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Debiti per 70 milioni, Tradeco fallisce: è caos nei rifiuti

Il Tribunale: no al concordato. A rischio la raccolta in 10 comuni pugliesi e lucani

Debiti per 70 milioni, Tradeco fallisce: è caos nei rifiuti

Troppi debiti, quasi 70 milioni di euro, e troppi dubbi sul piano di salvataggio. Per questo ieri il Tribunale di Bari ha dichiarato il fallimento della Tradeco di Altamura, il più grande gestore privato della raccolta rifiuti della provincia di Bari: la domanda di concordato preventivo in continuità depositata a luglio non ha infatti superato i rilievi che la stessa sezione Fallimentare (presidente Magaletti, relatore Angarano) aveva sollevato ad agosto.
Era stata la Procura di Bari, a valle di una verifica compiuta dalla Finanza poi sfociata nel 2016 in un provvedimento di sequestro, a chiedere il fallimento della società che fa capo alla famiglia Columella, per due decenni i padroni incontrastati del settore in Puglia. La società ha risposto a febbraio depositando un ricorso per concordato preventivo in bianco. A fronte di debiti dichiarati per 69 milioni, il piano prevedeva solo pochi spiccioli per il pagamento dei creditori: il 30% per gli accessori dei crediti previdenziali, il 5,5% per una serie di debiti privilegiati degradati a chirografari e solo il 3,82% per tutti gli altri.
Ma il nodo, secondo i giudici che hanno accolto le perplessità dei commissari (Giuseppe Trisorio Liuzzi e Gabriele Zito) è l’indeterminatezza e la genericità di alcune poste attive. Un quarto dei crediti (circa 8 milioni) è costituito infatti dal ricavo previsto da alcuni contenziosi, uno dei quali avrebbe dovuto fornire le risorse per pagare i creditori al 3% ma che invece, secondo i giudici, «può solo generare poste passive in quanto la Tradeco, già vittoriosa in primo grado, in caso di accoglimento dell’altrui appello dovrebbe restituire quanto incassato e versare ulteriori somme». Analoghi rilievi sono stati mossi sia ai flussi finanziari garantiti dalla gestione del servizio, sia ai ricavi derivanti dalla dismissione di alcuni asset: il piano - secondo i giudici - non ha dimostrato che quei beni da vendere non erano funzionali all’esercizio d’impresa.
Il Tribunale ha concesso l’esercizio provvisorio, e dunque la raccolta dei rifiuti non si ferma. Almeno per ora. Tradeco gestisce il servizio nei Comuni di Adelfia, Caprarica, Cassano, Cisternino, Fasano, Policoro, Scanzano Jonico e Spinazzola, e si era appena aggiudicata l’appalto per un lotto dell’area metropolitana di Matera, per Casarano, Galatone, Gallipoli e Ruffano, era in attesa di firmare il contratto per l’Aro 2 di Taranto (Crispiano, Laterza, Martina Franca, Mottola e Palagianello) ed ha presentato ricorso per Bari 4 (Cassano, Gravina, Grumo, Santeramo, Toritto, Altamura e Poggiorsini). Ma non solo: ha in pancia la maggioranza del controverso progetto della discarica di Grottelline, e stava per firmare il contratto per realizzare un impianto di selezione dei rifiuti a Modugno in zona Asi.
Nonostante il Tribunale abbia fatto tutto quanto in suo potere per evitare il tracollo, la gestione del servizio in tutti questi Comuni diventa ora molto complicata perché in esercizio provvisorio la società non può accedere al credito e le amministrazioni locali hanno tempi di pagamento molto lunghi. «Monitoreremo la situazione affinché non ci siano ripercussioni sul servizio», dice il direttore generale dell’Agenzia regionale dei rifiuti, Gianfranco Grandaliano, che giusto ieri ha creato un coordinamento per gestire l’emergenza legata all’interdittiva antimafia emessa per la Igeco. È ipotizzabile che molti Comuni cominceranno a rescindere i contratti a fronte dei primi inadempimenti, come già accaduto in altri casi. In Puglia il settore della raccolta è ormai oggetto di una vera e propria ecatombe di società private: prima di Tradeco sono infatti saltate, per vari motivi, Lombardi, Ecologica Pugliese, Avvenire e Camassa.

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