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l'intervista

Quagliariello: «Sì a meno parlamentari, ma nuova legge elettorale»

Parla il senatore fondatore di Idea: «La Puglia sarà indicatore delle tendenze nazionali»

gaetano quagliariello

Gaetano Quagliariello, senatore del Gruppo Misto, il 20 e 21 settembre si voterà anche per il referendum sul taglio dei parlamentari. La sua posizione in proposito?
Sono favorevole, per motivi del tutto diversi da quelli avanzati dai 5 stelle. La riduzione dei parlamentari per me è un primo passo per una razionalizzazione dell’attività legislativa e una riqualificazione della rappresentanza politica. Se si vorrà dare un senso a questa riforma, sarà necessario non fermarsi.

Molti partiti chiedono che al «taglio» si affianchi una riforma della legge elettorale. Qual è il modello migliore secondo lei?
Se vincerà il Sì la legge elettorale andrà necessariamente rivista. Io credo che al nostro Paese serva un meccanismo maggioritario che agevoli l’evoluzione del sistema verso un ritorno al bipolarismo. Il sistema proporzionale con partiti deboli e leadership che si squagliano in tempi più brevi di un ghiacciolo a Ferragosto, potrebbe accentuare il tasso di trasformismo del sistema.

Senatore, in questo momento storico particolare, con la ripresa della pandemia, la crisi di famiglie e aziende, gli aiuti economici che non arrivano o a volte finiscono dove non dovrebbero, non teme che un dibattito incentrato su taglio, sì o no, dei parlamentari e legge elettorale, possa fare il gioco dell’antipolitica che parla invece alla pancia del paese?
Sono i fatti a imporre il dibattito su quei temi e, comunque, istituzioni efficienti sono necessarie affinché nei momenti di crisi la risposta possa essere tempestiva ed efficace: quindi l’argomento non è mai improprio, anzi. Certo, se la discussione sul referendum si sofferma solo su quanto costa un deputato in più o in meno, sarà l’ennesima occasione sprecata.

Il 20 e 21 settembre si vota anche per le regionali. Crede che il risultato potrà avere ripercussioni sul governo? E la Puglia, con la sfida che è soprattutto tra Emiliano-Fitto-Laricchia come si inserisce in questo contesto?
La Puglia è sempre stata un indicatore importantissimo delle tendenze nazionali, e lo sarà anche stavolta. Conservarla darebbe fiato al Pd e certificherebbe l’irrilevanza del M5S. Conquistarla consacrerebbe il centrodestra come schieramento maggioritario nel Paese. Sul piano generale, io ritengo comunque probabile, se non certo, che il centrosinistra perderà diverse posizioni. Questo accentuerà la distanza fra l’esecutivo e il sentimento del Paese. Dall’inizio della pandemia ho sempre pensato che il centrodestra da tempo avrebbe dovuto osare di più per mandare a casa questo governo che è drammaticamente inadeguato al momento che stiamo vivendo. Lasciare la palla nelle mani della sinistra e dei 5 stelle è senz’altro conveniente sotto il profilo elettorale ma non fa il bene dell’Italia.

Un eventuale suo nuovo movimento politico come si inserirebbe nell’ambito delle alleanze?
Da cinque anni lotto con Idea, il movimento che fondai allora, al di fuori dei partiti tradizionali, per la rifondazione dell’area liberal-conservatrice del centrodestra senza la quale non si vince e soprattutto non si governa. Quest’area è particolarmente importante per il Sud che ha un disperato bisogno di idee, di classe dirigente adeguata e di concretezza. Auspico la nascita di un partito che abbia il ruolo che la Csu ha in Germania: un partito con una specificità territoriale ma che rientri appieno nelle dinamiche nazionali attraverso un’alleanza organica con una forza maggiore.

Vede una riaggregazione al centro che comprenda anche i moderati di sinistra e di Forza Italia?
Non lo auspico. Non credo alle ammucchiate al centro: credo in un sistema bipolare con una salda presenza di un’area moderata in ciascuno dei due schieramenti, fra loro distinti e distanti.

La legge elettorale come può contribuire a rilanciare questi eventuali nuovi equilibri?
Se la legge elettorale avrà un assetto maggioritario, la saldatura fra le forze oggi al governo sarà inevitabile. Sull’altro versante si dovrà scongelare l’area liberale e moderata. Con lo squagliarsi progressivo del M5S, fuori dal bipolarismo non vedo un nuovo tripolarismo ma soltanto il trasformismo.

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