbano, British blues, rhythm ‘n’ blues, rock e rock-blues, aggiungendo tutte le sfumature possibili e arrivando all’ultimo lavoro discografico che segna la cifra stilistica del quintetto. Realizzato quasi interamente in presa diretta, World out there si compone di undici brani inediti in cui la formazione dichiara il suo amore per il blues e, soprattutto, per certi artisti e sonorità. Il brano iniziale (Like the) shot of a gun, a esempio, è un chiaro atto d’amore nei confronti di chitarristi come Stevie Ray Vaughan, Jimi Hendrix e Rory Gallagher, artisti citati anche nel testo della canzone. 

Il blues elettrico scorre come un treno, con timidi ritmi in levare e straordinari incursioni dialoganti tra la chitarra di Giangregorio e l’ar monica di Panza, come sempre devoto al grande armonicista Junior Wells. Gli stessi strumenti li troviamo in evidenza anche nel brano successivo, Big Dave, mentre in My bad luck appaiono anche timidi accenni al funk, e a qualche tipico stop and go alla Led Zeppelin. 

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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