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La sentenza

Catania, restituiti beni a editore Ciancio: dissequestrata anche la Gazzetta del Mezzogiorno. Cdr: «Fine incubo di 18 mesi»

Tra le motivazioni dei giudici di secondo grado anche la «mancanza di pericolosità sociale» dell’editore e imprenditore.

Emiliano La Gazzetta del Mezzogiorno

La Corte d’appello di Catania ha disposto il dissequestro di tutti i beni di Mario Ciancio Sanfilippo e dei suoi familiari che era stato disposto dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale.
Secondo i giudici di secondo grado il decreto impugnato dai legali dell’editore e imprenditore «va annullato» perché, scrivono nelle 119 pagine della decisione motivata, «non può ritenersi provata l’esistenza di alcun attivo e consapevole contributo arrecato in favore di Cosa nostra catanese». Inoltre "non può ritenersi provata alcuna forma di pericolosità sociale" né «alcuna sproporzione tra i redditi legittimi di cui Mario Ciancio Sanfilippo e il suo nucleo familiare potevano disporre e beni mobili e immobili a loro riferibili».

Tra i beni interessati dal provvedimento, oltre a conti correnti e immobili, vi sono il quotidiano 'La Sicilia', la maggioranza delle quote della 'Gazzetta del Mezzogiorno' di Bari, due emittenti televisive regionali, 'Antenna Sicilia' e 'Telecolor' e la società che stampa quotidiani Etis. Per la Fnsi e le associazioni della stampa di Sicilia, Puglia e Basilicata «si chiude un lungo periodo di amministrazione giudiziaria» e «adesso è necessario che l’editore riprenda in prima persona le redini delle aziende, avviando una politica di rilancio all’insegna di una profonda discontinuità gestionale e manageriale».

«Con il provvedimento adottato oggi - sottolinea il collegio di difesa - la Corte di appello chiude il lungo e doloroso calvario della misura di prevenzione nei confronti di uno dei più noti imprenditori siciliani, confermando la validità di tutte le argomentazioni difensive sostenute dagli avvocati Carmelo Peluso e Francesco Colotti, soprattutto nella parte in cui è stato escluso che Mario Ciancio abbia dato alcun 'contributo fattivo alle attività e allo sviluppo del sodalizio criminoso'».

NESSUN RAPPORTO CON COSA NOSTRA - Il decreto della Corte d’appello di Catania che dispone il dissequestro totale dei beni, entra nel merito delle vicende legate alla realizzazione di centri commerciali, del Pua e di vari investimenti sottolineando che in tutti i casi «non è emerso alcun rapporto tra Mario Ciancio Sanfilippo e Cosa nostra». E che lo «'schema trilatero' ipotizzato tra 'politica-mafia-imprenditoria' resta una mera ipotesi investigativa priva di idonei contenuti probatori» e, inoltre, "in nessuna delle singole condotte esaminate può dirsi raggiunta la prova di alcun consapevole contributo in favore» della mafia.

La Corte d’appello sottolinea come tra «cosa nostra catanese e l’imprenditore si sia progressivamente consolidato nel tempo un rapporto di 'vicinanza/cordialità'» dopo che la mafia ha "imposto un 'rapporto di protezione'» con «il pagamento da parte della vittima del 'pizzo'» per «garantire al 'protetto'la possibilità di continuare a svolgere la propria attività senza 'rischì e senza il pericolo di subire 'atti ostili' nei confronti di un imprenditore che «viene poi considerato 'amicò». Pagamenti che l’editore ha sempre smentito.

IPOTESI CASSAZIONE E CONGELAMENTO DISSEQUESTRO - Il sequestro finalizzato alla confisca per beni stimati in complessivi 150 milioni di euro era stato chiesto dalla Procura Distrettuale ed eseguito il 24 settembre del 2018 dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Catania nell’ambito del processo per concorso esterno all’associazione mafiosa in cui l’imprenditore è imputato, dopo una prima archiviazione del Gip poi annullata dalla Corte di Cassazione.

Contro il decreto della Corte d’appello di Catania la Procura generale può presentare reclamo in Cassazione e chiedere, ad un altro collegio giudicante, il 'congelamento' dell’esecutività del dissequestro.

COMITATO DI REDAZIONE: SPERIAMO SIA FINE DI UN INCUBO - Il comitato di redazione, nell’apprendere la decisione della Corte d’Appello di Catania, oltre a compiacersi per la positiva soluzione della vicenda che ha riguardato il dott. Mario Ciancio Sanfilippo, editore della Gazzetta del Mezzogiorno, esprime l’auspicio che la decisione di dissequestro dei giudici siciliani ponga una volta per tutte la parola fine a un incubo durato ben diciotto mesi. Tanti ne sono passati dal sequestro disposto dalle Misure di prevenzione del Tribunale di Catania, nelle cui maglie, com’è ormai noto, è finita anche la Gazzetta, la cui unica colpa era di appartenere a un imprenditore che oggi torna legittimamente a disporre dei propri beni. Diciotto mesi nei quali tutti i dipendenti della Gazzetta del Mezzogiorno hanno lottato tra mille difficoltà, lavorando anche senza retribuzione, pur di non mancare al quotidiano appuntamento in edicola con i Lettori di Puglia e Basilicata.

