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san marco in lamis

«Il piano della via Francigena
rischia falso storico»

Sos dei Frati di S. Matteo alle istituzioni: «Tutelate il tracciato esistente»

via francigena

di MICHELE APOLLONIO

SAN MARCO IN LAMIS - «Ideare e costituire nuovi sentieri che permettano di ammirare i bei panorami del Gargano, è un progetto meritorio. Ma non è corretto denominarlo col nome di una strada storica che conserva, a differenza di altre regioni italiane, ancora il suo tracciato antico. È questa la sola e autentica Via Francesca o Francigena coincidente con la S.S. 272, che andrebbe accuratamente tutelata, messa in sicurezza e adeguatamente valorizzata, incluso il suo tragitto all’interno della città di San Marco in Lamis»: è l’accorato quanto ragionato appello lanciato dal Gruppo di studio della Biblioteca francescana provinciale dell’antico santuario di San Matteo dei Frati Minori, alle varie autorità istituzionali della Regione Puglia, della Provincia di Foggia, del Gargano, fino ai sindaci di San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte S. Angelo. A suscitare la pacata ma decisa e documenta presa di posizione del Gruppo di studio, è il progetto esecutivo del “Piano di valorizzazione del tracciato della Via francigena del Sud” promosso dalla Regione attraverso l’Agenzia regionale del turismo. I progettisti non hanno tenuto conto – rileva il Gruppo di studio - delle numerose testimonianze storiche distribuite nei secoli, tracciando un percorso che è completamente diverso da quello che la storia ha consegnato come Via Francesca o Francigena: «Il nuovo percorso - si evidenzia - risulta del tutto arbitrario e non risponde alle motivazioni sottese ai racconti dei personaggi che hanno percorso la Via Francigena eppertanto non può essere chiamata Via Francigena».

Perplessità anche sui comportamenti dei sindaci dei tre centri interessarti che non sono intervenuti per riportare il progetto nella sua validità storica. La contestazione non è incentrata sulla intitolazione data al nuovo percorso. «Oltre a non avere alcun fondamento storico - viene evidenziato nella lettera - la proposta costituisce un evidente danno per le popolazioni e le istituzioni religiose che vengono a trovarsi private di una parte notevole della loro storia e identità, fino a non poter rendere ragione della loro stessa esistenza». E si ricorda come lo stesso «Consiglio d’Europa richiamando la bella espressione di Jaques Goff “una via di Culture” abbia voluto sottolineare soprattutto il valore culturale della Via Francigena, per intendere le molte culture che hanno contribuito a fondarla come luogo ideale di incontri costruttivi tra le popolazioni europee».

Il tracciato proposto nel Piano è tutt’altra cosa da questo contesto storico consolidato costellato da testimonianze lasciate dai pellegrini. Il Gruppo di studio si chiede «se i proponenti abbiano mai visto i graffiti che documentano secoli di storia nella Grotta di San Michele, o se conoscano i rapporti fra Via Francesca o Francigena, il Santuario di San Matteo e i transumanti, ad esempio. Sorprende come di tutto questo poco o niente sia stato recepito dagli estensori del Piano. Si rischia un grave falso storico e culturale».

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