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Cerignola

Tangenti, Bonassisa accusa
Biancofiore: mi parlò dei soldi

Scambio di accuse tra i due coindagati per i 20mila euro nella scatola di biscotti al sindaco di Cerignola

Tangente nei biscotti, arrestatoimprenditore a Cerignola

il comune di Cerignola

Si rimpallano le accuse Gerardo Biancofiore, il presidente regionale dell’Ance da martedì ai domiciliari con l’accusa di istigazione alla corruzione; e il socio e coindagato a piede libero Rocco Bonassisa. Il primo sostiene di non sapere nulla della scatola di biscotti con 20mila euro che Bonassisa consegnò il 7 dicembre 2016 al sindaco di Cerignola Franco Metta, che subito denunciò tutto alla Polizia; Bonassisa ha ammesso con una serie di distinguo e dice che se consegnò il denaro fu per aver condiviso l’iniziativa di Biancofiore che tramite un suo uomo di fiducia gli diede i 20mila euro da portare in Comune al sindaco.

Istigazione alla corruzione I due noti imprenditori - Biancofiore ha 51 anni, è cerignolano, titolare della «Sedis» e presidente regionale dell’associazione nazionale costruttori edili; Bonassisa ha 48 anni, è foggiano e titolare della «Agecos» - sono indagati per istigazione alla corruzione «per aver offerto 20mila euro in contanti a Metta, sindaco di Cerignola e presidente del consorzio di igiene ambientale Foggia/4, ente proprietario di Sia, per indurlo a autorizzare - o comunque favorire il rilascio dell’autorizzazione - la proposta di project-financing per la realizzazione e successiva gestione del sesto lotto della discarica di rifiuti urbani da realizzarsi presso l’impianto Sia di contrada Forcone-Cafiero».

Gli indizi La vicenda viene ricostruita nelle 8 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Marco Ferrucci su richiesta del pm Andrea Di Giovanni che ha coordinato le indagini degli agenti del commissariato di Cerignola che hanno eseguito l’arresto. L’accusa poggia su denuncia di Metta; testimonianze di chi era in sua compagnia nell’ufficio del sindaco quando aprì la scatola portata da Bonassisa convinto che ci fossero biscotti per offrirne a chi era con lui, scoprendo invece il denaro; dichiarazioni discordanti rese dai due indagati al pm durante le indagini; sms che Biancofiore e Bonassisa si scambiarono prima e dopo la consegna dei biscotti, in seguito alle telefonate di un infuriato Metta che chiese come si fossero permessi di fare una cosa del genere.

I lavori per la discarica Nell’ottobre del 2016, Biancofiore - dice l’accusa - chiese un appuntamento a Metta per discutere di un progetto. All’incontro c’era anche Bonassisa, i due imprenditori manifestarono informalmente l’intenzione di sottoporre al consiglio d’amministrazione di Sia e al consorzio presieduto dal sindaco cerignolano una proposta di finanza per realizzazione e gestione del sesto lotto della discarica. Metta li invitò a presentare formalmente la richiesta e indirizzarla al cda di Sia. La proposta dell’«Ati» (associazione temporanea di impresa di cui avrebbero fatto parte l’azienda di Biancofiore, quella di Bonassisa e la terza di un imprenditore estraneo alla vicenda) fu formalizzata e sottoposta da Metta al cda di Sia e all’assemblea dei sindaci del consorzio, che ne autorizzarono la presentazione. Poi su richiesta di Metta, cda e assemblea decisero di ricorrere al credito bancario per realizzare direttamente il sesto lotto senza ricorrere a privati.

La scatola di biscotti Si arriva così al 7 dicembre di un anno fa quando Bonassisa si recò in Comune dal sindaco che gli disse di non poterlo ricevere e gli ricordò che l’incontro con lui e Biancofiore era fissato non quel giorno, ma il 14 dicembre. Bonassisa si scusò, andò via facendo gli auguri di Natale e consegnando la scatola di biscotti che Metta aprì nel suo ufficio per offrirne a collaboratori e funzionari, scoprendo che c’erano due mazzette da 10mila euro. Chiamò subito la Polizia (il giorno dopo denunciò pubblicamente sui social quanto successo) e telefonò infuriato a Bonassisa dicendogli «ma sei pazzo, come ti permetti, con chi credi di avere a che fare?»; ed anche a Biancofiore con toni altrettanto e giustamente adirati.
Biancofiore: sono innocente I due imprenditori dopo la denuncia di Metta furono interrogati dal pm fornendo versioni discordanti. Biancofiore disse di non sapere nulla della consegna di soldi da parte di Bonassisa al sindaco, di cui venne a conoscenza solo per il clamore mediatico; sostenne che l’incontro del 7 dicembre 2016 tra Bonassisa e sindaco avvenne a sua insaputa, quando lui era già partito per Madonna di Campiglio per una breve vacanza; spiegò che l’iniziativa per la presentazione del progetto di finanza partì non da lui ma da Bonassisa che gliene accennò in un incontro in Confindustria, al che accettò la proposta pur se la sua impresa si occupa di altro, per contribuire a risolvere il degrado di Cerignola.

Bonassisa replica che.. La versione di Bonassisa al pm è molto differente. Fu Biancofiore nel luglio 2016 a chiedergli di presentare una proposta congiunta di costruzione e gestione del sesto lotto della discarica; Bonassisa dice che manifestò le proprie perplessità, ma Biancofiore garantì la riuscita dell’operazione. Il 6 dicembre 2017 - 24 ore prima della consegna dei «biscotti» - Bonassisa sostiene che Biancofiore gli rappresentò l’intenzione di «omaggiare» il sindaco consegnandogli 30/40mila euro, in quanto questo avrebbe facilitato l’approvzione del progetto. Bonassisa era perplesso - stando alla sua versione - ma Biancofiore gli avrebbe detto che era necessario per avere il sindaco dalla loro parte. Così si convinse a portare personalmente i soldi a Metta, in quanto Biancofiore doveva partire per Madonna di Campiglio. Bonassisa al pm aggiunse che il denaro lo ricevette poco prima di andare in Comune da una persona di fiducia di Biancofiore: poco dopo aver consegnato i «biscotti», il sindaco gli telefonò infuriato chiedendogli come si fosse permesso di fare una cosa del genere.

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