Diciotto mesi nei quali il Comitato di redazione, supportato dalle Associazioni della stampa di Puglia e Basilicata e dalla Federazione nazionale della stampa italiana, oltre che da una eccezionale squadra di professionisti, ha incontrato tutti i possibili interlocutori istituzionali e imprenditoriali, pur di garantire la sopravvivenza di un quotidiano forte di 133 anni di vita. Un lavoro di trattative lunghe, estenuanti e a momenti anche demoralizzanti, aggravato dalla lentezza dei tempi burocratici dettati dalla gestione commissariale voluta dal Tribunale di Catania.

Duole constatare che questa vicenda si risolva positivamente solo oggi, in un momento drammatico non solo per la vita del Paese, ma in una condizione di emergenza planetaria che, se da un lato rende ancor più prezioso e necessario il ruolo dell’Informazione, dall’altro rende difficoltoso il lavoro dei giornalisti e la diffusione della carta stampata.
La Gazzetta del Mezzogiorno torna nel patrimonio e nella disponibilità di Mario Ciancio Sanfilippo con un accordo di drastici tagli del costo del lavoro già sottoscritto tra le parti sociali e la gestione commissariale e un piano di concordato già predisposto, presentato al Tribunale di Bari e poi ritirato per mancanza di garanzie finanziarie dalla Denver di Walter Mainetti, socio di minoranza della Edisud SpA. Alla luce di tutto ciò che è accaduto dal momento del sequestro ad oggi, i giornalisti della Gazzetta si augurano adesso di poter continuare a fare il proprio lavoro con maggiore serenità, confidando nella presenza di un editore vero, col quale poter dialogare e confrontarsi non solo sulla salvaguardia dei livelli occupazionali, ma anche e soprattutto sul futuro di una delle testate più antiche e prestigiose dell’Italia meridionale.

IL COMMENTO DEGLI AVVOCATI -  Con l’articolato provvedimento di quasi 120 pagine, la Corte catanese ha affrontato tutti i temi del 'processo Cianciò, dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia alle compravendite dei terreni sui quali sono sorti o sarebbero dovuti sorgere alcuni centri commerciali. La Corte ha affrontato punto per punto tutti i temi trattati nel decreto del Tribunale e i relativi motivi di impugnazione proposti dai difensori, concludendo che 'non può ritenersi provata l'esistenza di alcun fattivo e consapevole contributo arrecato da Ciancio Sanfilippo in favore di Cosa Nostra catanese'». Lo scrivono in una nota i legali dell’imprenditore ed editore, gli avvocati Carmelo Peluso e Francesco Colotti.

«Conseguentemente - aggiungono i penalisti - i giudici di appello hanno affermato che non sussiste alcuna forma di pericolosità sociale che possa consentire l’applicazione di una misura di prevenzione, né personale, né patrimoniale».
«Con il provvedimento adottato oggi - osserva il collegio di difesa - la Corte di Appello chiude il lungo e doloroso calvario della misura di prevenzione nei confronti di uno dei più noti imprenditori siciliani, confermando la validità di tutte le argomentazioni difensive da sempre sostenute dagli avvocati Carmelo Peluso e Francesco Colotti, soprattutto nella parte in cui è stato escluso che Mario Ciancio abbia dato alcun 'contributo fattivo alle attività e allo sviluppo del sodalizio criminoso'. Con la pronuncia sulla inesistenza di una sperequazione tra i redditi conseguiti e il patrimonio della famiglia Ciancio - sottolineano i legali - la Corte ha censurato anche il presupposto su cui il Tribunale aveva fondato la confisca dei beni, confermando la validità della minuziosa opera di ricostruzione reddituale e le puntuali osservazioni contenute nella consulenza tecnica del dottor Giuseppe Giuffrida, validamente collaborato dal dottore Fabio Franchina»

LE PAROLE DI FNSI - «Il dissequestro dei beni di Mario Ciancio Sanfilippo, fra cui rientrano anche i quotidiani La Gazzetta del Mezzogiorno di Bari e La Sicilia di Catania e le emittenti Telecolor e Antenna Sicilia, disposto dal tribunale di Catania, restituisce la gestione delle testate al loro editore». Lo afferma il sindacato dei giornalisti, in una nota congiunta della Fnsi e delle Associazioni regionali della Stampa di Sicilia, Puglia e Basilicata.

«Si chiude così il lungo periodo di amministrazione giudiziaria, cominciato il 24 settembre 2018 - spiega il sindacato - che ha acuito i problemi delle testate producendo gravi ripercussioni sull'organizzazione delle redazioni, sugli organici e sulle retribuzioni di giornalisti e maestranze. Adesso - conclude - è necessario che l’editore riprenda in prima persona le redini delle aziende, avviando una politica di rilancio all’insegna di una profonda discontinuità gestionale e manageriale».

L'AUSPICIO DI LONGO VICE PRES. CONSIGLIO REGIONALE - “Nel quotidiano bollettino di notizie tragiche e drammatiche, una speranza di ripartenza - per i giornalisti, i poligrafici, i lavoratori tutti e le intere comunità pugliese e lucana - arriva dal dissequestro della Gazzetta del Mezzogiorno. Temo sia presto per cantare vittoria, ma uno dei più importanti quotidiani del Sud finalmente, dopo mesi di Purgatorio, può vedere una luce in fondo al tunnel. Paragonare la carta stampata, se di qualità, a quell’ingorgo di notizie che, soprattutto in questo drammatico momento, è ampiamente rappresentato in Rete, non solo è controproducente per la formazione del pensiero dei lettori-fruitori, ma è assolutamente dannoso. Da qui la necessità e il dovere per una Puglia che vuole guardare al futuro, di difendere con le unghie e senza remore, le migliaia di copie quotidiane che la Gazzetta del Mezzogiorno ci consegna regolarmente anche in questo momento complesso. La Gazzetta in quest’ambito deve restare baluardo della verità e sostegno a quella nuova ed essenziale visione di modernità, e tutti i pugliesi e i lucani hanno il diritto dovere di lottare affinché, anche in seguito alle notizie giunte da Catania, questo patrimonio comune possa ripartire verso ambiziosi traguardi”.

LA NOTA DI LOSACCO (PD) - “Mi auguro che il dissequestro della Gazzetta del Mezzogiorno e degli altri beni dell’editore Ciancio disposta dalla Corte d’Appello di Catania possa consentire allo storico quotidiano pugliese di allontanare definitivamente il rischio di chiusura e di riprendere pienamente il proprio ruolo di guida dell’informazione regionale. Come non ci siamo mai stancati di ripetere in questi mesi, è impensabile un panorama informativo della Puglia e del Mezzogiorno senza la Gazzetta. Speriamo quindi che da qui possa ripartire, per continuare a scrivere nuove pagine della sua storia, sempre al servizio del territorio e della buona e libera informazione.” Lo scrive in una nota il deputato barese del Pd, Alberto Losacco.

IL COMMENTO DI LOIZZO - «La Gazzetta del Mezzogiorno esce dal tunnel dell’amministrazione giudiziaria: accogliamo tutti con un sospiro di sollievo la decisione della Corte d’Appello di Catania di dissequestrare i beni dell’editore». Una buona notizia, per il presidente del Consiglio regionale della Puglia Mario Loizzo, «in un momento difficile come mai per la Puglia e per il Paese, una notizia che restituisce fiducia nel futuro. Auguri alla Gazzetta, al direttore De Tomaso, alla redazione, a tutte le maestranze. E complimenti per aver affrontato e vinto una sfida coraggiosa, lottando ogni giorno per un lungo anno e mezzo, continuando a realizzare un quotidiano che in nessun modo ha mai perso qualità, intensità, verità, pluralità dell’informazione fornita ai lettori e a tutti».

«Chi non fosse al corrente della vicenda giudiziaria - aggiunge - leggendo la Gazzetta non avrebbe mai potuto notare che quei giornalisti lavoravano senza stipendio, con garanzie sommarie, senza una prospettiva certa per il futuro della testata, per il proprio futuro, per quello delle famiglie. Una condizione sospesa, oggettivamente difficile da affrontare, ma che ognuno di loro ha saputo superare con professionalità, dedizione, senso di responsabilità nei confronto della comunità da informare, dell’ampiezza delle opinioni da proporre, della verità dei fatti da rispettare». «Concordo con la redazione del nostro storico quotidiano: l’auspicio è che il dissequestro ponga fine ad un incubo durato diciotto mesi. E grazie, di cuore, per l’esempio che avete dato. Il vostro lungo impegno, sostenuto dalla Federazione della Stampa e dall’Ordine dei giornalisti, dimostra a tutti che battendosi insieme per un obiettivo si può raggiungerlo. È quello che serve a tutti, in questi giorni,. Ce la faremo».

IL GRUPPO REGIONALE DI FI -   «È una notizia che ci riempie di gioia per il nostro territorio, per la nostra economia, per il nostro patrimonio culturale di cui la Gazzetta è espressione prestigiosissima». Lo affermano in una nota il commissario e vicecommissario di Forza Italia Puglia, Mauro D’Attis e Dario Damiani, e il presidente del gruppo consiliare regionale di FI, Nino Marmo.

«È stato - proseguono - un periodo di grande sofferenza e di grande sacrificio per tutta la redazione: giornalisti e dipendenti che, stringendo i denti per davvero, hanno continuato a scrivere le colonne di un giornale rappresentativo di tutto il Sud. Hanno continuato a raccontare la nostra Puglia in condizioni precarie e difficilissime, con serietà e professionalità». «Ci auguriamo vivamente - concludono - che da oggi possa partire un nuovo percorso di sereno rilancio e ritorno alla normalità. Ci vuole prudenza in questa fase, ma certamente questa è una notizia che va appresa con fiducia». 

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