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In Puglia e Basilicata

Giustizia

Lerario chiede l’abbreviato, slitta il processo per le mazzette

Lerario, appalti urgenti per tv e frigoriferi: così l'ex dirigente usò i soldi della Protezione civile

L’ex dirigente della protezione civile e l’imprenditore Leccese scelgono il procedimento alternativo. Davanti al tribunale collegiale solo Mottola

27 Maggio 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - L’ex dirigente regionale Mario Lerario e l’imprenditore Luca Leccese hanno chiesto il giudizio abbreviato. Il processo per tangenti a carico dell’ex capo della Protezione civile pugliese slitta dunque a oltre il 16 giugno, data fissata ad aprile dal gip Anna Perrelli dopo la richiesta di giudizio immediato cautelare avanzata dal procuratore Roberto Rossi e dall’aggiunto Alessio Coccioli.

Lerario, Leccese e l’altro imprenditore Donato Mottola sono stati arrestati il 23 dicembre nell’ambito dell’indagine della Finanza sulle tangenti negli appalti della Protezione civile. Tutti e tre sono ancora agli arresti domiciliari, con Lerario che ha trascorso circa tre mesi in carcere. L’ex dirigente (assistito dall’avvocato Michele Laforgia) ha, come previsto, chiesto di essere giudicato in abbreviato, cioè allo stato degli atti, per beneficiare dello sconto di pena previsto. Nel caso particolare della richiesta di giudizio immediato cautelare (che salta l’udienza preliminare), questo comporta che il procedimento debba tornare indietro: sarà il gup Marco Galesi, cui è stato assegnato il fascicolo, a fissare la data dell’udienza. Il 16 giugno, davanti alla Prima sezione collegiale del Tribunale di Bari (presidente Marrone) comparirà invece il solo Mottola (difeso dagli avvocati Bruno e Tolentino).

L’accusa ritiene che Lerario, 49 anni, abbia truccato almeno cinque appalti per 2,8 milioni a favore di Leccese e altrettanti per 2,5 milioni a favore di Mottola, aggiudicando loro gare che non avrebbero dovuto vincere: per questo l’accusa è di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, fattispecie più grave rispetto alla corruzione impropria contestata in fase cautelare. L’arresto è scattato in flagranza dopo che la microcamera installata nell’auto di Lerario ha registrato la consegna di 10mila euro da parte di Leccese. Il giorno precedente il dirigente aveva preso un pacco regalo di Mottola in cui erano nascosti altri 20mila euro. I tre hanno sostanzialmente ammesso la consegna del denaro. Una consulenza tecnica sugli appalti chiesta in questi mesi dalla Procura ha permesso di accertare che le procedure di gara sarebbero state alterate per permettere la partecipazione delle imprese di Mottola e Leccese nonostante la mancanza dei requisiti. Da qui la diversa accusa nei loro confronti, sui cui dovrà ora decidere un Tribunale.

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