Venerdì 18 Giugno 2021 | 17:37

NEWS DALLA SEZIONE

L'emergenza
Basilicata zona bianca: Speranza telefona a Bardi

Basilicata zona bianca: Speranza telefona a Bardi

 
il processo
Ucciso durante una rapina: Regione Puglia e associazione Panunzio parti civili

Ucciso durante una rapina: Regione Puglia e associazione Panunzio parti civili

 
La decisione
Ex Ilva, un monumento-simbolo per gli operai morti

Ex Ilva, un monumento-simbolo per gli operai morti

 
La tragedia
Surbo, intrappolato tra le fiamme: muore 64enne

Surbo, intrappolato tra le fiamme: muore 64enne

 
Giustizia svenduta
Lecce, l'imprenditore Flavio D’Introno condannato a due anni e sei mesi di reclusione.

Lecce, l'imprenditore Flavio D’Introno condannato a due anni e sei mesi di reclusione

 
Il bollettino regionale
Coronavirus, oggi in Puglia 106 casi positivi e 4 morti

Coronavirus, oggi in Puglia 106 casi positivi e 4 morti

 
l'emergenza
Contagi in aumento nel Barese, effetto zona bianca

Contagi in aumento nel Barese, effetto zona bianca

 
formazione
I giovani e il lavoro dopo la laurea: il Politecnico di Bari sopra la media Italia

I giovani e il lavoro dopo la laurea: il Politecnico di Bari sopra la media Italia

 
La storia
Foggia, poliziotto accompagna all'altare una nigeriana che salvò 23 anni fa

Foggia, poliziotto accompagna all'altare una nigeriana che salvò 23 anni fa

 
la ripartenza
«L’economia pugliese e lucana sta rifiorendo dopo la pandemia»

«L’economia pugliese e lucana sta rifiorendo dopo la pandemia»

 
L'arresto
Bari, maltratta la compagna: fugge ma viene arrestato

Bari, maltratta la compagna: fugge ma viene arrestato

 

Il Biancorosso

verso il futuro
Il Bari di Mignani vira verso il 4-3-1-2

Il Bari di Mignani vira verso il 4-3-1-2

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariL'iniziativa
Bari, al via i lavori per il parchetto dei cani

Bari, al via i lavori per il parchetto dei cani

 
PotenzaL'emergenza
Basilicata zona bianca: Speranza telefona a Bardi

Basilicata zona bianca: Speranza telefona a Bardi

 
Foggiail processo
Ucciso durante una rapina: Regione Puglia e associazione Panunzio parti civili

Ucciso durante una rapina: Regione Puglia e associazione Panunzio parti civili

 
PotenzaIl Bollettino
Potenza, 14 positivi su 660 tamponi esaminati

Basilicata da lunedì in zona bianca

 
LecceLa tragedia
Surbo, intrappolato tra le fiamme: muore 64enne

Surbo, intrappolato tra le fiamme: muore 64enne

 
BatGiustizia svenduta
Lecce, l'imprenditore Flavio D’Introno condannato a due anni e sei mesi di reclusione.

Lecce, l'imprenditore Flavio D’Introno condannato a due anni e sei mesi di reclusione

 
Brindisinel brindisino
Oria, furgone in retromarcia senza freni: tragedia sfiorata

Oria, furgone in retromarcia senza freni: tragedia sfiorata

 
TarantoMonitoraggio
Taranto, in carcere 34 positivi ma uno solo è ricoverato

Taranto, in carcere 34 positivi ma uno solo è ricoverato

 

i più letti

Il caso

Bari, nuovo arresto per ex gip: sospetto Dda che custodisse armi per il clan La difesa rinuncia al Riesame

Arrestato anche caporal maggiore dell'esercito. Il provvedimento è stato notificato in carcere dove l’ex giudice è detenuto dal 24 aprile scorso per corruzione in atti giudiziari

«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

L’ex gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis potrebbe aver custodito armi anche per conto della criminalità organizzata. È quanto emerge dagli atti della Dda di Lecce che ieri hanno portato ad una nuova misura cautelare in carcere per traffico di armi, anche da guerra, nei confronti dell’ex giudice, già detenuto per corruzione in atti giudiziari. «E' di fondamentale importanza - si legge nell’ordinanza - l’accertamento in merito sia alla provenienza delle armi sia alla possibile detenzione delle armi anche per conto di soggetti terzi, appartenenti a persone orbitanti nell’ambito della criminalità organizzata locale».

