POTENZA - Trenta minuti in balìa dell’assassino che aveva tentato di violentarla. Tredici coltellate che il killer ha firmato con il taglio di ciocche di capelli. Così è morta Elisa Claps quel 12 settembre del 1993, nel sottotetto della chiesa della Trinità, a Potenza. La ricostruzione dell’accaduto è contenuta nelle 250 pagine della perizia autoptica del prof. Francesco Introna, ieri consegnata agli avvocati di parte dopo quasi due mesi di «secretazione».
La ragazza è stata accoltellata con un temperino lungo circa 5,5 centimetri («attendibilmente – scrive il perito – fu usato un mezzo monotagliente»). Tredici colpi «che hanno procurato 12 lesioni da punta e taglio e una da taglio». Nove l’hanno raggiunta alle spalle, 4 davanti. I fendenti che raggiunsero la vittima – si legge nella perizia – «erano tutti orientati dal dietro in avanti, sia pure con diversa inclinazione».
L'unica lesione rilevabile da taglio – precisa ancora il perito – «attinse la vittima in corrispondenza delle regioni laterali dell’emitorace destro». Il medico legale, Introna sottolinea che «per quanto ricercate», non sono risultate rilevabili lesioni «indicative di una morte, o della messa in opera di tentativi asfittici, per strozzamento e soffocamento». Elisa, insomma, sarebbe morta dissanguata. Così ha pagato la sua opposizione allo stupro.
Lo deduce Introna dagli indumenti di Elisa: i pantaloni e le mutandine erano abbassati al di sotto dei fianchi e «il reggiseno rotto anteriormente a livello della giunzione delle coppe». Un altro elemento che fa pensare al tentativo di violenza sessuale è rappresentato da alcune lesioni lacero-contuse riscontrate sulla salma all’altezza della coscia destra e delle mammelle. La perizia non dice esattamente dov’è morta Elisa, ma ritiene verosimile che sia deceduta nel locale dell’incontro con l’assassino, perché sarebbe stato particolarmente complicato trasportare il corpo fin lì da un’altra zona dell’edificio.
Ci sono, invece, chiari segni di trascinamento: «La salma - scrive Introna - fu trascinata per i piedi, fatta rotolare lateralmente, fino al sito in cui fu rinvenuta». Qui è avvenuta la decomposizione del corpo, in una zona particolarmente ventilata e con una conformazione tale da impedire la fuoriuscita di «effluvi cadaverici». Il taglio delle ciocche di capelli riscontrato dalla perizia autoptica è elemento che unisce gli omicidi di Heather Barnett ed Elisa Claps, addensando i sospetti su Danilo Restivo che fin dall’adolescenza è stato vittima di un’«ossessione tricologica», di una mania per le chiome delle ragazze. «È del tutto attendibile che le ciocche tagliate, già intrise di sangue - scrive Introna - furono recise di netto dopo la morte, dopo che la salma fu posizionata nel sito di rinvenimento».
Ciocche di capelli, modalità dell’omicidio e considerazioni della Procura fanno convergere i sospetti su Restivo. Ma l’avvocato difensore di Danilo, Mario Marinelli, smonta il teorema accusatorio: «Non c’è uno straccio di prova che dimostri la colpevolezza del mio assistito».
















