Martedì 23 Luglio 2019 | 21:37

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TARANTO - Case di cura favorite, case di cura danneggiate. Giunge al vaglio del giudice per l’udienza preliminare l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Carbone e delegata ai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria sui piano di acquisto delle prestazioni da privati adottati dalla Asl di Taranto nel 2011 e nel 2012. Il dottor Carbone ha chiesto il rinvio a giudizio, ipotizzando il concorso in abuso d’ufficio, nei confronti di quattro persone: l’ex direttore generale Fabrizio Scattaglia, il direttore sanitario Maria Leone, il direttore amministrativo Paolo Quarato, il dirigente istruttore Francesco Bailardi.

Secondo l’accusa, i quattro indagati, abusando dei poteri derivanti dal loro ufficio, hanno adottato due delibere, nel 2011 e nel 2012, riguardanti il piano di acquisto delle prestazioni erogabili in regime di ricovero presso le case di cura accreditate, delibere con le quali illegittimamente si procedeva all’assegnazione delle risorse finanziarie rinvenienti dal fondo regionale, ripartendole tra le singole case di cura operanti nel territorio di Taranto secondo criteri difformi a quelli decisi dalla Regione, procurando così intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale ad alcune case di cura ed in particolare alla Clinica D’Amore, alla Cittadella della Carità e al Centro Medico di Riabilitazione (Crm), a danno delle altre ed in particolare della casa di cura San Camillo.

L’inchiesta è nata alla fine del 2012, quando i militari delle Fiamme Gialle bussarono, su delega dell’autorità giudiziaria, alle porte degli uffici dell’Asl e a quelle dei legali rappresentanti delle singole case di cura-cliniche accreditate nella provincia di Taranto per farsi consegnare la documentazione amministrativa contabile riguardante i contratti firmati negli anni 2009, 2010, 2011 e 2012.Stando a quanto accertato dagli inquirenti, l’Asl di Taranto sino all’emanazione della delibera 1494 del 2009 dalla Giunta Vendola, ha assegnato le risorse finanziarie rinvenienti dal fondo regionale ripartendolo alle singole case di cura secondo il tradizionale criterio della cosiddetta «spesa storica».

Nel 2010, secondo i finanzieri, l’azienda sanitaria jonica ha correttamente e coerentemente utilizzato il criterio del posto letto «pesato» (ovvero basato sul numero di posti letto accreditati per singola disciplina, tasso di occupazione rilevato l’anno precedente e peso medio dei Drg, raggruppamento omogeneo di diagnosi). Dal 2011, invece, si è optato per criteri differenti (posto letto «grezzo» e indice di performance), per l’accusa difformi e in contrasto con i dettami della Regione Puglia. Un cambio che per gli inquirenti testimonierebbe la piena consapevolezza da parte dei 4 indagati della scelta illegale compiuta e della sua arbitrarietà.

Ballano diversi milioni di euro (sono circa 70 quelli annualmente assegnati alle strutture private di Taranto e provincia), con differenze significative a favore o danno delle singole strutture: negli anni considerati, ad esempio, la San Camillo avrebbe subito un “danno” di oltre un milione e 600mila euro. I militari del Nucleo di polizia tributaria, diretti dal tenente colonnello Sandro Turco e dal tenente colonnello Dario Marano, non hanno dubbi: l’adozione di un criterio di ripartizione del fondo unico aziendale in difformità alle norme contenute ha determinato effetti economico-finanziari distorti negli anni 2011 e 2012, nei quali alcune case di cura sono risultate beneficiarie di assegnazioni maggiori rispetto ad altre operanti in provincia di Taranto. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Egidio Albanese, Eligio Curci e Enzo Vozza.[F.Ca.]

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