Giovedì 26 Marzo 2026 | 19:15

Ironica e umana, Drusilla Foer rilegge Venere in 3 tappe in Puglia

Ironica e umana, Drusilla Foer rilegge Venere in 3 tappe in Puglia

Ironica e umana, Drusilla Foer rilegge Venere in 3 tappe in Puglia

 
STEFANIA DI MITRIO

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STEFANIA DI MITRIO

Ironica e umana, Drusilla Foer rilegge Venere in 3 tappe in Puglia

La dea dell’amore fragile e contraddittoria in scena al TeatroTeam, poi Taranto e Lecce

Giovedì 26 Marzo 2026, 17:18

Rileggere il Mito con una voce ironica e tagliente. Drusilla Foer, con la sua inconfondibile eleganza e intelligenza scenica, riscrive la figura della dea dell’amore e della bellezza trasformandola da icona distante a creatura umana, fragile e contraddittoria. Tra classicità e contemporaneità, porta in scena lo spettacolo «Venere Nemica» domani al TeatroTeam di Bari alle 21 (ultimi posti disponibili), sabato 28, sempre alle 21, nell’ambito della Stagione Teatrale del Teatro Orfeo di Taranto, per poi andare a Lecce, Teatro Politeama Greco, domenica 29 alle 19.

In modo divertente e commovente, tra parole e musica, l’artista poliedrica, affiancata da Elena Talenti porta in scena i temi dell’amore, della bellezza e del conflitto generazionale. La pièce, scritta dalla stessa Foer con Giancarlo Marinelli, diretta da Dimitri Milopulos, è un raffinato racconto mitologico su Venere che lontana dall’Olimpo e dalla sua famiglia divina, immatura e capricciosa, vive a Parigi, tra gli esseri umani, dei quali invidia la mortalità e la loro imperfezione. Ed è proprio da questa imperfezione che prende avvio il suo viaggio emotivo, nel rapporto con la sua cameriera che riporta la dea nel mito di Amore e Psiche. Ispirato alla favola di Apuleio, Venere Nemica tocca temi eterni come la bellezza che sfiorisce, la maternità, il conflitto fra uomini e dei.

Drusilla Foer, «Venere Nemica» ha un titolo potente e provocatorio: chi è, oggi, Venere e perché può diventare «nemica»?

«Venere oggi è tutto ciò che combatte il non accadere delle cose e il non sentimento; la mia Venere vive tra gli uomini perché di questi ama la brama di vivere. È nemica perché all’interno della storia ha un ruolo oppositivo: è nemica di tutto ciò che non ha una finitezza e denigra la propria bellezza per cui non ha mai avuto un ruolo sociale. Tutti gli dei dell’Olimpo servivano a qualcosa (Marte alla guerra, Diana alla caccia), ma lei era la dea della bellezza che non serviva a granchè e quindi è nemica di sé, di tutto ciò che non contiene vita, progettualità e speranza».

Ispirato alla favola di Apuleio, il suo spettacolo tocca temi eterni: che dialogo vuole aprire con il pubblico contemporaneo?

«Il tipo di dialogo che mi piace stabilire con il pubblico è basato sull’ascolto. Non mi piace definirmi attrice, cantante, autrice, ma piuttosto narratrice. In questa storia narro una favola albergata nel conflitto tra uomini e dei, tra suocera e nuora, tra riuscire ad amare e non riuscirci. Quello che mi piace stabilire con il pubblico contemporaneo è sollevare temi dei quali rimane un’ombra, una traccia silente o non ben definita, perché il bello di questo spettacolo è che si può godere da tanti punti di vista, è brillante, divertente e intenso».

Il suo stile mescola ironia, eleganza e profondità: come trova l’equilibrio tra leggerezza e riflessione?

«Non riesco ad essere riflessiva se non ho dentro di me la calma della leggerezza. In fondo la lievità, non la superficialità, permette l’intuizione della profondità. Parto da un’idea vitale e frizzante per poter comunicare la profondità».

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