Dopo la perquisizione del 9 aprile scorso, nella quale De Benedictis fu colto in flagranza dopo aver intascato una tangente dall’avvocato penalista barese Giancarlo Chiariello (anch’egli in carcere dal 24 aprile per il concorso nella corruzione in atti giudiziari), l’ex giudice cominciò a preoccuparsi di essere «smascherato» anche sulla detenzione illecita dell’arsenale, poi sequestrato ad Andria il 29 aprile.
Parlando al telefono con il caporal maggiore capo scelto dell’Esercito italiano Antonio Serafino (anch’egli in carcere da ieri nell’ambito dello stesso procedimento), De Benedictis il 22 aprile dice di «temere che un eventuale rinvenimento dell’ingente materiale - ricostruisce la gip Giulia Proto - avrebbe smascherato la provenienza delle armi perché, come dice testualmente l’ex giudice, 'risalgono a chi non devono».
«Quanto captato in questa conversazione - scrive la gip nella parte dell’ordinanza sulle esigenze cautelari - depone in tal senso», con riferimento alla possibile detenzione dell’arsenale per conto di soggetti legati alla criminalità.

SI INDAGA SU COPERTURA ALTRI MILITARI - «Tra gli accertamenti da espletare vi sono quelli relativi ad una possibile sottrazione di talune delle armi in sequestro all’Esercito italiano, plausibilmente, con la compiacenza se non proprio con il contributo positivo di altri pubblici ufficiali infedeli che hanno garantito, anche, copertura». E’ uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata ieri all’ex gip di Bari Giuseppe De Benedictis (che era già in cella per vicende di corruzione) e al caporal maggiore capo scelto dell’Esercito italiano Antonio Serafino, accusati di traffico e detenzione di un arsenale con armi anche da guerra. Le verifiche su un possibile coinvolgimento di altri militari è l’aspetto sul quale le indagini si stanno ora concentrando.

Nella richiesta cautelare, riportata per stralci nella misura, la Dda di Lecce ritiene, infatti, "assai difficile che gli odierni indagati abbiano potuto nel tempo trafficare in armi, di tale portata e offensività per la collettività tutta, senza poter contare sul contributo e supporto di altri pubblici ufficiali, in specie appartenenti ai carabinieri e comunque le forze dell’ordine».
Del resto «entrambi - si legge ancora negli atti - rivestono alte cariche quali pubblici ufficiali, cariche che hanno, in modo subdolo, strumentalizzato per fini illeciti. Basti solo pensare all’utilizzo di cinque carabinieri da parte del magistrato per il trasporto delle armi». Il particolare emerge da una intercettazione dell’8 dicembre 2020 nella quale l’ex gip, parlando con il militare del recente trasferimento delle armi ad
Andria, spiega di essersi avvalso dell’ausilio di cinque carabinieri, «devi fare le vedette - spiega De Benedictis all’amico - perché se ti prendono con un carico del genere è meglio che ti spari, se ti prendono sono 20 anni ciascuno».

«Con una barca a remi dal porticciolo di Molfetta, percorsi un centinaio di metri dalla costa, un’oretta al massimo e buttai poi amare il borsone con tutte le armi che illegalmente detenevo, perché mai denunciate. Feci tutto da solo». A parlare è l’ex gip di Bari Giuseppe De Benedictis, in carcere dal 24 aprile per corruzione in atti giudiziari e al quale ieri è stata notificata un’altra ordinanza d’arresto per traffico e detenzione di armi. Le dichiarazioni sono uno stralcio dell’interrogatorio fatto in carcere il 29 aprile e riportato nell’ordinanza di ieri. De Benedictis riferisce fatti risalenti a più di un decennio fa, quando - nell’ottobre 2010 - fu arrestato per la detenzione di un’arma da guerra (vicenda dalla quale è stato assolto). "Con riferimento alla richiesta dell’ufficio di Procura di riferire in merito alla eventuale commissione di fatti di rilievo penale che mi riguardino - dice l’ex gip agli inquirenti della Dda di Lecce - , escludo di averne commessi di altri perlomeno dal 2011, oltre evidentemente ai fatti di corruttela che mi vengono contestati. Con particolare riferimento alla detenzione di armi, devo dire che di quelle che detenevo illegalmente e che erano armi della prima guerra mondiale, eredità di mio zio che era un ufficiale di marina, me ne sono liberato a Natale del 2010 tenendo fede alla parola data a mia moglie. In particolare recuperai queste armi che custodivo in una casa di mio zio, a Molfetta, le occultai in un borsone e le versai in mare».

