Martedì 16 Luglio 2019 | 16:01

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Violenze, offese e minacce: dal «Ti dò una botta in testa» all'obbligo dei bambini di auto offendersi e altro ancora. Quattro maestre della scuola elementare “Paolo Roseti” di Biccari sono state arrestate dai Carabinieri a Lucera in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare di arresti domiciliari, perchè accusate, a vario titolo, del reato di maltrattamento di minori all’interno di istituto di formazione.

Le indagini sono partite dalla denuncia presentata, nell'ottobre scorso dal padre di un alunno della classe quarta elementare, nei confronti di una sola delle arrestate, sebbene il primo sentore di malessere all’interno dell’istituto fosse già stato dato dall’insolito trasferimento di alunni verso istituti di altri paesi limitrofi, verificatasi all’inizio dell’anno scolastico in corso.
Le indagini si sono sviluppate in due fasi: la prima, caratterizzata dall’acquisizione di informazioni testimoniali (15 persone tra insegnanti e altri genitori); la seconda con l’ausilio di telecamere posizionate all’interno di un’aula ove venivano svolte le lezioni.

E grazie ai filmati è stata ricostruita una vera e propria epidemia di maltratamenti: infatti, durante lo svolgimento di un’ora di supplenza nella classe IV, è stata rilevata la presenza di un’altra insegnante che ha fin da subito adottato condotte molto gravi nei confronti dei bambini, tali da rendere necessaria l’installazione di un’ulteriore videocamera all’interno dell’aula utilizzata dagli alunni della classe seconda elementare. In questa maniera sono state documentate le violenze usate anche dalle altre indagate nei confronti dei piccoli loro affidati, spingendo gli investigatori a concludere le attività il più velocemente possibile per porre finalmente termine a una situazione anche ai loro occhi ormai intollerabile.

«SONO BASSO E BUGIARDO»... «TI FACCIO NUOVO DI BOTTE» - Diversi sono stati gli episodi documentati, e alle violenze fisiche si sono poi aggiunte quelle psicologiche: i bambini venivano infatti derisi per le loro caratteristiche fisiche (un bimbo è stato costretto a dire “Io sono basso e bugiardo” di fronte ai propri compagni di classe), costantemente mortificati (sono state utilizzate espressioni del tipo “Fai schifo! Chiudi quella boccaccia che escono solo cose brutte da là!”, “Hai il cuore cattivo!”) e minacciati, sia verbalmente (“Dai che questo lo devo sconciare un po'!”, “Io ti faccio nuovo nuovo di botte!”, “Se ti do una botta in testa tu capisci che hai sbagliato e devi correggere l’errore, va bene? Facciamo questo gioco…”) che con l’utilizzo di aste in legno, e fatti oggetto di insulti e turpiloquio.

Significativo, sotto questo punto di vista, è stato l’episodio in cui un’indagata, mentre trascinava con forza uno scolaro all’esterno dell’aula, afferrandolo per un braccio, lo apostrofava con parole scurrili.

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