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L'intervista

Quagliariello: «Nessun soccorso a Conte, serve un governo di unità»

Quagliariello: «Nessun soccorso a Conte, serve un governo di unità»

«È il momento di una soluzione di alto profilo»

21 Gennaio 2021

Leonardo Petrocelli

Non correrà in soccorso dell’esecutivo. Chiamato in causa anche dal ministro dem Dario Franceschini, il senatore Gaetano Quagliariello (Cambiamo!) tiene la linea e spiega: «Non ho votato la fiducia, mantenendo una posizione coerente, e non ci sono motivazioni per cambiare giudizio. La soluzione, per noi, resta quella di un Governo di unità nazionale».

Senatore Quagliariello qual è la sua valutazione su quanto accaduto in Senato?
«Da un punto di vista ambientale l’impressione è che questo sia un Parlamento ormai privo di partiti e punti di aggregazione. Le logiche sono personali. E in questo c’è una corrispondenza fra esecutivo e Aula: l’idea che un presidente del Consiglio non eletto e non appartenente a una formazione possa guidare il Paese per una intera legislatura è lo specchio di un Parlamento liquido».

Un Parlamento in cui i colpi di scena non sono mancati...
«Le sorprese sono state molte ma, appunto, non nel risultato finale, quanto piuttosto per i comportamenti dei singoli tra decisioni dell’ultimo minuto e quella sorta di ricorso al Var».

Lei, come annunciato, non ha accordato la fiducia al Governo. Perché?
«Questa è una crisi molto difficile da giustificare. La democrazia non è sempre uguale, ma tiene conto delle circostanze ed è veramente complesso affrontare una crisi in questo caleidoscopio di colori in cui non sai se una mattina ti svegli giallo, arancione o rosso. Alcune posizioni espresse da Renzi, come quelle sul Mes, sono condivisibili, ma la crisi resta assurda».

E dunque perché il no?
«Perché l’assurdità di una crisi non può cambiare il giudizio sull’operato di un Governo. Hanno delle attuanti, certo, perché sono stati costretti ad agire in un momento di estrema difficoltà. L’esecutivo giallorosso è una squadra costruita per la Serie C costretta a giocare la Coppa dei Campioni. Tutta la comprensione del mondo. Ma le scelte fatte in campo economico, istituzionale e di gestione della pandemia non le ho condivise e quindi ho votato contro. Cosa avrebbe dovuto cambiare il mio giudizio?».

Nonostante tanta chiarezza continuano a tirarla per la giacca. Il ministro Franceschini la indica ancora come un possibile «costruttore» da reclutare.
«Franceschini fa un ragionamento politico, auspicando la nascita di un’area politica moderata, io preferisco liberal-cristiana, non succube dei sovranisti. Sono d’accordo ma ritengo che tale ambizione sia necessario costruirla dal basso, da un’aggregazione spontanea di movimenti, e non con un’operazione di palazzo. Perché così la condanni a durare lo spazio di un mattino».

Quindi niente «soccorso bianco»?
«In questo momento un’azione di responsabilità è proprio quella di sottrarsi dal fare i responsabili».

E allora, secondo voi, qual è la soluzione?
«Un governo di salvezza nazionale nel quale tutte le parti vengano convocate per fornire le loro migliori energie. E non importa il nome del leader, Draghi o altri, è essenziale dare un segnale al Paese».

Conte sembra intenzionato a tirare dritto. Preoccupato?
«Conte deve dimostrare di avere i numeri. Se li ha bene, altrimenti passi la mano a un governo di unità nazionale o alle urne. Per quella che è la mia esperienza i governi a maggioranza relativa non finisco mai bene».

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