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In Puglia e Basilicata

il caso

Violenza sessuale, il premio Oscar Paul Haggis torna libero

Caso Haggis: il regista premio Oscar in Tribunale per incidente probatorio

La Gip di Brindisi accoglie l'istanza di revoca dell'arresto dopo 16 giorni

04 Luglio 2022

Redazione online

BRINDISI - Il regista e sceneggiatore premio Oscar Paul Haggis è tornato in libertà dopo sedici giorni agli arresti domiciliari con le accuse di violenza sessuale e lezioni aggravate nei confronti di una 28enne inglese. Gli abusi - secondo l’accusa - sarebbero avvenuti in un b&b di Ostuni dal 12 al 15 giugno. La gip del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, ha accolto l’istanza di revoca dell’arresto presentata il 30 giugno scorso dal difensore, il penalista barese Michele Laforgia. Haggis era agli domiciliari dal 19 giugno. Il 29 giugno, su richiesta della Procura, la presunta vittima è stata sentita in un lungo incidente probatorio.

Il racconto della 28enne inglese, presunta vittima di violenza sessuale da parte del premio Oscar Paul Haggis, fatto nel lungo incidente probatorio del 29 giugno scorso, «non solo ha confermato l’assenza di contegni violenti costrittivi da parte dell’indagato al fine di consumare gli atti sessuali, ma ha rivelato una complessa vicenda che sfuma l'originario giudizio espresso nella ordinanza» che aveva disposto gli arresti domiciliari per il regista, e cioè la «incapacità di Haggis di resistere ai propri istinti sessuali». Lo scrive la gip di Brindisi Vilma Gilli nel provvedimento di revoca della misura cautelare.

La gip spiega che «le modalità di incontro tra indagato e persona offesa, la spontanea permanenza» della donna «presso la residenza dell’indagato anche successivamente agli abusi, i momenti di convivialità tra loro durante le giornate o l’ordinaria messaggistica dei propri impegni/spostamenti, le modalità di commiato adottate dalla persona offesa, sono espressione di una complessità di interazioni tra le parti che, anche laddove meritevole di approfondimento, allo stato affievolisce il giudizio negativo della personalità di Haggis quale soggetto incline a esercitare violenza, fisica o psichica, in danno di terzi».

La difesa: «Certi che sarà acclarata totale innocenza»

«Siamo certi che in tempi altrettanto brevi sarà definitivamente acclarato che Haggis non ha commesso alcun reato ed è completamente innocente rispetto alle gravi accuse mosse nei suoi confronti, come abbiamo sempre detto». Lo dichiara l’avvocato Michele Laforgia, il difensore del regista premio Oscar Paul Haggis, arrestato per violenza sessuale e oggi tornato in libertà dopo 16 giorni. «Il provvedimento di revoca del giudice per le indagini preliminari - spiega il legale - dà atto non solo dell’assenza di qualsiasi esigenza cautelare, ma ha confermato 'l'assenza di contegni violenti o costrittivì da parte di Paul Haggis. È un risultato importante - prosegue Laforgia - , che conferma la versione offerta sin dal primo momento da Haggis sulla spontaneità e volontarietà del rapporto intrattenuto con la denunciante e dimostra come il nostro sistema processuale sia in grado, in tempi brevi, di rimediare agli errori e restituire la libertà a chi ne ha diritto».

Gip: «Fondatezza accuse in Usa non verificata»

«La pendenza giudiziaria a carico di Haggis presso la Corte dello Stato di New York non offre significatività al rischio di reiterazione in quanto ha natura meramente civilistica, in assenza di una verifica, anche solo investigativa, della fondatezza delle accuse e della assenza di intento calunnioso». Lo scrive la gip del Tribunale di Brindisi Vilma Gilli nel provvedimento con il quale ha disposto la revoca degli arresti domiciliari per il regista premio Oscar Paul Haggis, detenuto dal 19 giugno a Ostuni per violenza sessuale su una 28enne inglese.
La giudice motiva la sua valutazione sulle accuse negli Usa sulla base di quanto «documentato dalla difesa dell’indagato e in assenza di smentite della pubblica accusa o dei difensori della persona offesa».
La gip ritiene, quindi, «fortemente affievolite» le esigenze cautelari, anche con riferimento al rischio di inquinamento probatorio. A questo proposito, la giudice evidenzia che, dopo l'incidente probatorio, «non è ipotizzabile, neppure in astratto, che l’indagato o terzi a lui vicini possano oggi determinare una rivisitazione/alterazione dei contenuti accusatori acquisiti, che sono senza dubbio stigmatizzati».

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