Martedì 02 Giugno 2020 | 14:41

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corsia d'ospedale

Bari- Il picco assoluto è stato toccato domenica, con 159 persone ricoverate in terapia intensiva negli ospedali covid della Puglia. Ma da ormai tre giorni quel numero è in costante e vistoso calo: 97 lunedì, 93 martedì, 90 ieri. A fronte di una capienza teorica di 344 posti (quella reale è di 203 posti), si tratta di un dato molto interessante e molto confortante.

Ma come si spiega? «C’è stato un calo drastico - dice il professor Pier Luigi Lopalco, l’epidemiologo della task force della Regione - perché a fronte della dimissione di chi è stato ricoverato 10-15 giorni fa, i nuovi casi registrati in Puglia sono meno gravi e non richiedono il ricorso alla terapia intensiva». E cosa è cambiato? «La gran parte dei nuovi casi registrati nelle ultime settimane - risponde Lopalco - provengono dalle Rsa, dove viene fatta una campagna di ricerca dei positivi che ha portato a identificare moltissimi asintomatici».

Sabato della settimana scorsa nelle terapie intensive c’erano 123 persone, il giorno dopo ne risultavano ricoverate altre 36, lunedì il saldo ha mostrato una marcata diminuzione che sconta sia un certo numero di decessi sia la dimissione verso reparti sub-intensivi. In sostanza, dunque, i «nuovi» ammalati sono più lievi, perché presentano sintomi meno marcati. E probabilmente anche perché vengono scoperti prima, in una fase non avanzata della malattia, quando non è necessario il ricorso alla terapia intensiva. E allo stesso tempo, i protocolli utilizzati nei reparti covid funzionano nella misura in cui riescono a controllare il decorso dell’infezione evitando l’aggravamento: potrebbe avere un ruolo - secondo alcuni degli esperti - anche l’utilizzo sperimentale del Tocilizumab, che se usato al momento giusto sembrerebbe effettivamente in grado di evitare la fase più acuta della polmonite. La controprova è nella diminuzione costante anche del numero complessivo dei ricoveri: sabato erano 780, domenica 733, lunedì 722, martedì erano 708, ieri 729.

La conseguenza è un progressivo svuotamento dei reparti, al punto tale che i due nuovi ospedali covid privati (Villa Lucia Hospital di Conversano, aperta da venerdì scorso, e l’Anthea di Bari che dovrebbe aprire sabato) che dovevano rappresentare la valvola di sicurezza nel piano-bis della Regione, per il momento sono vuoti: a Conversano c’è un solo paziente ricoverato in intensiva. «In questo momento - spiega il direttore generale della Asl di Bari, Antonio Sanguedolce - la situazione da questo punto di vista è ottima, perché permette al sistema di lavorare senza affanno e di assistere i pazienti nel modo migliore possibile.

Lo dimostra il decorso del paziente trasferito due settimane fa da Bergamo al Miulli: è arrivato con un volo militare e la barella di biocontenimento, dunque in situazione estremamente critica, ed è stato dimesso ieri a fronte di una completa guarigione».
Ma non significa che la rete finora allestita per l’emergenza (e tarata su 3.500 contagi a fronte dei 2.600 attuali) sia inutile o sovradimensionata, tutt’altro. Il trattamento ospedaliero dei pazienti covid continua a richiedere un ciclo lungo (anche tre settimane). La provincia di Bari, che in questo momento presenta una ampia disponibilità di posti (a inizio emergenza era stato necessario trasferire pazienti a Taranto) dovrebbe bilanciare la momentanea crisi che si registra a Brindisi.

Ieri Emiliano ha fatto capire che dopo l’emergenza nulla sarà più come prima: «Tutte le regole che i vari governi centrali di tutti gli schieramenti avevano imposto sul dimensionamento della rete ospedaliera non prevedevano il rischio pandemia e pertanto erano sbagliate». E dunque la Puglia dovrà avere «più posti letto, più terapie intensive, più personale e anche più assistenza domiciliare anche attraverso i medici di medicina generale e le tecnologie». 

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