LA DIFESA RINUNCIA AL RIESAME - I difensori dell’ex gip di Bari Giuseppe De Benedictis, gli avvocati Saverio Ingraffia e Gianfranco Schirone, hanno rinunciato all’istanza di riesame per ottenere la scarcerazione del loro assistito nell’ambito dell’indagine della Dda di Lecce su presunti episodi di corruzione in atti giudiziari. L’udienza dinanzi ai giudici del Tribunale del Riesame di Lecce era prevista per oggi.
De Benedictis è in carcere dal 24 aprile con l’accusa di aver intascato tangenti dall’avvocato penalista barese Giancarlo Chiariello in cambio di scarcerazioni di pregiudicati difesi dal legale. Ieri all’ex giudice è stata notificata in carcere un’altra ordinanza d’arresto per traffico e detenzione di armi, anche da guerra. Alla luce del nuovo provvedimento cautelare la difesa ha rinunciato al riesame. Anche i difensori di Chiariello, gli avvocati Raffaele Quarta e Andrea Sambati, avevano chiesto al Riesame la scarcerazione del penalista, istanza che è stata rigettata. Chiariello rimane in carcere. 

IERI NUOVO ARRESTO - L’ex gip del Tribunale di Bari, Giuseppe De Beneditis, e un caporal maggiore dell’Esercito italiano, Antonio Serafino, di 43 anni, sono stati arrestati per la detenzione dell’arsenale da guerra trovato nelle scorse settimane in un nascondiglio ricavato in una villa di Andria, nel Barese. A De Benedictis il provvedimento è stato notificato in carcere dove l’ex giudice è detenuto dal 24 aprile scorso per corruzione in atti giudiziari. 

La Polizia di Bari è stata guidata dal Primo dirigente Filippo Portoghese capo della squadra mobile. I due, stando alle indagini, discutevano spesso di armi e di come procacciarsele e nasconderle. A seguito del coinvolgimento del magistrato, l’indagine è stata trasferita, per competenza, alla Procura della Repubblica di Lecce, che ha proseguito gli accertamenti con l’organo di Polizia Giudiziaria barese.

La misura restrittiva è stata firmata dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Dda salentina, ed eseguita dalla Squadra mobile della Questura di Bari. I due arrestati sono accusati di traffico e detenzione di armi ed esplosivi, anche da guerra, e relativo munizionamento e ricettazione.

Nell’inchiesta, nelle scorse settimane, era stato arrestato in flagranza di reato al momento del sequestro dell’arsenale, il proprietario della villa in cui era stato ricavato il nascondiglio, Antonio Tannoia, imprenditore di 55 anni.

L’indagine sul traffico di armi era stata avviata dalla Dda di Bari ma è stata poi trasmessa a Lecce una volta accertato il coinvolgimento del magistrato barese. Dagli atti emerge che il caporal maggiore era in collegamento con alcuni trafficanti d’armi dell’area metropolitana barese e frequentava abitualmente De Benedictis.
Dopo aver captato i colloqui dei due, l’indagine ha riguardato la ricerca del nascondiglio dell’arsenale che - da quanto emerso - era in un luogo segreto nella disponibilità dei due indagati. Si è così arrivati alla villa di Andria di proprietà dell’imprenditore Antonio Tannoia. Le intercettazioni compiute nei confronti dei tre, nel tempo, hanno portato gli investigatori ad ipotizzare che fosse proprio l’imprenditore a custodire, in una delle sue proprietà, l’ingente quantitativo di armi e munizioni nella disponibilità del terzetto.
L’arsenale è stato sequestrato il 29 aprile scorso in una dependance della villa. In quell'occasione Tannoia fu arrestato in flagranza di reato e riferì che il luogo in cui erano state trovate le armi era nella disponibilità di De Benedictis.

