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Padre Pio nella cripta: da oggi non è necessario vedere per credere

Padre Pio nella cripta: da oggi non è necessario vedere per credere
SAN GIOVANNI ROTONODO -  «Non è necessario vedere per credere», dice monsignor Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste e San Giovanni Rotondo, nella cripta che racchiude le spoglie di Padre Pio. Da oggi i resti mortali del santo sono rinchiusi in un sarcofago rivestito di lastre d’argento punzonate, donato da una benefattrice foggiana. Dopo 17 mesi e la visita di 8 milioni e 600mila pellegrini, si è conclusa l’ostensione, l’esposizione pubblica del corpo del frate di Pietrelcina. La decisione l’hanno presa i frati Minori Cappuccini.
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25 Settembre 2009

di Gaetano Campione

San Giovanni Rotondo -  «Non è necessario vedere per credere», dice monsignor Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste e San Giovanni Rotondo, nella cripta che racchiude le spoglie di Padre Pio.

Da oggi i resti mortali del santo sono rinchiusi in un sarcofago rivestito di lastre d’argento punzonate, donato da una benefattrice foggiana. Dopo 17 mesi e la visita di 8 milioni e 600mila pellegrini, si è conclusa l’ostensione, l’esposizione pubblica del corpo del frate di Pietrelcina. La decisione l’hanno presa i frati Minori Cappuccini.

Spiega il ministro provinciale, frate Aldo Broccato. «Abbiamo voluto conformare questo luogo con quelli in cui si venerano San Francesco e Sant’Antonio». Una scelta precisa, quella del sarcofago, perché la venerazione deve «andare al di là dei sensi e va alimentata col cuore». Un ragionamento che i pellegrini in attesa sul sagrato del convento comprendono a metà. E criticano. Per molti di loro sarebbe stato meglio poter pregare davanti alla maschera di silicone che ricostruiva il viso di San Pio: «Era come poter chiacchierare con lui», incalza Anna Perunnu, 70 anni, arrivata dalla Sardegna.

Padre Pio, il santo di tutti, il santo della gente, fa parlare più da morto che da vivo. Lui, lo aveva previsto. La cerimonia dell’addio è stata lunga ed ha registrato alcune ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia, concludendosi esattamente dopo otto ore e 9 minuti. Alle 6,15 è stato dato il via all’iter programmato. Laborioso e complesso. Alle 14,24 il coperchio in argento del sarcofago è stato sigillato: tra le mani di San Pio un crocifisso e il libretto della regola francescana.

Sul suo volto non c'è più la maschera in silicone, sostituita da un piccolo sudario in lino bianco, mentre il saio indossato è lo stesso utilizzato nell’esposizione al pubblico. Il corpo è stato posato su un materassino riempito di grani di gel di silicio, materiale in grado di mantenere inalterato il tasso di umidità. Mentre il cuscino sotto il capo è lo stesso dell’esumazione. Le spoglie - che emanavano il caratteristico odore forte del creosoto, sostanza utilizzata per la conservazione - sono state chiuse in una teca in plexiglas sigillata con un nastro di raso rosso e riempita di gas inerte (Argon) necessario per evitare la proliferazione di muffe e microrganismi.

All’esterno, in caratteri dorati, la scritta latina: «Sanctus Pius a Pietrelcina». Dopo i sigilli posti dall’arcivescovo Michele Castoro, la teca è stata inserita nel sarcofago rivestito di legno chiaro e ricoperto da fogli d’argento, realizzato a Parigi dal maestro georgiano Goudji. L’artista dovrà completare nei prossimi mesi l’opera sotto l’aspetto iconografico, lavorando direttamente a San Giovanni Rotondo.

I momenti liturgici, le lodi mattutine e alcune fasi tecniche, come l’inserimento dell’urna nel sarcofago, sono avvenuti - come ha ricordato il vescovo - «alla presenza di pochi testimoni privilegiati di questo storico evento»: i frati del convento, il ministro provinciale dei frati Minori Cappuccini, sei pronipoti del frate di Pietrelcina, la commissione medico-scientifica guidata dal bio-chimico Nazareno Gabrielli (che era a capo della commissione di periti che, il 2 marzo del 2008, aprì la bara di Padre Pio), i componenti del tribunale ecclesiastico, il sindaco del Comune garganico, autorità militari, il direttore della Casa Sollievo della Sofferenza, alcuni devoti e un pool di giornalisti.

Prima della chiusura del sarcofago c'è stata la lettura pubblica del verbale delle fasi salienti della giornata. Una copia dell’atto conclusivo, firmata dall’arcivescovo e da numerosi testimoni, è stata inserita nel sarcofago, sollevato dai frati cappuccini con delle corde e appoggiato sulla lastra di marmo del piedistallo al centro della cripta. E infine l’applauso. Tra fede, commozione e devozione.

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