TARANTO - Ci sono andati per la prima volta, su quel maledetto pozzo. Concetta Serrano Spagnolo e suo marito Giacomo Scazzi, i genitori della piccola Sarah, ieri pomeriggio hanno visitato il luogo di morte che ha accolto per oltre 40 giorni il cadavere della 15enne. Un fondo agricolo, ulivi, sterpaglie, tratturi. Qui il pozzo cisterna del quale non ti accorgi se non ne conosci l’esistenza. Mamma Concetta e papà Giacomo sono stati accompagnati da uno dei loro avvocati, Nicodemo Gentile. Ben poco si è saputo della loro sosta dinanzi a quel sepolcro vuoto. «Gran silenzio», sussurrano persone vicine alla coppia alludendo alle pochissime parole che i due si sono scambiati, probabilmente sopraffatti dall’emozione.
Ma quanto è credibile Michele Misseri? È quando è credibile: il 6 ottobre quando si autoaccusa dell’omicidio, dell’occultamento e del vilipendio di Sarah Scazzi o il 15 ottobre, quando tira in ballo la figlia Sabrina, accusandola del sequestro e del concorso nell’uccisione della 15enne? Sono queste le domande che aleggiano sullo sfondo dell’inchiesta sul caso-Scazzi che, con l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Sabrina Misseri, sembra avviata alla sua completa definizione. Minare la credibilità di Michele Misseri è l’obiettivo che si prefiggono ormai da giorni Vito Russo e Emilia Velletri, gli avvocati ingaggiati da Sabrina Misseri su consiglio del parroco di Avetrana don Dario De Stefano. Per l'avv.Russo, «l'ennesima versione» che Michele Misseri si accinge a fornire, così come annunciato dal suo avvocato Daniele Galoppa, «non potrà fare altro che minare la credibilità del papà di Sabrina». Non solo. Vengono sollevati anche dubbi sulle condizioni psicofisiche nelle quali si trovava Michele Misseri il 15 ottobre, giorno del nuovo, importante, interrogatorio. Dubbi che però allo stato contrastano con le certificazioni rilasciate dall’infermeria del carcere anche se i legali di Sabrina hanno annunciato che faranno anche indagini difensive e dunque non si può escludere qualche attività su questo delicato fronte.
Ieri i legali di Sabrina Misseri hanno cercato di avere dall’ufficio del gip Martino Rosati un estratto degli atti inviati dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto Mariano Buccoliero per chiedere la custodia in carcere della 22enne ma le copie non erano ancora pronte. Gli avvocati vogliono capire cosa altro c’è nelle carte della Procura per mettere a punto la strategia difensiva che potrebbe articolarsi su un doppio binario: ricorso in Cassazione «per saltum» nel tentativo di minare il provvedimento di fermo (il punto più debole sarebbe il pericolo di fuga motivato unicamente con i gravi reati rubricati a Sabrina), appello al tribunale del riesame per far cadere l’ordinanza di custodia cautelare, sollevando in maniera particolare una questione sul ritardo con il quale è stato emesso il provvedimento rispetto alla convalida del fermo (sono passati 3 giorni invece delle previste 48 ore).
Anche gli investigatori, guidati dal tenente colonnello Antonio Russo, attendono la prossima settimana per dispiegare ulteriori accertamenti. L’ordinanza del gip Rosati cristalizza il quadro investigativo, collocando il luogo del delitto nel garage di casa Misseri e mettendo sulla scena del crimine papà Michele e la figlia Sabrina. Sul ruolo che i due avrebbero avuto nell’uccidere materialmente Sarah ci si basa però unicamente sul racconto di Michele che quando verrà risentito - non a breve, comunque - potrà fornire una versione definitiva su questo aspetto. Domani a Roma, nei laboratori dei carabinieri del Ris, si svolgeranno invece gli accertamenti tecnici irripetibili sui reperti biologici e sul telefonino di Sarah, una verifica che da un lato servirà a capire se davvero il cadavere è stato profanato e a conoscere chi ha toccato il cellulare della ragazzina dopo il suo omicidio. La famiglia Scazzi ha nominato quale consulente di parte l'ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano mentre gli avvocati di Sabrina hanno affidato l’incarico al professor Testi.
«Non si può fare a meno di riflettere - ha detto ieri l'avv. Walter Biscotti, uno dei due legali della famiglia Scazzi - su come, soprattutto Concetta, sia stata psicologicamente sviata in ordine ai suoi pensieri per 42 giorni da chi assiduamente le suggeriva di indagare sul marito, su romeni e quant'altro. Noi ci atteniamo agli atti».