L’allora gip del Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, e il caporal maggiore dell’Esercito, Antonio Serafino, si frequentavano abitualmente e, nel corso dei loro incontri, discutevano spesso di armi, di come procacciarsele e di come nasconderle una volta ottenute. Sono numerose le conversazioni intercettate nel corso delle quali i due parlano di armi e munizioni in loro possesso e del nascondiglio, chiamato «il pozzo» perché ricavato in un sotterrano al quale si accedeva da una pesante botola saldata e parzialmente murata. E’ quanto emerge dalle indagini della Dda di Lecce che oggi hanno portato all’arresto di entrambi per detenzione e traffico di un micidiale arsenale da guerra.
L’arsenale sequestrato il 29 aprile scorso è composto da più di 200 pezzi tra fucili mitragliatori, fucili a pompa, mitragliette (tra cui 2 kalashnikov, 2 fucili d’assalto AR15, 6 mitragliatrici pesanti Beretta MG 42, 10 MAB, 3 mitragliette UZI), armi antiche e storiche, pistole di vario tipo e marca, esplosivi, bombe a mano ed una mina anticarro, oltre a circa 100.000 munizioni di vario calibro.

Non sarebbe stato accumulato solo per essere collezionato il micidiale arsenale da guerra sequestrato il 29 aprile scorso ad Andria che era - secondo l’accusa - nella disponibilità dell’allora gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis e del caporal maggiore dell’Esercito Antonio Serafino, arrestati oggi per traffico e detenzione di armi ed esplosivi, anche da guerra, del relativo munizionamento e di ricettazione. De Benedictis, infatti, è un noto collezionista di armi, passione che condivideva con Giuseppe Tannoia, nella villa del quale l’arsenale è stato sequestrato contestualmente all’arresto in flagranza dell’imprenditore andriese.
Le indagini della Dda di Lecce puntano ad accertare la provenienza delle armi, come kalashnikov, fucili d’assalto AR15, mitragliatrici Beretta Mg 42, Mab e Uzi, che sono solitamente utilizzate dalla criminalità organizzata per compiere agguati, e sulla destinazione delle stesse. Sull'esistenza del nascondiglio e sul coinvolgimento dell’allora giudice barese si è arrivati attraverso intercettazioni ambientali compiute nell’auto di Serafino (che frequentava abitualmente il magistrato) che era già sottoposto ad indagini dalla Dda di Bari.

I DETTAGLI DELLE INDAGINI - È il 30 dicembre 2020, la vigilia di Capodanno, quando sul balcone di casa del caporal maggiore dell’Esercito, Antonio Serafino, a Ruvo di Puglia, nel Barese, partono raffiche di mitraglietta: a sparare - secondo la pubblica accusa - sono Serafino e l’allora gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis. Il rumore della sventagliata di mitra è registrato dalla microspia posizionata nell’auto di Serafino (parcheggiata sotto casa del militare) che, poco prima, ha registrato anche i colloqui in macchina tra il giudice e il militare. E’ quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare notificata in carcere all’ex giudice De Benedictis e al militare, in servizio all’ufficio passaporti della Brigata Pinerolo di Bari, accusati di traffico e detenzione di armi ed esplosivi, anche da guerra, del relativo munizionamento e di ricettazione. Il 31 dicembre Serafino, parlando con un vicino di casa, conferma - secondo gli investigatori - di aver sparato con la mitraglietta dicendo: «Hai visto ieri che mazzata si sentiva?». 

Nelle circa 40 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare vi sono altre intercettazioni dalle quali si evince che i due andavano a provare le armi in una campagna, sempre a Ruvo di Puglia. Serafino, un giorno, va a provare una pistola che poi nasconde sotto un masso e ne parla con De Benedictis. I poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Bari ascoltano la conversazione e vanno a sequestrare la pistola. In alcune altre intercettazioni, del gennaio 2021, De Benedictis, sempre in auto con Serafino, dice di voler spostare l'arsenale, forse perché forse stavano nascendo dissapori tra Serafino e Antonio Tannoia, l’imprenditore che nascondeva le armi in una dependance della sua villa, ad Andria: «Quello ci può vendere» dice il caporale al giudice. Ad un certo punto De Benedictis dice: 'Così vai a portare in giro 70mila cartucce, bombe a mano, 5 mitragliatori e 4 fucili d’assalto?'.
In un’altra intercettazione sempre l’allora gip fa riferimento sia al deposito delle armi, che chiama 'pozzò, sia alla disponibilità di 53 mitragliatrici e 82 pistole. Dagli atti emerge che ad un certo punto De Benedictis compra un mitragliatore croato 'Agram 200B' e dice al caporale: «Quando ricevo qualcosa di pesante da lui la devo portare per forza», facendo riferimento al deposito di Tannoia. Dagli atti emerge che i due avevano acquistato e stavano aspettando la consegna di un mitragliatore M12.
Nel provvedimento restrittivo il gip di Lecce definisce Serafino e De Benedictis «autentici trafficanti in armi da guerra».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie