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Una indagine partita da una lettera della Consob l'altra da un esposto di un azionista sull'aumento di capitale. La decisione di Bankitalia per le perdite patrimoniali

Popolare di Bari in marcia verso l'acquisto di Carichieti

Un decreto legge da circa 1 miliardo, da destinare a Invitalia. E’ questo, a quanto confermano diverse fonti di governo, il contenuto del provvedimento che dovrebbe essere portato stasera alle 21 nel Consiglio dei ministri per il varo del decreto sulla banca Popolare di Bari. 

Il decreto era stato annunciato nell’ordine del giorno del Cdm di ieri con il titolo «Misure urgenti per la realizzazione di una banca di investimento». Della cifra stanziata, 500 milioni sarebbero subito destinati al Mediocredito centrale, che è interamente controllato da Invitalia, per consentirgli di partecipare al rilancio della Banca popolare di Bari con il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd)

LE INDAGINI DELLA PROCURA - La Procura di Bari ha aperto nelle ultime settimane due nuove inchieste sulla Banca popolare di Bari commissariata venerdì da Bankitalia: una indagine è scaturita da una lettera della Consob inviata alcuni giorni fa alla Procura sul mancato invio delle comunicazioni e un'altra su un esposto presentato il 15 novembre scorso da un azionista che riguarderebbe gli aumenti di capitale del 2014 e del 2015. Anche in questo caso non ci sono al momento indagati né ipotesi di reato.

L’esposto, a quanto si apprende, riguarderebbe gli aumenti di capitale del dicembre 2014 e del giugno 2015 con emissione di nuove azioni, collegati alla questione degli «avviamenti», cioè acquisizioni di altri enti creditizi o sportelli, a partire dalla vicenda Tercas, già al centro di un’inchiesta a carico dei vertici dell’istituto di credito. L’esposto, infine, farebbe riferimento alla questione dei crediti deteriorati e inesigibili che, insieme ai costi, avrebbero causato le principali perdite. Anche questo è un aspetto già al vaglio della magistratura barese in altre inchieste con riferimento alla concessione di prestiti, fidi e mutui senza garanzie.

L'altro fascicolo di indagine (a modello 45 senza indagati né ipotesi di reato) sulla Banca Popolare di Bari è stato aperto, come già detto, dopo la lettera inviata nei giorni scorsi dalla Consob che ha segnalato il mancato invio delle informazioni richieste alla banca sulla situazione dei conti. La notizia è confermata da fonti vicine agli ambienti giudiziari. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, dovrà valutare se quanto segnalato dal presidente Consob Paolo Savona configuri ipotesi di reato.

IL COMMISSARIAMENTO - La Banca d’Italia ha disposto venerdì lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo della Banca Popolare di Bari e la sottoposizione della stessa alla procedura di amministrazione straordinaria, ai sensi degli articoli 70 e 98 del Testo Unico Bancario, in ragione delle perdite patrimoniali. Bankitalia ha nominato Enrico Ajello e Antonio Blandini commissari straordinari e Livia Casale, Francesco Fioretto e Andrea Grosso componenti del comitato di sorveglianza. A questi ultimi è affidato il presidio della situazione aziendale, la predisposizione delle attività necessarie alla ricapitalizzazione della banca nonché la finalizzazione delle negoziazioni con i soggetti che hanno già manifestato interesse all’intervento di rilancio della banca.

Non è stato ancora ufficialmente convocato il nuovo Consiglio dei ministri che, dopo la riunione di ieri, sarà chiamato a varare il provvedimento ad hoc per salvare la banca Popolare di Bari. Fonti della maggioranza danno tuttavia per molto probabile che il Cdm si tenga domani sera, ovvero prima della riapertura dei mercati, lunedì mattina. Il premier Giuseppe Conte, a margine della conferenza stampa, ha confermato che la riunione ci sarà «a breve», compatibilmente con gli impegni dei vari ministri.

I commissari straordinari della banca Popolare di Bari nominati ieri da Bankitalia, Enrico Ajello e Antonio Blandini, hanno incontrato oggi nella sede barese la dirigenza dell’istituto di credito. A quanto si apprende, nell’incontro sono state fornite rassicurazioni sull'impegno per lo svolgimento delle attività necessarie alla ricapitalizzazione della banca e al suo rilancio. Sono state anche fornite rassicurazioni rivolte ai correntisti. I conti correnti, è stato sottolineato, non corrono alcun rischio.

LA NOTA DELLA BPB - «La banca prosegue regolarmente la propria attività. La clientela può pertanto continuare ad operare presso gli sportelli con la consueta fiducia». È quanto si legge nella comunicazione con cui, sul sito della banca, si è dato conto dell'avvio dell'amministrazione straordinaria. Per la Popolare di Bari, che non rispetta i requisiti patrimoniali minimi e necessita di un miliardo di euro, si è fino ad ora parlato di un salvataggio in tandem del sistema bancario, attraverso il Fidt, e dello Stato, che dovrebbe mettere in campo Mediocredito Centrale. Il Fondo interbancario, che ha in agenda due riunioni il 18 e il 20 dicembre, attende una richiesta d'aiuto corredata da un piano industriale che faccia emergere il fabbisogno di capitale e chiede di essere affiancato da un partner industriale. Il candidato è la controllata del Mef Mediocredito Centrale, che il governo, già questa sera, potrebbe dotare dei mezzi, di cui attualmente non dispone, per intervenire, quantomeno con un primo intervento tampone che ripristini ratio patrimoniali superiori ai minimi regolamentari.

PREMIER: TUTELEREMO RISPARMIATORI, CHI HA SBAGLIATO PAGHI - «Noi sollecitiamo azioni di responsabilità. Non possiamo permetterci che queste situazioni si concludano senza nomi e cognomi». Lo ha detto il Premier Giuseppe Conte a proposito del caso della Banca popolare di Bari, da venerdì commissariata dalla Banca d'Italia. «Non resteremo mai indifferenti rispetto ad una situazione critica di una banca - ha aggiunto -, perché dietro ci sono 70mila azionisti e tanti correntisti. C'è la massima tutela dei risparmiatori», c'è l’occasione per «approfittare per potenziare il sistema creditizio del sud e per il rilanciare la Popolare di Bari».

DI MAIO SUL MEGA BUCO E SUI MANCATI CONTROLLI - «Quante sono state le ispezioni di Bankitalia negli ultimi tre anni? Cosa è emerso? Qualcuno dovrà pur pagare per questo buco, non credo lo abbia provocato un alieno», scrive Di Maio in merito al primo punto sul quale il M5S vuole chiarezza. In merito ai soldi della Popolare di Bari prestati il ministro degli Esteri sottolinea: «Quali manager hanno firmato per prestare i soldi dei baresi allo scoperto? Il meccanismo è sempre lo stesso, noi mettiamo i soldi in banca e manager politicizzati li prestano alla politica locale o a personaggi vicini. Poi questi signori non li restituiscono e i nostri conti correnti vengono usati per colmare il buco. Anche in questo caso, come per Carige, vanno ricostruiti tutti i collegamenti politici su quel territorio. Chissà che una discussione del genere in Consiglio dei Ministri, con tanto di atti depositati, non contribuisca anche al lavoro delle procure. Ci sono ben tre inchieste della magistratura su questa vicenda. E dico anche a tutti i politici locali, chi sa parli!». «Credo che possiamo essere tutti d’accordo, in Consiglio dei Ministri, prima si fa chiarezza sulla verità, su chi ha ridotto in quel modo la banca, lasciandolo agli atti, e poi provvediamo al resto», aggiunge. 

DECARO: GOVERNO DEVE INTERVENIRE - «Il governo deve assolutamente intervenire per salvare la Banca Popolare di Bari così come è accaduto per altre realtà del nostro Paese. Altrimenti assisteremo allo sgretolamento dell’intero tessuto economico della città e oltre 70 mila famiglie perderebbero i loro  risparmi». Lo ha detto il sindaco di Bari e presidente nazionale Anci, Antonio Decaro. 

EMILIANO: VIGILARE PERCHE' BANCA RESTI PUGLIESE - Sul caso interviene anche il Presidente della Regione, Michele Emiliano: «È una vicenda che mi ha preoccupato molto, noi abbiamo fatto pressioni molto forti sul governo per il decreto di salvataggio della banca. È chiaro che nel momento in cui la banca viene salvata con l’intervento del Governo, e quindi immagino con provvedimenti che avranno anche natura finanziaria, ci sono delle contromosse che il Governo fa. Il commissariamento è una di queste. Sono dure da accettare, ma evidentemente questo fa parte delle possibilità reali. Il Governo ha ritenuto di fare questa operazione con questa modalità: bisognerà vigilare e fare in modo che la Banca Popolare di Bari rimanga una banca pugliese». 

BOCCIA: FIDUCIA IN MEF E PALAZZO CHIGI - «Sulla gestione della crisi sulla Popolare di Bari è opportuno avere massima fiducia nel Mef e in Palazzo Chigi. Anch'io ieri sera sono stato avvisato solo mezz'ora prima, ma in un governo ci sono temi di competenza dei ministri e se è necessario fare un intervento a mercati chiusi, lo decide il ministro dell'Economia e ci si fida di lui e del Presidente del Consiglio. Le indicazioni sul possibile coinvolgimento del microcredito centrale (Mcc) per il rilancio della Bpb, sono assolutamente condivisibili. Chi governa affronta i problemi, non scappa dai problemi. A Bari la distinzione tra banca e politica è sempre stata netta e rigorosa. Anche questa volta dovrà essere chiara la distinzione tra chi interviene e chi gestisce». Così il ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, a margine di un incontro in Municipio a Pontida (Bergamo) insieme ad amministratori locali sul progetto di autonomia differenziata.

«La Banca popolare di Bari - ha concluso Boccia - era e resta una grande banca del sud e per oltre 50 anni ha consentito crescita e sviluppo in molte aree del Mezzogiorno partendo da una città oggi credibile come Bari in una Regione come la Puglia che rappresenta un sud che produce valore e lo ha dimostrato con i fatti».

SPERANZA: BANCA FONDAMENTALE PER IL SUD - «Stiamo parlando di una banca fondamentale per l’economia del mezzogiorno. Non si può scherzare con il fuoco e non possono prevalere le schermaglie politiche. Il mio appello a tutte le forze di maggioranza è ad essere responsabili ed intervenire al più presto sulla strada indicata da Conte e Gualtieri». Lo afferma il ministro della Salute Roberto Speranza a Bologna.

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