“Dietro il raggiro c'era un’organizzazione molto efficiente”, ha affermato il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere Luigi Gay nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina presso gli uffici della Procura.
In totale sono 17 i soggetti arrestati (8 in carcere, 9 ai domiciliari, ndr), per reati che vanno dall’associazione a delinquere alla truffa, dai carabinieri di Sessa Aurunca guidati dal capitano Antonio Ciervo in esecuzione delle ordinanza emessa dal gip sammaritano Massimo Urbano (la richiesta è del pm Michele Caroppoli, ndr).
La mente della maxi-raggiro, è emerso, è il casertano di 44 anni Vincenzo Bruno, titolare di un centro per le scommesse sportive i cui incassi, negli ultimi due anni, erano diminuiti a causa della crisi; così l’imprenditore ha pensato bene di creare a metà 2011 un sistema di vendita di polizze esistente solo sulla carta, affidandosi a un nucleo di venditori ufficialmente dipendenti di una società di brokeraggio (la Valeria Broker Italia) effettivamente attiva ma totalmente ignara della situazione.
In pochi mesi il gruppo avrebbe guadagnato oltre 800mila euro.
Le polizze false, quasi del tutto simili a quelle originali, venivano stampate in una tipografia di Villa Literno, che è stata però chiusa durante l’inchiesta quando gli indagati hanno capito di essere seguiti dai carabinieri. Il call-center dotato di un numero verde, invece, era nell’ abitazione di una donna di Castel Volturno.
In tutto sono state sequestrate quasi 4000 polizze, ma c'è il sospetto che l’organizzazione ne abbia immesse sul mercato oltre 20mila. Tra gli arrestati la 49enne Diletta Iuliano, colei che rispondeva al falso call center, e due soggetti considerati vicini a clan camorristici: il 24enne Dionigi Catena, ritenuto contiguo ai Casalesi e il 40enne Vincenzo Mariniello, vicino all’omonima cosca operante ad Acerra (Napoli).
Il business, è stato accertato, non era però controllato dalla camorra; i clan del posto però, avendo comunque inteso l'alta redditività dell’attività, hanno chiesto una tangente di 5mila euro mensile all’organizzazione; circostanze emerse durante le intercettazioni ambientali e telefoniche.
Sul punto le indagini proseguono. Non sarebbero invece emersi profili di responsabilità a carico delle compagnie assicurative, le più note in Italia, alcune delle quali hanno presentato denuncia. Gli indagati in qualche caso di appoggiavano infatti presso gli uffici delle assicurazioni.
















